Come è accaduto: i mercati salgono nonostante le nuove tensioni nello Stretto di Hormuz; il prezzo del petrolio aumenta
Punti chiave
- •Il Brent è salito a 83 dollari al barile venerdì mattina dopo che l'Iran ha riferito di aver colpito obiettivi ostili nello Stretto di Hormuz in seguito a esplosioni vicino all'isola di Qeshm.
- •Iran e Oman hanno raggiunto un accordo preliminare che farebbe transitare le navi in ingresso più vicino all'Iran e quelle in uscita più vicino all'Oman attraverso il passaggio strategico.
- •Teheran intende vietare alle navi statunitensi e israeliane di transitare nello stretto e chiede un risarcimento ai Paesi che considera ostili prima di concedere il passaggio.
- •Esmaeil Baqaei, portavoce del ministero degli Esteri iraniano, ha affermato che l'accordo mediato dall'Oman non garantisce una navigazione sicura, citando il continuo impatto sulla sicurezza del blocco statunitense dei porti iraniani.
- •Versioni contrastanti tra Teheran e la Casa Bianca sul coinvolgimento degli Stati Uniti nei negoziati alimentano l'incertezza sulla tenuta del quadro d'intesa senza un sostegno diretto americano.

Le nuove tensioni nello Stretto di Hormuz di questa mattina stanno mettendo i mercati in allerta e infliggendo un colpo all'ottimismo precedente su un possibile accordo di pace tra Stati Uniti e Iran. Lo stretto è uno dei più importanti colli di bottiglia per il transito del petrolio al mondo, attraverso il quale passa quotidianamente circa un quinto del consumo globale di petrolio, rendendo qualsiasi interruzione un punto critico per i mercati energetici.
I prezzi del petrolio stanno salendo, in parte invertendo il calo registrato all'inizio della settimana, dopo che un attacco nello stretto ha inquietato i mercati. Il Brent crude, il benchmark internazionale per i prezzi del petrolio, è salito a 83 dollari al barile venerdì mattina. L'aumento evidenzia quanto rapidamente la fragile distensione tra Stati Uniti e Iran possa influenzare il sentiment sui mercati del greggio, dove nelle ultime sedute i timori sull'offerta hanno più volte prevalso sulle preoccupazioni legate alla domanda.
Il movimento segue le notizie secondo cui l'Iran ha colpito quelli che ha descritto come "obiettivi ostili" nello stretto, dopo che erano state segnalate esplosioni vicino all'isola di Qeshm.
L'evoluzione arriva mentre Iran e Oman hanno mediato un accordo di massima per riaprire lo Stretto di Hormuz. In base al nuovo accordo, le navi in ingresso nel passaggio stretto viaggerebbero lungo una rotta più vicina all'Iran, mentre quelle in uscita utilizzerebbero un passaggio più vicino all'Oman.
Teheran punta a vietare il transito nello Stretto di Hormuz alle navi statunitensi e israeliane e a imporre ai Paesi considerati ostili il pagamento di un risarcimento prima di concedere il passaggio. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, ha affermato che l'accordo con l'Oman non garantirebbe una navigazione sicura attraverso lo stretto.
Baqaei ha sostenuto che la sicurezza resta compromessa dal blocco statunitense dei porti iraniani. Funzionari di Teheran hanno anche affermato che gli Stati Uniti non sono stati coinvolti nell'avanzamento dei colloqui, una posizione che contraddice la retorica proveniente dalla Casa Bianca. Le versioni contrastanti lasciano aperto il dubbio se un quadro operativo possa reggere senza un coinvolgimento diretto degli Stati Uniti, soprattutto considerando la presenza navale di Washington nella regione.
Il presidente Trump ha continuato a sostenere che gli Stati Uniti stanno "knocking the hell out of" Iran, aggiungendo però che preferirebbe "rather make a deal, because I don't want to kill people." Source
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