NotizieMacroIl divorzio non deve essere lasciato infiltrarsi nelle Filippine

Il divorzio non deve essere lasciato infiltrarsi nelle Filippine

Autore: Bworldonline·

Punti chiave

  • •Gatdula afferma che le Filippine non dovrebbero adottare il divorzio solo perché è previsto in altri Paesi, sostenendo che il Paese potrebbe aver già fatto la scelta di politica corretta.
  • •Cita studi che, a suo dire, mostrano che i figli di genitori divorziati tendono a ottenere risultati peggiori su piani accademico, comportamentale, psicologico e sociale.
  • •Sostiene che ampliare la sentenza della Corte Suprema Republic v. Manalo ai divorzi tra coniugi filippini creerebbe un sistema a due livelli basato sulla ricchezza.
  • •Dice che il Congresso, non la Corte Suprema, ha l’autorità di istituire un regime generale di divorzio e che finora nessun disegno di legge sul divorzio è diventato legge nelle Filippine.
  • •Richiama giurisprudenza costituzionale e internazionale che, a suo avviso, tutela il matrimonio ma non riconosce un diritto al divorzio.
Il divorzio non deve essere lasciato infiltrarsi nelle Filippine

In una rubrica di opinione per BusinessWorld, Jemy Gatdula, preside della University of Asia and the Pacific (UA&P) Law School, si oppone all’introduzione del divorzio nelle Filippine, sostenendo che l’argomento principale per riconoscerlo “proceeds from a banal fallacy: that because all other countries do it, then therefore the Philippines should do the same.” Aggiunge che tale ragionamento è anche “a bit racist as well,” perché esclude del tutto la possibilità che “perhaps — just perhaps — the Philippines got it right.”

La rubrica entra in uno dei dibattiti di politica sociale più longevi del Paese. Le Filippine sono uno dei soli due Stati al mondo — l’altro è la Città del Vaticano — che non prevedono il divorzio e, in questo Paese a maggioranza cattolica, dove la Catholic Bishops' Conference of the Philippines si è costantemente opposta alla legislazione sul divorzio, le coppie che cercano di porre fine al matrimonio fanno affidamento su rimedi previsti dal Family Code, come l’annullamento, la dichiarazione di nullità e la separazione legale.

Gatdula cita decenni di ricerca sugli effetti del divorzio sui figli. Nella loro meta-analisi del 1991 di 92 studi pubblicata su Psychological Bulletin, Paul Amato e Bruce Keith hanno rilevato che “children of divorce scored lower than children in intact families across a variety of outcomes,” con una differenza mediana pari a 0.14 di una deviazione standard. L’aggiornamento del 2001 di Amato, che ha esaminato altri 67 studi su Journal of Family Psychology, ha rilevato che i figli di genitori divorziati “continued to score significantly lower” in rendimento scolastico, condotta, adattamento psicologico, autoconsapevolezza e relazioni sociali.

Passando alle notizie attuali sulle sparatorie scolastiche, il columnist scrive che ciò che i media tradizionali — “mostly liberal,” nelle sue parole — si rifiutano di riferire è che la maggior parte, se non tutti, degli autori, almeno negli Stati Uniti, erano privi del padre, “whether due to divorce, death, or imprisonment,” come sottolinea Susan Goldberg (“When Will We Have the Guts to Link Fatherlessness to School Shootings?,: February 2018).

Cita inoltre Terry Brennan, co-fondatore di Leading Women for Shared Parenting: “72% of adolescent murderers grew up without fathers; the same for 60% of all rapists. Seventy-percent of juveniles in state institutions grew up in single- or no-parent situations. The number of single-parent households is a good predictor of violent crime in a community, while poverty rate is not.”

Un altro mito che contesta è “that if the parents are happier the children will be happier, too.” Non è così, scrive, citando Brent Barlow della Brigham Young University (“Marriage Crossroads: Why Divorce Is Often Not The Best Option,” 2003): “Indeed, many adults who are trapped in very unhappy marriages would be surprised to learn that their children are relatively content. They don't care if mom and dad sleep in different beds as long as the family is together.”

Questi, osserva, sono solo gli studi sugli effetti del divorzio sui figli. A suo avviso, gli effetti dannosi del divorzio sugli adulti, sull’economia statunitense, sulla produttività, sulla sicurezza nazionale e sulla società in generale sono “all also devastating.”

Sul piano giuridico, Gatdula critica Republic v. Manalo, la sentenza del 2018 della Corte Suprema che ha ampliato la portata dell’Article 26 del Family Code, consentendo di fatto il divorzio per i filippini sposati con uno straniero. Indipendentemente dal giudizio su quella decisione — che egli considera “an open demonstration of judicial legislation” — sostiene che non debba essere presa come licenza per la Corte Suprema, “with all due respect,” di andare oltre.

Estendere Manalo fino a consentire un divorzio ottenuto all’estero tra filippini sposati, scrive, sarebbe “clearly anathema” agli interessi nazionali, alle persone direttamente coinvolte e alla stessa Costituzione.

A ciò si aggiunge il problema di disuguaglianza che ne deriverebbe: assumendo che il divorzio sia un diritto benefico, perché dovrebbe essere disponibile solo a chi può permettersi di recarsi all’estero, mentre chi non dispone di risorse sufficienti resta soggetto all’attuale diritto filippino? Ne risulterebbe di fatto “a two-tier system, in which access to a supposed right depends upon wealth.”

In definitiva, sostiene Gatdula, il potere giudiziario non ha l’autorità di trasformare un’eccezione legislativa esistente in un regime generale di divorzio per i filippini. Se davvero la politica dello Stato consente alle coppie filippine di divorziare, allora il Congresso — non la Corte Suprema — è l’autorità governativa competente a prendere tale decisione, e il Congresso, “rightfully,” non lo ha fatto. I progetti di legge sul divorzio sono stati presentati in successivi Congressi per oltre due decenni senza diventare legge; il più vicino all’approvazione è stato il via libera della House of Representatives nel maggio 2024, in terza e definitiva lettura, a un disegno di legge che istituisce il divorzio assoluto, che non è stato approvato dal Senato prima della fine del 19th Congress nel giugno 2025.

Ricorda ai lettori che la stessa Corte Suprema ha una lunga storia di tutela del matrimonio. In Tilar v. Republic, ha affermato che il matrimonio è “an institution the maintenance of which the public is deeply interested,” per la quale lo Stato è tenuto a mantenerne “purity, continuity and permanence” perché “the security and stability of the State are largely dependent upon it.” In Paras v. Paras, la Corte ha inoltre ribadito l’Article XV.2, dichiarando il matrimonio un’“inviolable social institution,” per cui i dubbi devono essere risolti a favore della sua validità. Tale disposizione — Article XV, Section 2 della 1987 Constitution — recita: “Marriage, as an inviolable social institution, is the foundation of the family and shall be protected by the State.”

La giurisprudenza internazionale, aggiunge con enfasi, non riconosce il divorzio come diritto umano. In Babiarz v. Poland, una decisione del 2017, la European Court of Human Rights ha osservato espressamente che “European law did not recognize the right to divorce” e ha respinto la tesi secondo cui la Convention avrebbe richiesto a uno Stato di concedere il divorzio contro la volontà dell’altro coniuge. La Corte ha inoltre messo in guardia contro un “purely individualistic concept of liberty” inteso come libertà dagli obblighi sociali e familiari.

Infine, Gatdula contesta l’inquadramento del divorzio come semplice esercizio del “right to choose whom one loves.” Occorre fare distinzioni, scrive: la capacità di amare non è di per sé un diritto costituzionale, né la Costituzione contiene un diritto specifico a scegliere l’oggetto del proprio affetto. La libertà tutela il pensiero e le convinzioni, ma il comportamento può essere regolato quando sono coinvolti legittimi interessi pubblici. Il matrimonio rientra pienamente in quest’ultima categoria, sostiene, perché crea responsabilità giuridiche riguardanti coniugi, figli, patrimonio, famiglia e, in ultima analisi, la vita sociale.

Jemy Gatdula è il preside della UA&P Law School e docente della Philippine Judicial Academy di filosofia costituzionale e giurisprudenza. Le opinioni espresse nella rubrica sono esclusivamente personali e non necessariamente quelle delle istituzioni a cui appartiene. È reperibile su Facebook e su Twitter @jemygatdula.