Proprietà Intellettuale, Intelligenza Artificiale e Magnifica Humanitas: Dove Finisce la Creatività Umana?
Punti chiave
- •Il diritto d'autore ha tradizionalmente considerato l'autorialità come un attributo umano, il che crea incertezza per le opere generate interamente da sistemi di IA.
- •Lo United States Copyright Office e la corte nel caso Thaler v. Perlmutter hanno entrambi rafforzato il requisito dell'autorialità umana.
- •Se le opere generate dall'IA fossero tutelate, sorgerebbero questioni di proprietà su whether i diritti spettino allo sviluppatore, all'azienda che ha addestrato il modello o all'utente che ha inserito il prompt.
- •L'articolo avverte che i contenuti generati dalle macchine sono più economici e rapidi da produrre, il che potrebbe allontanare i mercati dalla creatività umana.
- •L'Unione Europea e il Regno Unito hanno già iniziato ad adeguare le risposte politiche alle questioni di copyright legate all'IA.

Una recente conversazione con un amico — un esperto di tecnologie dell'informazione presso un'azienda di comunicazioni mobili — si è incentrata sull'intelligenza artificiale (IA) e sulla sua crescente capacità di comporre musica. Oggi chiunque può generare una canzone semplicemente inserendo un prompt in un'applicazione di IA. In pochi secondi, il sistema produce una composizione personalizzata in base al tema e allo stile preferiti dall'utente, spesso a costo minimo. Dal punto di vista del consumatore, si tratta di uno sviluppo entusiasmante: ciò che un tempo richiedeva anni di formazione e disciplina artistica può ora essere realizzato con poche battute sui tasti.
Dal punto di vista del diritto della proprietà intellettuale, tuttavia, questo progresso tecnologico solleva questioni profonde sia sull'autorialità sia sulla proprietà del copyright.
La creazione di un modello di IA è essa stessa prodotto dell'ingegno umano. La questione sorge quando il modello inizia a generare opere artistiche in modo autonomo. Quando un sistema di IA produce una composizione musicale o qualsiasi altra opera artistica, quell'output può essere tutelato dal diritto della proprietà intellettuale?
A differenza dei creatori umani, un modello di IA non attinge a esperienze personali, emozioni o riflessioni. La sua "creatività" deriva da algoritmi e dati di addestramento. L'output risultante può apparire originale ed espressivo, ma viene generato senza l'esperienza vissuta tradizionalmente associata alla creazione umana.
Ciò solleva una questione fondamentale: un sistema di IA può essere considerato un autore ai sensi del diritto della proprietà intellettuale?
Sin dalla Convenzione di Berna del 1886, il diritto d'autore si è fondato sulla premessa che l'autorialità sia intrinsecamente umana. Questa concezione antropocentrica della proprietà intellettuale trova espressione nell'osservazione spesso citata del compianto professore britannico, Prof. Bill Cornish, secondo cui la proprietà intellettuale rappresenta le "manifestazioni più elevate del successo umano". La tutela del copyright è da tempo ancorata alla convinzione che le opere originali siano prodotti dell'intelletto e della creatività umana.
Secondo le norme giuridiche vigenti, le opere puramente generate dall'IA rientrano generalmente al di fuori del concetto tradizionale di autorialità. Questo principio è stato messo alla prova nella pratica: lo United States Copyright Office ha ribadito ripetutamente il requisito dell'autorialità umana, inclusa la decisione del 2023 di annullare parzialmente la registrazione del romanzo grafico "Zarya of the Dawn", che incorporava immagini generate attraverso lo strumento di IA Midjourney. Nel caso Thaler v. Perlmutter (2023), la U.S. District Court for the District of Columbia ha confermato che il copyright richiede autorialità umana. Questioni simili sono oggetto di esame attivo da parte di tribunali e legislatori in altre giurisdizioni. Tuttavia, la questione rimane al centro di un dibattito continuo all'intersezione tra diritto, filosofia ed etica.
Strettamente correlata è la questione della proprietà del copyright. Supponendo che il copyright sussista in un'opera generata dall'IA, a chi dovrebbe appartenere? Al programmatore che ha sviluppato il modello di IA, all'azienda che lo ha addestrato o all'utente che ha inserito il prompt? Non si tratta più di domande puramente ipotetiche, poiché musica, arte e letteratura generate dall'IA circolano già commercialmente sulle piattaforme digitali, spingendo tribunali e legislativi a rispondere.
Per affrontare queste questioni, occorre prima comprendere la politica alla base della tutela del copyright. La Costituzione stabilisce che lo "Stato dovrà proteggere e garantire i diritti esclusivi di scienziati, inventori, artisti e altri cittadini dotati sulla loro proprietà intellettuale e sulle loro creazioni". Questo rivela una verità fondamentale: il diritto della proprietà intellettuale esiste principalmente per promuovere il successo e la creatività umana.
Le questioni sollevate dall'IA vanno quindi oltre la dottrina giuridica. Invitano a riflettere sulla natura stessa della creatività umana.
Nelle mie lezioni di Diritto della Proprietà Intellettuale, dico spesso agli studenti che la proprietà intellettuale è un'espressione di ciò che San Giovanni Paolo II descriveva come l'"originaria solitudine" dell'uomo. Gli esseri umani si distinguono dalle altre creature perché creano attraverso la riflessione consapevole e l'esercizio del libero arbitrio. È questa capacità unicamente umana che dà vita alle opere artistiche, alle invenzioni e ad altre forme di proprietà intellettuale.
Poiché l'intelligenza artificiale genera sempre più output creativi senza il diretto coinvolgimento umano, si è portati a chiedersi: dove inizia e dove finisce la creatività umana?
Questa preoccupazione è stata affrontata indirettamente durante il recente Forum su Diritto e Tecnologia organizzato dal UP Women Lawyers' Circle. Nel suo intervento, il Senior Associate Justice Marvic Leonen ha sottolineato che l'intelligenza artificiale dovrebbe assistere gli avvocati, non sostituirli, e che il giudizio umano non può mai essere delegato alle macchine.
Le sue osservazioni rafforzano una preoccupazione particolarmente significativa nel campo della proprietà intellettuale. Esiste un rischio reale nel favorire la sostituzione dei creatori umani nel processo artistico e inventivo. Ciò è evidente nella musica, nella pittura, nella letteratura e nell'innovazione tecnologica, dove la creatività è da tempo intesa come un'impresa unicamente umana.
Il Professor Daniel J. Gervais, in The Human Cause, avverte che gli output generati dalle macchine possiedono significativi vantaggi economici. Sono più rapidi ed economici da produrre rispetto alle creazioni umane. Se tali opere ricevessero la stessa tutela di proprietà intellettuale delle creazioni umane, le forze di mercato potrebbero gradualmente favorire la produzione artificiale rispetto alla creatività umana. Il pericolo non è meramente economico — è esistenziale.
Questa preoccupazione risuota con la recente enciclica di Papa Leone XIV, Magnifica Humanitas, che mette in guardia dall'esternalizzare la creatività e il giudizio alle macchine. L'enciclica avverte che un'eccessiva dipendenza dall'intelligenza artificiale rischia una regressione antropologica, manifestandosi nella squalifica della manodopera umana e nella subordinazione dei lavoratori ai sistemi tecnologici. La tecnologia deve rimanere uno strumento al servizio dell'umanità, non un sostituto della persona umana.
La sfida posta dall'intelligenza artificiale va oltre la discussione giuridica. Solleva una questione sulla natura stessa dell'umanità. Poiché l'IA entra sempre più in attività un tempo considerate esclusivamente umane, spinge a riflettere su ciò che distingue gli esseri umani dalle tecnologie che creano.
In questo scenario in rapida evoluzione, il diritto della proprietà intellettuale ha un ruolo importante da svolgere. I sistemi di copyright e brevetti devono continuare a incoraggiare l'innovazione tutelando al contempo la capacità unicamente umana di creatività, immaginazione e invenzione. Diverse giurisdizioni hanno già iniziato ad agire: l'AI Act dell'Unione Europea, adottato nel 2024, introduce obblighi di trasparenza per i modelli di IA per uso generale, inclusa la divulgazione dei dati protetti da copyright utilizzati per l'addestramento, mentre il Regno Unito ha condotto consultazioni su potenziali riforme delle eccezioni al text and data mining per affrontare gli usi dell'IA. Questi sviluppi segnalano che le questioni qui sollevate stanno trovando risposta in tempo reale, con implicazioni significative per creatori, industrie e sistemi giuridici a livello mondiale.
In definitiva, il vero soggetto del diritto della proprietà intellettuale non è la macchina ma la persona umana. È la persona umana il cui intelletto e spirito creativo danno significato a ogni atto di creazione e alla proprietà intellettuale che ne deriva.
Questo articolo ha scopi esclusivamente informativi e didattici. Non è offerto e non costituisce parere legale o opinione giuridica.
Alex Ferdinand S. Fider è senior partner dello studio legale Angara Abello Concepcion Regala & Cruz Law Offices (ACCRALAW). Contatto: asfider@accralaw.com, 8830-8000.