Goldman: i flussi di petrolio del Golfo si stanno riprendendo, ma restano ben al di sotto dei livelli pre-bellici
Punti chiave
- •Goldman Sachs ha stimato le esportazioni totali di petrolio del Golfo a circa 15 milioni-16 milioni di barili al giorno.
- •La banca ha affermato che le esportazioni attuali restano 7 milioni-8 milioni di bpd sotto i livelli pre-bellici, ma 5 milioni-6 milioni di bpd sopra il minimo di marzo.
- •Goldman ha detto che il traffico nello Stretto di Hormuz è probabilmente vicino a 8 milioni-10 milioni di barili al giorno.
- •La banca ha attribuito parte del recupero ai dark crossings e all’aumento dei trasferimenti nave-nave.
- •Il Brent è salito del 2,1% dopo un rapporto secondo cui Donald Trump non era interessato a rilanciare i termini del memorandum di giugno con l’Iran.

Le stime indicano un mercato ancora sensibilmente sottofornito rispetto ai livelli pre-guerra, anche se i flussi continuano a recuperare dal minimo di marzo. L’ipotesi che i transiti attraverso Hormuz si stiano avvicinando alla parte alta delle stime ufficiali statunitensi suggerisce che produttori e spedizionieri abbiano trovato adattamenti operativi efficaci alla disruption in corso, limitando potenzialmente ulteriori rialzi di breve termine dei prezzi dovuti solo alla scarsità dell’offerta. La preferenza di Goldman per un potenziale rialzo dei prezzi nel gas naturale europeo e nei contratti petroliferi a più lunga scadenza rispetto al greggio stesso segnala una visione secondo cui i colli di bottiglia strutturali nei mercati raffinati e del gas potrebbero risultare più persistenti del divario nell’offerta di greggio; una distinzione che i trader potrebbero voler riflettere nel posizionamento sui diversi segmenti invece di trattare il rischio legato al petrolio come uniforme.
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Le esportazioni di petrolio del Golfo si stanno riprendendo, ma i numeri di Goldman mostrano che il mercato è ancora ben lontano dai livelli di prima della guerra.
Summary:
Goldman Sachs ha stimato che le esportazioni totali di petrolio del Golfo fossero pari a circa 15 milioni-16 milioni di barili al giorno giovedì, sulla base di due metodi indipendenti.
Il dato è inferiore di 7 milioni-8 milioni di bpd rispetto ai livelli pre-bellici, ma superiore di 5 milioni-6 milioni di bpd rispetto al minimo toccato a marzo.
Goldman ha affermato che la revisione al rialzo suggerisce che i transiti nello Stretto di Hormuz siano probabilmente vicini alla stima delle autorità statunitensi di 8 milioni-10 milioni di bpd.
Prima dell’inizio della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, a fine febbraio, lo Stretto di Hormuz convogliava circa un quinto dell’offerta giornaliera globale via mare di petrolio e GNL.
Goldman ha attribuito parte del recupero a un aumento dei dark crossings da parte di spedizionieri specializzati e a un incremento dei trasferimenti nave-nave, definendoli prova del fatto che produttori e spedizionieri si stanno adattando al conflitto.
La banca continua a vedere un maggiore potenziale di rialzo dei prezzi nel gas naturale europeo e nei contratti petroliferi a scadenza più lunga rispetto al greggio stesso in scenari di persistente disruption.
Il Brent ha chiuso in rialzo del 2,1% giovedì, interrompendo una serie negativa di tre sedute, dopo che un articolo del Wall Street Journal ha riferito che Trump non era interessato a ripristinare i termini del memorandum d’intesa di giugno con l’Iran.
Goldman Sachs ha stimato giovedì che le esportazioni totali di petrolio del Golfo siano risalite a circa 15 milioni-16 milioni di barili al giorno, secondo una nota di ricerca riportata da Reuters, segnando un recupero significativo dai punti più bassi del conflitto, pur restando ben al di sotto dei livelli pre-bellici. Le stime della banca, ottenute con due metodologie indipendenti, collocano le esportazioni attuali 7 milioni-8 milioni di bpd sotto i livelli osservati prima dell’inizio della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, ma 5 milioni-6 milioni di bpd sopra il minimo raggiunto a marzo.
Sebbene i dati principali di Goldman si concentrino sui flussi complessivi del Golfo e non specificamente sui transiti nello Stretto di Hormuz, la banca ha affermato che le revisioni al rialzo implicano che il traffico attraverso lo stretto stesso stia probabilmente oscillando vicino alla fascia di 8 milioni-10 milioni di barili al giorno stimata in precedenza dalle autorità statunitensi. Ciò rappresenterebbe un recupero significativo, seppur parziale, per una rotta che convogliava circa un quinto dell’offerta mondiale giornaliera via mare di petrolio e gas naturale liquefatto prima che il conflitto interrompesse i normali schemi di navigazione a partire dalla fine di febbraio.
Goldman ha attribuito parte del miglioramento a comportamenti adattivi di produttori e spedizionieri alle prese con la disruption in corso. La nota ha evidenziato in particolare un aumento dei dark crossings, transiti effettuati da spedizionieri specializzati con visibilità ridotta del transponder, e un aumento dei trasferimenti nave-nave; entrambi elementi che, secondo la banca, dimostrano come gli operatori di mercato abbiano adattato la logistica per mantenere il flusso dei barili nonostante l’elevato rischio nel Golfo.
Guardando oltre il recupero immediato dell’offerta, Goldman ha affermato di continuare a vedere un maggiore spazio per rialzi dei prezzi nel gas naturale europeo e nei contratti petroliferi a più lunga scadenza rispetto ai prezzi del greggio, in scenari in cui le interruzioni all’offerta dal Medio Oriente persistano. Questa visione suggerisce che la banca ritenga che la pressione più duratura derivante dal conflitto si concentri nei mercati energetici a valle e in quelli adiacenti, piuttosto che nel prezzo del greggio stesso, che ha beneficiato del tipo di comportamento adattivo della navigazione evidenziato nella nota.
Le stime sono state pubblicate lo stesso giorno in cui il Brent ha chiuso in rialzo del 2,1%, interrompendo una serie negativa di tre sedute, dopo che un articolo del Wall Street Journal ha indicato che il presidente Donald Trump non era interessato a rilanciare i termini del memorandum d’intesa raggiunto con l’Iran a giugno. Considerati insieme, i dati in miglioramento sulle esportazioni del Golfo e la reazione del mercato alla minore probabilità di una soluzione diplomatica di breve termine illustrano la tensione in corso che sta plasmando i mercati petroliferi: da un lato un recupero graduale e adattivo dell’offerta, dall’altro uno sfondo politico e militare ancora lontano da una stabilizzazione.
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