NotizieMacroStati Uniti e Cina restano divisi sull'estensione della tregua doganale a un mese dalla scadenza di novembre

Stati Uniti e Cina restano divisi sull'estensione della tregua doganale a un mese dalla scadenza di novembre

Autore: CryptoBriefing·

Punti chiave

  • •La tregua doganale USA-Cina, che limita i dazi a circa il 20% per entrambe le parti, scade il 10 novembre 2026, e i due governi non hanno trovato accordo su un'estensione.
  • •Il Rappresentante per il Commercio statunitense Jamieson Greer ha dichiarato che Washington è aperta a un'estensione della tregua di tre-sei mesi, ma ha messo in guardia dall'aspettarsi una rapida soluzione.
  • •I colloqui preparatori del 20 settembre a New York con Scott Bessent, Jamieson Greer e il Vice Premier cinese He Lifeng sono stati descritti come produttivi ma non hanno prodotto risultati concreti in vista del vertice Trump-Xi previsto per il 24 settembre.
  • •Greer ha affermato che il rispetto da parte della C degli impegni sulle consegne di terre rare è 'not up to par', rendendo i minerali critici la questione irrisolta più significativa, data la dominanza cinese nell'offerta globale.
  • •Gli impegni cinesi resi noti includono 25 milioni di tonnellate metriche di soia statunitense all'anno e oltre 200 aerei Boeing, insieme a discussioni su tagli tariffari reciproci per circa 30 miliardi di dollari di beni non sensibili.
Stati Uniti e Cina restano divisi sull'estensione della tregua doganale a un mese dalla scadenza di novembre

Stati Uniti e Cina non hanno ancora trovato un accordo sull'estensione della tregua doganale, il cui termine è fissato al 10 novembre 2026. Il Rappresentante per il Commercio statunitense Jamieson Greer ha confermato il persistere del deadlock in un'intervista a Bloomberg Television il 21 settembre, dichiarando che Washington è aperta a un'estensione della tregua di tre-sei mesi, mettendo però in guardia dall'aspettarsi una rapida soluzione.

Colloqui di New York produttivi ma senza risultati

I colloqui preparatori si sono tenuti il 20 settembre a New York, riunendo il Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent, Greer e il Vice Premier cinese He Lifeng. L'incontro era inteso a spianare la strada in vista del vertice tra il Presidente Donald Trump e il Presidente cinese Xi Jinping previsto per il 24 settembre.

I funzionari statunitensi hanno descritto i colloqui come produttivi, riconoscendo tuttavia che non ne sono scaturiti risultati concreti di rilievo.

L'attuale tregua, assemblata attraverso una serie di accordi tra il 2025 e il 2026, limita i dazi di entrambe le parti a circa il 20%

I punti di attrito

Diverse questioni restano irrisolte con l'avvicinarsi della scadenza. La più significativa riguarda i minerali critici. La Cina si è impegnata a fornire terre rare e altri materiali di importanza strategica, ma Greer ha affermato senza mezzi termini che il rispetto di questi impegni da parte di Pechino è "not up to par" (non all'altezza). Le implicazioni di questo ritardo sonopie: le terre rare sono input essenziali per prodotti che vanno dai veicoli elettrici e dagli smartphone ai sistemi di difesa, e la posizione della Cina come fornitore globale dominante sia dell'estrazione che della raffinazione rende questi impegni una prova fondamentale della tregua.

Le due parti discutono inoltre di tagli tariffari reciproci riguardanti circa 30 miliardi di dollari di beni non sensibili. Sul fronte degli acquisti, ci si attende che Pechino intensifichi l'acquisto di prodotti agricoli statunitensi e aerei Boeing. Gli impegni resi noti includono 25 milioni di tonnellate metriche di soia statunitense all'anno — un cenno al ruolo storico della Cina come maggiore acquirente estero del raccolto statunitense — e oltre 200 aerei Boeing.

Cosa è in gioco

Se la scadenza del 10 novembre passerà senza un'estensione, l'esito di default sarà il ritorno a livelli tariffari più elevati. Un rinnovato conflitto tariffario coinvolgerebbe le multinazionali con una significativa esposizione alla Cina, in particolare nei settori tecnologia, industria e beni di consumo. La filiera dei semiconduttori, già sotto pressione dopo anni di controlli sulle esportazioni e iniziative di ricolonizzazione produttiva, subirebbe ulteriore pressione in caso di ulteriore restrizione dell'offerta di terre rare.

Boeing ha un interesse particolare in queste trattative. La Cina è uno dei più grandi mercati aerei al mondo, e un ordine di oltre 200 aerei da parte delle compagnie cinesi rappresenterebbe un significativo aumento del suo portafoglio ordini, mentre la perdita del potenziale accordo a favore di Airbus — che corteggia da tempo in modo aggressivo le compagnie aeree cinesi — sarebbe un colpo competitivo che va ben oltre l'attuale ciclo commerciale.

Greer ha sottolineato che entrambe le parti vogliono continuare a dialogare. Il vertice Trump-Xi del 24 settembre potrebbe fornire lo slancio politico per una svolta. Con il conto alla rovescia verso novembre, la differenza tra un'estensione di tre mesi e nessuna estensione potrebbe muovere miliardi di valore di mercato nel giro di poche ore, considerata l'esposizione dei settori sensibili al commercio. Nel frattempo, i indicatori osservabili sono concreti: se le consegne cinesi di terre rare miglioreranno, e se i segnalati impegni su soia e aerei si tradurranno in ordini fermi prima della scadenza della tregua.