Lummis: i democratici hanno «scritto la soluzione» e devono sostenere il CLARITY Act prima del voto
Punti chiave
- •Lummis ha dichiarato che il CLARITY Act rivisto include più di 114 disposizioni richieste dai democratici durante i negoziati della pausa di agosto.
- •Il disegno di legge creerebbe un quadro federale più ampio per i mercati delle criptovalute, comprendente la registrazione degli intermediari, obblighi di divulgazione, standard per la segregazione degli asset e tutele contro i conflitti di interesse.
- •I legislatori democratici continuano a chiedere maggiori garanzie riguardo alla finanza illecita, alla protezione dei consumatori, alle lacune nella normativa sui titoli, alla stabilità finanziaria e ai potenziali conflitti legati alle attività presidenziali nel settore crypto.
- •Il voto del 15 settembre richiede 60 senatori e determinerà se la misura passerà a ulteriori dibattiti e modifiche, non se diventerà immediatamente legge.

La senatrice Cynthia Lummis sta aumentando la pressione sui democratici del Senato affinché sostengano il CLARITY Act rivisto, sostenendo che i legislatori abbiano ottenuto più di 114 modifiche richieste prima del voto procedurale del 15 settembre sul disegno di legge relativo alla struttura del mercato delle criptovalute.
In un post del 12 settembre su X, la repubblicana del Wyoming ha affermato che i democratici sarebbero responsabili se la normativa non venisse approvata.
If the Clarity Act fails, Democrats own what comes next: more 100 Democratic-directed changes wasted, consumers with zero federal protection, no disclosure rules, no delisting requirements for bad actors, stuck in the same unregulated system that has already cost Americans…
— Senator Cynthia Lummis (@SenLummis), September 12, 2026
Il post è disponibile su X.
La disputa segue i negoziati conclusi prima del voto del 15 settembre, che potrebbe determinare se il Congresso porterà avanti una normativa completa sulla struttura del mercato delle criptovalute prima delle elezioni di metà mandato di novembre. Per procedere al Senato sono necessari 60 voti, rendendo indispensabile il sostegno bipartisan.
Il CLARITY Act rivisto include più di 114 disposizioni democratiche
Lummis ha pubblicato il testo legislativo rivisto il 10 settembre, dopo che i legislatori avevano negoziato durante la pausa di agosto. Ha dichiarato che la bozza di circa 630 pagine incorporava più di 114 disposizioni richieste dai democratici.
Questa cifra è centrale nella sua tesi secondo cui i democratici hanno contribuito a riscrivere parti sostanziali del disegno di legge e dovrebbero sostenere la versione rivista. Restano divergenze sulle tutele per i consumatori, sull’etica e sulla regolamentazione finanziaria.
Il CLARITY Act rivisto affronta il tema dei protocolli che si dichiarano decentralizzati pur mantenendo un controllo centralizzato. Spetterebbe alle autorità di regolamentazione stabilire quando tali attività diventano soggette a specifici requisiti federali di conformità, che potrebbero includere gli obblighi della Commodity Futures Trading Commission e le norme del Bank Secrecy Act.
La revisione limita inoltre alcune disposizioni sulla finanza decentralizzata alle transazioni spot e in contanti di materie prime digitali. Inoltre, chiarisce i poteri delle cooperative di credito in relazione agli asset digitali.
Più in generale, la proposta dividerebbe in modo più chiaro la supervisione delle criptovalute tra la Securities and Exchange Commission e la CFTC. Creerebbe sistemi di registrazione per gli intermediari di asset digitali e imporrebbe requisiti di divulgazione, standard per la segregazione degli asset dei clienti e tutele contro i conflitti di interesse.
I voti precedenti non hanno creato una coalizione di 60 voti al Senato
La normativa ha già ricevuto un sostegno bipartisan alla Camera. I rappresentanti l’hanno approvata con 294-134 nel luglio 2025, inclusi i voti di 78 democratici. La commissione bancaria del Senato ha successivamente approvato la propria versione con 15-9 nel maggio 2026.
Tuttavia, quei voti non hanno prodotto una coalizione pubblicamente confermata di 60 senatori. Il voto procedurale del 15 settembre verificherà quindi se esiste un sostegno bipartisan sufficiente per consentire al Senato di procedere.
I legislatori democratici continuano a chiedere tutele più solide nonostante le revisioni. Le loro preoccupazioni includono la finanza illecita, la protezione dei consumatori, le lacune nella normativa sui titoli, la stabilità finanziaria e i potenziali conflitti legati alle attività presidenziali nel settore delle criptovalute.
Anche i gruppi bancari hanno espresso preoccupazioni riguardo ai rendimenti delle stablecoin e a possibili deflussi di depositi. La combinazione di questi temi ha reso l’esito del voto procedurale dipendente dai negoziati tra i due partiti.
Lummis ha sostenuto che una legge approvata dal Congresso fornirebbe regole di mercato più durature rispetto a una regolamentazione imposta esclusivamente dalle agenzie federali. Tuttavia, il suo avvertimento secondo cui i consumatori avrebbero «zero protezione federale» se il CLARITY Act fallisse va oltre l’attuale quadro normativo.
La CFTC dispone già dell’autorità per perseguire frodi e manipolazioni relative ai mercati spot delle materie prime digitali, sebbene non abbia un’autorità di supervisione completa su tali mercati. Anche la SEC ha pubblicato un’interpretazione del 2026 relativa agli asset crypto e ha proposto requisiti di divulgazione per alcuni contratti di investimento legati alle criptovalute.
Queste misure garantiscono una supervisione federale limitata, ma non istituiscono il quadro normativo completo per i mercati spot previsto dal CLARITY Act.
Il mancato raggiungimento di 60 voti il 15 settembre bloccherebbe l’attuale iter legislativo mentre il calendario del Congresso diventa sempre più ristretto. Un esito positivo non trasformerebbe immediatamente il disegno di legge in legge; consentirebbe invece alla misura di passare a ulteriori dibattiti e modifiche al Senato. La questione immediata per i lettori è quindi se il testo rivisto riuscirà a superare la soglia procedurale del Senato, non se il quadro normativo proposto entrerà subito in vigore.
Per Lummis, l’ostacolo procedurale presenta la questione in termini politici diretti: i democratici hanno contribuito a scrivere le revisioni e il prossimo voto verificherà se intendono sostenerle. L’articolo originale è stato pubblicato da Blockonomi.