Iran: lo Stretto di Hormuz resterà chiuso finché gli USA non accoglieranno le sette condizioni
Punti chiave
- •Il generale iraniano Razai ha legato la riapertura dello Stretto di Hormuz all'accettazione da parte degli Stati Uniti di sette condizioni.
- •Razai ha dichiarato che l'Iran non avvierà trattative finché le sue richieste non saranno soddisfatte, mentre Washington contesta le affermazioni di Teheran sulla chiusura.
- •Lo stretto gestisce circa un quinto del consumo globale di liquidi petroliferi e del commercio di gas naturale liquefatto.
- •I gasdotti sauditi ed emiratini offrono circa 6,5 milioni di barili al giorno di capacità di bypass, ben al di sotto del normale flusso dello stretto.
- •Il pricing di mercato assegna il 7,3% alla probabilità di un accordo entro il 30 settembre, con sviluppi diplomatici, militari e marittimi a restare gli indicatori chiave.

Il generale iraniano Razai ha lanciato un duro avvertimento: lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso finché gli Stati Uniti non accoglieranno le sette condizioni iraniane, secondo IRIB News, l'emittente di stato iraniana.
L'annuncio aggrava la prolungata impasse marittima sulla strategica via d'acqua, un punto di strozzamento cruciale per il commercio globale. Gli Stati Uniti hanno contestato le affermazioni iraniane sulla chiusura, mantenendo al contempo la propria presenza navale nella zona. Razai ha inoltre sottolineato che l'Iran non avvierà trattative finché le sue richieste non saranno soddisfatte, complicando ulteriormente le prospettive di negoziazione e approfondendo lo scontro tra Washington e Teheran sulla via d'acqua.
Lo Stretto di Hormuz si trova tra Iran e Oman, collegando il Golfo Persico al Golfo di Oman e al Mar Arabico. Nel suo punto più stretto è largo appena circa 21 miglia, con le corsie di navigazione in entrata e in uscita larghe ciascuna circa due miglia. L'Agenzia statunitense per l'informazione sull'energia (EIA) lo identifica da tempo come il più importante punto di strozzamento mondiale per il transito del petrolio: negli ultimi anni circa un quisto del consumo globale di liquidi petroliferi — dell'ordine di 20 milioni di barili al giorno — è transitato attraverso le sue acque. Anche circa un quinto del commercio mondiale di gas naturale liquefatto, guidato dalle esportazioni di Qatar ed Emirati, passa per lo stretto, e la maggior parte delle spedizioni di greggio è destinata ad acquirenti asiatici come Cina, India, Giappone e Corea del Sud.
Alcuni volumi possono aggirare la via d'acqua: l'oleodotto Est-Ovest dell'Arabia Saudita attraverso il regno e il gasdotto degli Emirati Arabi Uniti verso il porto di Fujairah offrono una capacità di bypass combinata di circa 6,5 milioni di barili al giorno — ben al di sotto del normale flusso dello stretto. L'Iran ha più volte sollevato la minaccia di chiusura durante precedenti periodi di tensione gli Stati Uniti, sebbene la via d'acqua sia rimasta aperta anche durante gli attacchi alle petroliere della guerra Iran-Iraq negli anni '80.
Il pricing di mercato indica un calo di fiducia in una risoluzione entro la scadenza del 30 settembre, con le quotazioni YES attualmente al 7,3%. I recenti movimenti dei prezzi suggeriscono che gli operatori di mercato considerano la situazione sempre più tesa e meno favorevole a un accordo a breve termine.
L'attenzione si sposta ora sugli sviluppi diplomatici e militari tra Stati Uniti e Iran che potrebbero influenzare la riapertura dello stretto. Gli indicatori chiave includono le dichiarazioni del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi o del presidente statunitense Donald Trump che potrebbero suggerire un irrigidimento attenuato o una svolta. Anche i rapporti sui movimenti delle navi e sulle azioni di applicazione marittima nella regione saranno cruciali per valutare la probabilità di un accordo entro la scadenza, mentre eventuali nuove minacce o azioni escalation potrebbero ridurre ulteriormente la probabilità di una risoluzione.