Gli USA si avvicinano a un accordo per ridurre i dazi sulle auto canadesi dal 25% al 15%
Punti chiave
- •I negoziati tra il primo ministro canadese Mark Carney e i funzionari dell'amministrazione Trump sono incentrati sulle automobili, sui dazi di rappresaglia e sul più ampio rapporto commerciale.
- •Il Canada vuole che le detrazioni daziali includano le componenti canadesi e messicane ai sensi del CUSMA, mentre gli Stati Uniti preferiscono detrazioni solo per il contenuto prodotto internamente.
- •Il CUSMA richiede il 75% di contenuto nordamericano per il trattamento doganale esente da dazi dei veicoli, in aumento rispetto al 62,5% previsto dal NAFTA.
- •Le fabbriche automobilistiche canadesi, in particolare in Ontario, hanno affrontato chiusure o turni ridotti sotto l'attuale dazio del 25%.
- •I dazi di rappresaglia canadesi e l'imminente revisione congiunta del CUSMA del 2026 fanno parte del più ampio contesto negoziale.

Stati Uniti e Canada sono vicini alla conclusione di un accordo che ridurrebbe il dazio sui veicoli assemblati in Canada dal 25% al 15%, un passo che potrebbe eliminare una delle spine più acute nei rapporti commerciali nordamericani. I negoziati si svolgono sotto la pressione di una scadenza imminente: nuovi dazi del 50% su ulteriori 20 miliardi di dollari di merci canadesi sono pronti a entrare in vigore a breve.
Se le due parti concordassero anche di ampliare le detrazioni basate sul contenuto per coprire tutte le componenti nordamericane — e non soltanto i componenti prodotti negli Stati Uniti — il tasso daziario effettivo sui veicoli canadesi potrebbe scendere a una sola cifra. Ciò segnerebbe una svolta drastica rispetto alla posizione punitiva adottata dall'amministrazione Trump quando impose per la prima volta i dazi del 25% nel 2025 in base all'autorità in materia di sicurezza nazionale della Sezione 232, una norma di epoca guerra fredda del Trade Expansion Act del 1962 che consente al presidente di limitare le importazioni considerate una minaccia per la sicurezza nazionale.
Che cosa è sul tavolo
Il primo ministro canadese Mark Carney e i funzionari dell'amministrazione Trump tengono discussioni quotidiane che riguardano le automobili, i dazi di rappresaglia e i più ampi rapporti commerciali. I colloqui si sono intensificati nella settimana precedente al 17 agosto 2026, spinti in larga misura dall'imminente scadenza di una seconda ondata di dazi che, per portata, oscurerebbe l'attuale dazio sulle automobili.
Il punto critico centrale è come calcolare le detrazioni sul contenuto. Il Canada vuole che venga riconosciuto il credito per tutte le componenti provenienti dal quadro CUSMA/USMCA, il che significa che i componenti messicani e canadesi conterebbero accanto a quelli americani. La parte statunitense ha spinto per limitare le detrazioni al solo contenuto prodotto internamente.
Tale quadro dispone già di un proprio parametro di contenuto: il CUSMA, succeduto nel 2020 al NAFTA, richiede che i veicoli raggiungano il 75% di contenuto nordamericano per qualificarsi al trattamento esente da dazi, una soglia deliberatamente innalzata rispetto al 62,5% previsto dal NAFTA. La contesa sulle detrazioni verte quindi su quale definizione di "nordamericano" si applichi una volta che un dazio fondato sulla sicurezza nazionale si sommi a un accordo di libero scambio.
La distinzione è di enorme importanza. I moderni veicoli nordamericani sono assemblati con componenti che attraversano più volte il confine tra Stati Uniti, Canada e Messico prima che un'auto finita esca dalla linea di produzione. Secondo la formula più ampia basata sul CUSMA, un veicolo con il 70% di contenuto nordamericano potrebbe vedere il proprio dazio effettivo ridotto ben al di sotto del tasso nominale del 15%. Con la formula basata solo sugli Stati Uniti, la stessa auto potrebbe a malapena qualificarsi per uno sconto.
Perché è importante per l'industria automobilistica
L'attuale dazio del 25% ha già portato gli stabilimenti di assemblaggio canadesi sull'orlo del collasso. Le poste in gioco sono enormi: veicoli a motore e componenti figurano tra le principali esportazioni del Canada verso gli Stati Uniti, con l'assemblaggio di veicoli concentrato in Ontario. Diverse fabbriche hanno affrontato chiusure o turni ridotti, poiché il costo dell'esportazione di veicoli finiti verso sud è diventato insostenibile. Una riduzione al 15%, soprattutto se accompagnata da detrazioni sul contenuto significative, restituirebbe margini sufficienti a mantenere in funzione quegli stabilimenti.
C'è anche una prospettiva competitiva. I veicoli importati da Giappone, Corea del Sud e Unione Europea affrontano attualmente dazi di circa il 15% senza meccanismi di detrazione basati sul contenuto paragonabili. Portare le auto prodotte in Canada allo stesso tasso, o più in basso grazie alle detrazioni, appianerebbe il campo di gioco e, si potrebbe sostenere, lo sposterebbe a favore dei produttori nordamericani.
Il quadro più ampio
Il dazio del 25% sulle automobili faceva parte di una campagna più ampia dell'amministrazione Trump volta a usare le autorità in materia di sicurezza nazionale come leva in molteplici rapporti commerciali. Il Canada ha risposto con dazi di rappresaglia propri, mirati ai prodotti agricoli e ai beni di consumo statunitensi. Anche queste contromisure sono sul tavolo negli attuali colloqui, creando una dinamica di pacchetto negoziale in cui concessioni sulle automobili potrebbero sbloccare un alleggerimento in più settori.
Il calendario aggiunge un'ulteriore dimensione: il 2026 è anche l'anno in cui i tre firmatari del CUSMA sono tenuti a svolgere la prima revisione congiunta dell'accordo, un punto di controllo incorporato in cui le parti possono proporre modifiche ai termini del patto — tra cui le regole sul contenuto attualmente in negoziazione.
Nulla è stato ancora firmato. Il ritmo quotidiano dei colloqui segnala urgenza, sebbene il divario tra le detrazioni sul contenuto estese a tutto il CUSMA e quelle limitate ai soli Stati Uniti resti una divergenza politica sostanziale e non una semplice tattica negoziale. Il modo in cui questa questione verrà risolta determinerà se il tasso nominale del 15% si tradurrà in un reale sollievo o in un mero miglioramento cosmetico rispetto allo status quo.