Corte di Seoul condanna Pyongyang al risarcimento di una transfuga nordcoreana per tortura
Punti chiave
- •La Corte Distrettuale Centrale di Seoul ha stabilito che la Corea del Nord deve risarcire la transfuga Choi Min-kyung, che ha presentato la causa nel luglio 2025 chiedendo 50 milioni di won (36.300 dollari) di danni.
- •Choi ha dichiarato di essere stata rimpatriata con la forza dalla Cina nel 2008 dopo essere fuggita nel 1997 e di aver subito abusi sessuali, violenze fisiche e trattamenti disumani durante circa cinque mesi in strutture di detenzione nordcoreane.
- •Il suo argomento giuridico si basava sulla Costituzione sudcoreana, che considera l'intera penisola coreana territorio nazionale e riconosce i nordcoreani come cittadini: secondo la donna, ciò consente di citare in giudizio Pyongyang davanti ai tribunali del Sud.
- •Il procedimento è proseguito senza che alcun rappresentante comparisse per la parte nordcoreana.
- •Nonostante la sentenza favorevole, si prevede che l'attrice incontrerà difficoltà a incassare concretamente il risarcimento, come accaduto nelle precedenti cause civili contro la Corea del Nord.

Venerdì una corte sudcoreana ha stabilito che la Corea del Nord deve risarcire una transfuga nordcoreana che afferma di essere stata torturata mentre era detenuta nel Nord.
La Corte Distrettuale Centrale di Seoul ha emesso la sentenza nell'ambito di una causa presentata nel luglio 2025 da Choi Min-kyung, presidente della North Korea Imprisonment Victims' Family Association, contro il regime di Pyongyang. La donna chiedeva 50 milioni di won (36.300 dollari) di danni per le sofferenze subite.
Secondo Choi, era fuggita dalla Corea del Nord nel 1997, ma nel 2008 è stata rimpatriata con la forza mentre si trovava in Cina. Durante circa cinque mesi trascorsi in strutture di detenzione nel Nord, ha dichiarato di aver subito violazioni dei diritti umani, tra cui abusi sessuali, violenze fisiche e trattamenti disumani.
Choi ha sostenuto che intentare causa alla Corea del Nord presso i tribunali sudcoreani è possibile, citando la definizione della Costituzione sudcoreana, che considera l'intera penisola coreana territorio nazionale e riconosce le persone del Nord come cittadini sudcoreani. Il caso evidenzia inoltre come i tribunali sudcoreani possano comunque esaminare richieste legate a presunti abusi commessi in Corea del Nord anche quando la parte convenuta non compare in giudizio, rendendo la sentenza rilevante come accertamento giuridico, anche se il reperimento effettivo del risarcimento resta incerto.
Le udienze del processo si sono svolte senza alcuna parte che rappresentasse i convenuti.
Nonostante la vittoria in giudizio, all'attrice potrebbe risultare difficile ricevere concretamente il risarcimento, come accaduto nelle precedenti cause civili intentate contro la Corea del Nord.
Fonte: The Korea Times