Il capo della sicurezza iraniano avverte che Teheran potrebbe cercare armi nucleari dopo gli attacchi statunitensi
Punti chiave
- •Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano, ha indicato che gli attacchi statunitensi potrebbero spingere Teheran a ripensare il proprio rifiuto delle armi nucleari, una dottrina fondata sull'adesione al NPT e su una fatwa di Ali Khamenei che vieta le armi di distruzione di massa.
- •Rezaei, ex comandante in capo dei Guardiani della Rivoluzione nominato segretario del SNSC il 9 agosto 2026, ricopre anche il ruolo di rappresentante diretto della Guida Suprema Mojtaba Khamenei nel consiglio, il che conferisce peso istituzionale alle sue dichiarazioni.
- •A maggio, Rezaei aveva avvertito che le minacce continuative potrebbero spingere l'Iran a ritirarsi dal Trattato di Non Proliferazione, un passo consentito dall'articolo X previo preavviso di tre mesi e compiuto dalla Corea del Nord con l'uscita del 2003.
- •La dichiarazione coincide con la campagna del "D-Day economico" del presidente Trump, che prende di mira le reti di contrabbando di petrolio, i trasferimenti finanziari e le società di comodo dell'Iran, parallelamente al persistente stallo della navigazione nello Stretto di Hormuz.
- •Gli analisti sono divisi tra chi interpreta la retorica come leva negoziale e chi come prova di uno spostamento verso una deterrenza offensiva, mentre i commenti di mercato si attendono che l'incertezza sostenga i premi al rischio sul petrolio e i flussi verso i rifugi sicuri.

Il massimo responsabile della sicurezza iraniana ha suggerito che Teheran potrebbe riconsiderare il proprio storico rifiuto delle armi nucleari, sostenendo che gli attacchi statunitensi contro l'Iran hanno rafforzato a livello mondiale le ragioni per acquisire la bomba atomica come deterrente, come ha riportato Iran International. Le dichiarazioni indicano nella campagna di pressione di Washington il fattore scatenante di un possibile cambiamento nella dottrina nucleare di Teheran.
In un'intervista all'emittente di stato IRIB, riportata da ANI, Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano (SNSC), ha affermato che, al posto della sicurezza nucleare, il presidente statunitense Donald Trump ha creato una "insicurezza nucleare". Ha sostenuto che gli attacchi hanno alimentato ulteriormente il desiderio mondiale di bomba atomica, in particolare dopo che altri paesi hanno visto che l'adesione all'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (IAEA) e il rispetto del Trattato di Non Proliferazione (NPT) non sono bastati a fermare un attacco americano. Le dichiarazioni rappresentano uno dei segnali nucleari più diretti finora giunti da una figura che oggi siede al centro del processo decisionale di sicurezza di Teheran.
Rezaei ha sostenuto che l'Iran stesso ha rispettato le normative nucleari internazionali. Il paese, ha detto, è rimasto membro del Trattato di Non Proliferazione — firmato nel 1968 in qualità di Stato privo di armi nucleari, con la rinuncia agli armamenti atomici nell'ambito di un patto che scambia il rispetto degli obblighi con l'accesso alla tecnologia nucleare pacifica — e ha consentito ispezioni nell'ambito delle garanzie internazionali. Il rifiuto iraniano della bomba presenta inoltre una dimensione religiosa che il solo trattato non riesce a racchiudere: una fatwa di Ali Khamenei, che ha ricoperto la carica di Guida Suprema prima di Mojtaba Khamenei, con cui si dichiarano vietate le armi di distruzione di massa, è stata a lungo citata dai funzionari come fondamento della dottrina nucleare di Teheran. Rezaei ha presentato la campagna di Washington come un elemento che mina, anziché rafforzare, proprio il sistema di non proliferazione che dichiara di difendere.
La posizione di Rezaei conferisce alle dichiarazioni un particolare peso istituzionale. Ex comandante in capo dei Guardiani della Rivoluzione (IRGC), è stato nominato segretario del SNSC il 9 agosto 2026, in sostituzione di Mohammad Bagher Zolghadr, ed è stato indicato nello stesso decreto come rappresentante diretto della Guida Suprema Mojtaba Khamenei nel consiglio — una posizione che lo colloca al centro delle decisioni su guerra, proxy regionali e diplomazia. In passato aveva già ventilato la possibilità di un cambiamento dottrinale, dichiarando ai media iraniani a maggio che le minacce continuative potrebbero spingere Teheran a uscire del tutto dal NPT — un passo che l'articolo X del trattato consente previo preavviso di tre mesi, una strada percorsa dalla Corea del Nord con l'uscita del 2003. Gli analisti hanno interpretato la sua nomina come il riflesso di un possibile spostamento della dottrina di sicurezza iraniana verso una deterrenza più assertiva.
Le ultime dichiarazioni arrivano mentre Trump porta avanti quella che ha definito un'"offensiva di D-Day economico" contro l'Iran — descritta come l'operazione economica più schiacciante mai attuata contro qualsiasi paese — che prende di mira le reti di contrabbando di petrolio, i trasferimenti finanziari, le case di cambio, i registri navali e le società di comodo utilizzate per sostenere l'economia di Teheran, secondo i resoconti citati dalla Tribune. La campagna si svolge parallelamente a un persistente stallo della navigazione nello Stretto di Hormuz. Trump ha inoltre ribadito che all'Iran non sarà mai consentito di ottenere un'arma nucleare, avvertendo che Washington non ne permetterà l'uso.
Gli analisti restano divisi su come interpretare l'ascesa e la retorica di Rezaei. Alcuni vedono nella sua nomina una copertura interna volta a conferire credibilità militare e consenso interno a un eventuale accordo negoziato con Washington. Altri, tra cui accademici di relazioni internazionali citati da Al Jazeera, lo considerano la prova che l'establishment della sicurezza iraniano si stia orientando verso una dottrina di deterrenza offensiva fondata sulla minaccia di punizione anziché sull'affidamento alla diplomazia.
Il commento di mercato che accompagnava il report ha evidenziato che qualsiasi segnale credibile che l'Iran possa riconsiderare la propria postura non nucleare aggiunge un ulteriore livello di premio al rischio geopolitico ai mercati del petrolio, che già scontano nei prezzi un'interruzione nello Stretto di Hormuz — il collo di bottiglia attraverso cui passa circa un quinto del commercio mondiale di petrolio — e un blocco attivo. Poiché la dichiarazione proviene dal segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale anziché da un commentatore periferico, essa assume un peso istituzionale maggiore rispetto alle precedenti affermazioni di figure oltranziste e potrebbe accentuare l'attenzione dei mercati su qualsiasi futura mossa di Teheran volta a limitare l'accesso dell'IAEA o ad accelerare l'attività di arricchimento.
Lo stesso commento ha suggerito che la tempistica, unita alla crescente campagna di pressione economica di Washington, indica che Teheran potrebbe stare usando l'ambiguità nucleare come moneta di scambio anziché segnalare un imminente cambio di politica — un elemento che gli operatori potrebbero considerare, per ora, una leva retorica più che un catalizzatore concreto. Ha inoltre aggiunto che la persistente incertezza sulla traiettoria nucleare iraniana probabilmente manterrà un pavimento sotto i premi al rischio sul petrolio e sosterrà i flussi verso i rifugi sicuri, finché non emergano segnali più chiari, attraverso canali diplomatici o un annuncio formale di dottrina da parte di Teheran.
Con sanzioni in escalation, lo Stretto di Hormuz ancora conteso e l'ambiguità nucleare ora dichiarata dai vertici dell'apparato di sicurezza iraniano, il report ha concluso che le prossime settimane saranno probabilmente decisive per verificare se la retorica costituisca una pressione calcolata su Washington o un primo segnale di un autentico cambiamento strategico.
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