I prezzi del petrolio restano in un range ristretto tra gli attacchi nello Stretto e i dubbi su una tregua tra Stati Uniti e Iran
Punti chiave
- •Il Brent ha chiuso a $88.98 al barile e il WTI a $83.27, con entrambi i benchmark in rialzo di soli sette centesimi in un mercato segnato da forze contrastanti.
- •Le forze Houthi hanno attaccato navi sia nello Stretto di Hormuz sia nello stretto di Bab el-Mandeb; l’attacco a Bab el-Mandeb ha causato sei morti.
- •I transiti di navi attraverso lo Stretto di Hormuz sono scesi a otto martedì, ben al di sotto dei livelli prebellici di 125–140 navi.
- •Una fonte iraniana di alto livello ha confermato che non sono in corso colloqui con gli Stati Uniti per estendere la tregua, affermando che l’accordo non aveva una data di inizio definita.
- •Sia l’OPEC sia l’IEA hanno rivisto al ribasso le previsioni sulla domanda di petrolio; l’IEA stima una contrazione della domanda di 1.6 million bpd quest’anno e un calo dell’offerta di 4.3 million bpd nel 2026.

I prezzi del greggio hanno registrato guadagni minimi mercoledì, mentre il sentiment di mercato è stato appesantito dallo stallo nei negoziati di pace tra Stati Uniti e Iran e dai nuovi attacchi contro navi in transito nello Stretto di Hormuz e nello stretto di Bab el-Mandeb. Entrambi i colli di bottiglia sono arterie cruciali per il commercio energetico globale; Hormuz, da solo, trasporta circa un quinto del consumo giornaliero mondiale di petrolio, per cui anche interruzioni modeste hanno implicazioni rilevanti per le catene di approvvigionamento.
Le forze Houthi allineate con l’Iran hanno condotto attacchi separati in entrambe le vie d’acqua strategiche, con lo strike a Bab el-Mandeb che ha provocato sei vittime. Gli attacchi hanno aggravato le preoccupazioni già accentuate dai dati che mostravano come i transiti di navi attraverso lo Stretto di Hormuz fossero scesi a soli otto martedì, un calo drastico rispetto ai livelli prebellici di 125–140 navi.
Sul fronte diplomatico, una fonte iraniana di alto livello ha dichiarato a Reuters che non erano in corso discussioni tra Iran e Stati Uniti per estendere la tregua. Dal punto di vista di Teheran, l’accordo non aveva una data di inizio definita e quindi non c’era nulla da estendere.
Il Brent ha chiuso in rialzo di 7 centesimi a $88.98 al barile, mentre il West Texas Intermediate (WTI) è salito anch’esso di 7 centesimi a $83.27. La reazione contenuta dei prezzi evidenzia un mercato sospeso tra due forze opposte: il rischio di interruzioni dell’offerta dovute ai conflitti lungo rotte marittime chiave e il peggioramento delle aspettative sulla domanda che limita qualsiasi ulteriore rialzo.
Nel frattempo, sia l’Organization of the Petroleum Exporting Countries (OPEC) sia l’International Energy Agency (IEA) hanno rivisto al ribasso le loro previsioni sulla domanda di petrolio. L’IEA ha stimato una contrazione della domanda di 1.6 million barrels per day (bpd) quest’anno, oltre a un calo dell’offerta di 4.3 million bpd nel 2026. Le doppie revisioni dei due previsori più seguiti indicano una valutazione ampiamente condivisa di un consumo in indebolimento, anche se il previsto calo dell’offerta introduce una variabile separata che potrebbe irrigidire i mercati se i rischi geopolitici dovessero intensificarsi ulteriormente.
L’Iran è rimasto il principale centro dell’analisi di mercato. Tim Waterer, chief market analyst di KCM Trade, ha affermato: “Optimism from earlier in the month is steadily being replaced by a more cautious, risk-premium-driven stance.”
Waterer ha inoltre osservato: “The longer talks drag on without visible progress, and the more complex the reported demands become, the greater the scepticism that a workable agreement can be reached quickly.”