NotizieMacroL’oro chiude a $4.417 mentre il calo del dollaro e i dati deboli riducono al 33% le probabilità di un rialzo dei tassi della Fed

L’oro chiude a $4.417 mentre il calo del dollaro e i dati deboli riducono al 33% le probabilità di un rialzo dei tassi della Fed

Autore: CryptoBriefing·

Punti chiave

  • L’oro spot è salito dello 0,9% a $4.417,24 l’oncia e i futures dell’oro di dicembre sono saliti dello 0,8% a $4.473,70 il 17 agosto.
  • L’indice del dollaro statunitense è sceso al minimo da oltre due mesi, sostenendo i prezzi dell’oro.
  • I nonfarm payrolls di luglio sono diminuiti di 23.000 posti di lavoro, ben al di sotto delle attese per un aumento di 80.000, mentre la disoccupazione è rimasta al 4,1%.
  • Il CPI di luglio è aumentato dello 0,1% su base mensile e del 3,4% su base annua, mentre il core CPI è salito dello 0,2% nel mese e del 2,5% su base annua.
  • La probabilità implicita di un rialzo dei tassi a settembre è scesa al 33% dal 51,2% del mese precedente.
L’oro chiude a $4.417 mentre il calo del dollaro e i dati deboli riducono al 33% le probabilità di un rialzo dei tassi della Fed

L’oro ha proseguito la sua serie positiva il 17 agosto, e il mutamento dell’orientamento della politica della Federal Reserve merita la maggior parte del merito. L’oro spot è salito dello 0,9% fino a chiudere a $4.417,24 l’oncia, mentre i futures di dicembre hanno guadagnato lo 0,8% a $4.473,70, complice un dollaro statunitense più debole e una serie di letture economiche più fiacche che hanno ridefinito le valutazioni sulla politica della Fed.

L’indice del dollaro, che misura il biglietto verde rispetto a un paniere di valute dei principali partner commerciali, è sceso al livello più basso da oltre due mesi, avvicinandosi alla soglia psicologicamente rilevante di 100. Per l’oro, un dollaro più debole agisce come un vento favorevole: il metallo è prezzato in dollari a livello globale, quindi quando il biglietto verde scende, gli acquirenti che detengono altre valute ricevono di fatto uno sconto.

Cosa hanno mostrato i dati

Il catalizzatore del calo del dollaro è stato rappresentato da due report economici risultati ben al di sotto delle attese. I nonfarm payrolls di luglio — il dato principale sull’occupazione nel rapporto mensile del governo — sono diminuiti di 23.000 posti di lavoro, un forte scarto rispetto alla previsione consensuale di un aumento di 80.000 unità. Il tasso di disoccupazione è rimasto al 4,1%.

Anche i dati sull’inflazione hanno cooperato, almeno dal punto di vista di chi era posizionato contro un rialzo dei tassi. L’Indice dei prezzi al consumo (CPI) di luglio è aumentato solo dello 0,1% su base mensile, portando il tasso annuo al 3,4%. Il Core CPI, che esclude alimentari ed energia, è salito dello 0,2% nel mese e del 2,5% su base annua. Entrambe le misure restano al di sopra dell’obiettivo di inflazione del 2% della Federal Reserve, quindi il raffreddamento del mercato del lavoro e un’inflazione ancora elevata spingono in direzioni opposte rispetto al duplice mandato della Fed di massima occupazione e stabilità dei prezzi — la tensione al centro dell’attuale dibattito di politica monetaria.

Il CME FedWatch Tool, che aggrega le probabilità implicite dal mercato dei futures, ha registrato con precisione questo cambiamento. La probabilità di un rialzo dei tassi a settembre è scesa al 33%, dal 51,2% del mese precedente.

Perché le aspettative sui tassi muovono l’oro

Il rapporto tra tassi d’interesse e oro vale la pena di essere spiegato, perché è ciò che guida interamente questa storia. L’oro non paga nulla — nessuna cedola, nessun dividendo, nessun rendimento. Quando i tassi d’interesse aumentano, cresce il costo opportunità di detenere oro, poiché il capitale investito in lingotti potrebbe invece generare rendimenti in obbligazioni o liquidità. Quando le aspettative sui tassi scendono, quel costo si riduce e l’oro diventa relativamente più attraente. L’aritmetica attuale accentua questo effetto: con il tasso di riferimento al 3,50%–3,75% e l’inflazione annua al 3,4%, il rendimento corretto per l’inflazione sulle disponibilità a breve in dollari è vicino allo zero, comprimendo il costo opportunità reale di detenere un asset a rendimento nullo.

La stessa dinamica si manifesta anche attraverso il canale del dollaro. Aspettative di tassi più alti tendono in genere a rafforzare il dollaro, poiché i capitali globali si orientano verso attività statunitensi più remunerative; aspettative più basse producono l’effetto opposto. Un dollaro più debole rende l’oro denominato in dollari meno costoso per gli acquirenti internazionali, ampliando il bacino della domanda potenziale. Le aspettative sui tassi dominano l’andamento di breve termine dell’oro, ma non sono l’unico fattore del mercato: negli ultimi anni le banche centrali sono state acquirenti netti persistenti del metallo, un cambiamento strutturale della domanda documentato dai dati del World Gold Council, insieme ai consumi di gioielleria e a veicoli di investimento come gli exchange-traded funds.

Cosa monitorare da qui in avanti

I verbali della riunione della Fed, previsti per il 19 agosto, saranno esaminati attentamente per cogliere eventuali indicazioni su come i responsabili di politica monetaria stiano valutando l’indebolimento recente del mercato del lavoro rispetto alle persistenti preoccupazioni sull’inflazione. Nella riunione della Federal Reserve di luglio 2026, il tasso di riferimento è stato mantenuto nell’intervallo 3,50%–3,75%, e i mercati stanno ora osservando segnali in vista della riunione del FOMC di settembre, prevista per il 15–16 settembre.

Il principale rischio per l’attuale scenario è una sorpresa dei dati nella direzione opposta. Un dato forte sull’occupazione o una lettura dell’inflazione più alta del previsto potrebbero riattivare bruscamente le aspettative di un rialzo dei tassi, spingere nuovamente al rialzo il dollaro e creare un freno significativo per l’oro. Con una probabilità implicita di rialzo al 33%, i mercati hanno già scontato una buona dose di ottimismo, lasciando spazio a delusione se il quadro economico dovesse cambiare.