MUFG avverte che l'impasse di Hormuz e la linea dura di Trump mantengono vivo il rischio di un rialzo dei tassi della RBA
Punti chiave
- •La Reserve Bank of Australia ha mantenuto il tasso di riferimento al 4,35% per il secondo mese consecutivo, mentre il governatore Michele Bullock ha riconosciuto che un ulteriore rialzo dei tassi resta del tutto possibile.
- •MUFG considera plausibile un rialzo dei tassi a settembre se i prezzi dell'energia dovessero salire significativamente, pur non avendo riscontrato urgenza nell'ultima comunicazione della RBA.
- •Le previsioni aggiornate della RBA non proiettano il raggiungimento del punto medio del 2,5% del range target da parte dell'inflazione fino all'inizio del 2028, suggerendo che potrebbero essere necessarie ulteriori azioni se i rischi esterni si intensificassero.
- •I rendimenti biennali australiani sono saliti di 2-3 punti base con i mercati che ora scontano quasi interamente un ulteriore rialzo dei tassi entro marzo prossimo, una mossa che MUFG attribuisce esclusivamente alla pressione inflazionistica esterna.
- •NAB prevede il primo taglio dei tassi della RBA solo per la metà del 2027, mentre Westpac sostiene che il mantenimento è consolidato nonostante una posizione di guardia inflazionistica restrittiva.

Il petrolio Brent ha esteso di nuovo i suoi recenti guadagni, ha riferito MUFG, senza ancora alcun segnale di un traguardo che consenta la riapertura dello Stretto di Hormuz — uno stretto canale alla foce del Golfo Persico attraverso cui passa normalmente circa un quinto del consumo petrolifero giornaliero globale. La banca ha indicato l'indurimento della posizione pubblica del presidente Trump come fattore chiave, notando che egli ha respinto la richiesta di riparazioni da parte dell'Iran e ha invece sostenuto che l'Iran deve pagare per le passate aggressioni nella regione. Tale escalation retorica, secondo MUFG, aumenta il rischio che le pressioni inflazionistiche legate al conflitto possano accumularsi nuovamente proprio quando i mercati avevano iniziato a sperare in una distensione.
La preoccupazione centrale della banca è che un ulteriore aumento dei prezzi dell'energia possa trasformare settembre in un mese intenso per le banche centrali più in generale, diverse delle quali potrebbero sentirsi costrette a rispondere con rialzi dei tassi se l'impulso inflazionistico proveniente dal Medio Oriente dovesse intensificarsi. La Reserve Bank of Australia, che ha mantenuto il tasso di riferimento al 4,35% nella riunione di martedì — il secondo mantenimento consecutivo — è stata citata come caso esemplare.
MUFG ha affermato che un rialzo a settembre resta possibile qualora i prezzi dell'energia salgano significativamente nelle prossime settimane, ma non ha riscontrato un particolare senso di urgenza nella comunicazione della RBA. Secondo l'interpretazione della banca, con la politica monetaria già valutata come vagamente restrittiva, la RBA ha spazio per attendere e deve soppesare tale flessibilità rispetto ai segnali di disoccupazione più elevata e di un indebolimento del mercato immobiliare prima di decidere eventuali ulteriori restrizioni. MUFG ha descritto la comunicazione della RBA come volutamente misurata piuttosto che accomodante, sostenendo che il Board si sia guadagnato tempo affidandosi a segnali domestici più deboli pur lasciando aperta la porta a un'ulteriore mossa.
Il governatore Michele Bullock ha riconosciuto che resta "abbastanza possibile" che la RBA debba aumentare di nuovo i tassi, un commento che MUFG interpreta come prova che il Board, come diversi altri suoi omologhi globali, sta ora soppesando condizioni domestiche più morbide rispetto a un imprevedibile rischio inflazionistico al rialzo di origine estera. Questa inquadramento colloca fermamente la RBA nella stessa categoria delle altre banche centrali di fronte a uno shock inflazionistico guidato da fattori esterni anziché interno — una distinzione che cambia i calcoli sulla rapidità con cui la politica potrebbe dover rispondere, dato che un picco energetico offshore può propagarsi attraverso i prezzi al consumo più velocemente di quanto consenta il tipico ritardo di trasmissione della politica monetaria.
Le previsioni aggiornate della RBA hanno rafforzato tale tensione. L'inflazione al lordo e quella di base non dovrebbero raggiungere il punto medio del 2,5% del range target fino all'inizio del 2028, un profilo che secondo MUFG implica che la Banca probabilmente dovrebbe agire nuovamente se i rischi inflazionistici esteri dovessero peggiorare rispetto ai livelli attuali.
Per ora, l'assunto di MUFG è che venga evitata un'escalation in Medio Oriente e che un accordo venga ultimately raggiunto prima delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti a novembre, il che significherebbe che la RBA non dovrebbe aumentare ulteriormente i tassi. Tuttavia, la banca è stata esplicita nel definire la situazione un caso dubitativo — una valutazione che, a suo dire, è stata rafforzata dal tono dell'ultima comunicazione della RBA.
I mercati hanno già iniziato a riflettere tale incertezza. Il rendimento biennale australiano è salito di 2-3 punti base nella giornata, e un ulteriore rialzo dei tazzi è ora quasi interamente scontato entro marzo prossimo. MUFG attribuisce questo riprezzamento esclusivamente alla pressione inflazionistica esterna e non a fattori domestici.
Sul cambi esteri, MUFG vede spazio per AUD/JPY per recuperare ulteriormente parte del calo innescato dall'intervento di fine luglio, una visione coerente con il contesto di bassa volatilità attuale che la banca segnala altrove nelle sue ricerche. La banca aveva in precedenza aperto una posizione long su AUD/JPY a 111,20 con un obiettivo di 114,50, mentre il dibattito sul potenziale intervento sullo yen continuava ad accumularsi.
Altri importanti analisti delle banche australiane hanno offerto prospettive divergenti sulla traiettoria della RBA. NAB ha descritto il cambiamento nel linguaggio della RBA come relativamente equilibrato e prevede il primo taglio dei tassi solo per la metà del 2027. Westpac, d'altra parte, ha sostenuto che il mantenimento della RBA appare consolidato nonostante quel che ha definito un salvaguardia inflazionistica di stampo restrittivo.
MUFG non sta prevedendo un rialzo, ma non lo sta nemmeno escludendo — e nemmeno, per sua stessa ammissione, lo sta facendo la RBA.