I prezzi del petrolio arretrano, ma lo Stretto di Hormuz resta la principale incognita
Punti chiave
- •Gli hedge fund hanno aumentato le posizioni nette lunghe nei futures e nelle opzioni ICE Brent fino a un massimo di due mesi nella settimana conclusa il 21 luglio.
- •L’attività di trading nei futures sul greggio resta debole, contribuendo ad amplificare le oscillazioni dei prezzi nelle ultime sedute.
- •Funzionari omaniti e iraniani stanno discutendo un piano di navigazione per Hormuz che potrebbe ripristinare il traffico nello Stretto.
- •L’OPEC+ dovrebbe sospendere ulteriori aumenti della produzione dopo settembre e mantenere stabile l’output per il resto del 2026.
- •Le importazioni cinesi di greggio via mare dovrebbero rimbalzare a luglio grazie all’arrivo di carichi del Golfo rinviati e all’aumento dei flussi russi.

Le ultime dichiarazioni di Trump hanno allentato i prezzi del petrolio, ma i colloqui per porre fine al blocco dello Stretto di Hormuz potrebbero rivelarsi molto più importanti per le rotte di approvvigionamento e il rischio di navigazione.
Gli hedge fund tornano sul petrolio mentre riemergono i rischi sui colli di bottiglia
La firma del Memorandum of Understanding tra Stati Uniti e Iran ha innescato una delle maggiori vendite da parte degli hedge fund su futures e opzioni sul greggio. Tuttavia, la chiusura dello Stretto di Hormuz — e ora anche di Bab el-Mandeb — ha riportato in auge le posizioni rialziste, mostrando quanto rapidamente gli operatori ricalibrino il rischio quando vengono minacciati passaggi marittimi strategici.
Le posizioni nette detenute da hedge fund e altri gestori monetari nei futures e nelle opzioni ICE Brent sono risalite all’equivalente di oltre 192 milioni di barili nella settimana conclusa il 21 luglio, il massimo da due mesi. Al contrario, la posizione degli hedge fund sul Nymex WTI è rimasta relativamente stabile per tutto giugno e luglio, suggerendo che gli operatori speculativi preferiscano evitare il contratto futures con consegna fisica.
Anche il rally della scorsa settimana e il brusco calo di questa settimana hanno evidenziato come la minore attività di trading nei futures sul greggio stia amplificando le oscillazioni dei prezzi. L’open interest sull’ICE Brent è in calo dell’11% su base annua. Il diesel potrebbe essere la materia prima energetica più rialzista di tutte, con gli hedge fund che la scorsa settimana hanno aumentato le loro posizioni nette lunghe nell’ICE gasoil a 84.540 lotti, il livello più alto registrato durante il conflitto tra Stati Uniti e Iran.
Market movers
- Expand Energy (NASDAQ:EXE), il maggiore produttore indipendente di gas negli Stati Uniti, ha accettato di acquistare il trader privato di gas Twin Eagle Holdings per 1,25 miliardi di dollari per rafforzare la propria presenza nella logistica e nel marketing.
- Il gruppo petrolifero francese TotalEnergies (NYSE:TTE) ha dichiarato che farà ricorso contro una decisione del Tribunale di Parigi che gli imponeva di adeguare la propria attività alle politiche di mitigazione del cambiamento climatico ai sensi della legge francese sul dovere di vigilanza societaria.
- La Dangote Group, che gestisce l’impianto Lekki da 650.000 b/d in Nigeria, la più grande raffineria dell’Africa, ha raccolto 2,5 miliardi di dollari in finanziamenti privati per la prossima espansione, puntando a una capacità di 1,4 milioni di b/d già entro la fine del 2028.
- Lukoil (MCX:LKOH), la maggiore società petrolifera privata russa, ha visto prorogata dal Dipartimento del Tesoro statunitense al 22 agosto la scadenza per cedere le attività internazionali, già per l’ottava volta con estensione mensile.
- Apollo Global Management (NYSE:APO), colosso statunitense della gestione patrimoniale, ha համաձայնito di investire 1,5 miliardi di dollari in sei impianti petroliferi operativi di proprietà di Keppel (SGX:BN4) di Singapore, puntando a beneficiare della rinascita delle perforazioni offshore in Asia.
Martedì 28 luglio 2026
I mercati petroliferi continuano a reagire agli annunci di Donald Trump, e il suo commento sui “buoni colloqui” relativi al dialogo diplomatico in corso tra Stati Uniti e Iran ha inviato un segnale temporaneamente ribassista. Tuttavia, i negoziati tra Oman e Iran potrebbero rivelarsi altrettanto rilevanti, poiché i resoconti dei media indicano che gli Stati del Golfo si sono compattati attorno a una proposta di tassa volontaria per porre fine al blocco dello Stretto di Hormuz. In questo contesto, l’ICE Brent scambia di nuovo intorno a 87 dollari al barile, in attesa del prossimo grande sviluppo geopolitico.
Muscat propone un aya-toll volontario
In un incontro con funzionari iraniani martedì, le autorità omanite hanno presentato a Teheran un piano di navigazione per Hormuz sostenuto dagli Stati del Golfo. Modellata sullo Stretto di Malacca, la proposta suggerisce che i pedaggi di transito siano volontari e destinati alla tutela ambientale, con l’obiettivo di offrire un quadro non coercitivo per ripristinare il traffico lungo una rotta che movimenta una quota importante del greggio e dei prodotti energetici via mare.
L’Oman cerca una via di mezzo attraverso Hormuz
I negoziatori iraniani e omaniti stanno discutendo la riapertura del passaggio centrale dello Stretto di Hormuz, in larga parte inutilizzato, che potrebbe ripristinare il traffico commerciale marittimo. Prima che le navi possano tornare in sicurezza, potrebbe però essere necessario rimuovere mine navali iraniane, rendendo ogni riapertura dipendente tanto da misure di sicurezza pratiche quanto dalla diplomazia.
L’OPEC+ mette in pausa gli aumenti dell’offerta
Il gruppo OPEC+ a sette membri dovrebbe sospendere i graduali aumenti di produzione dopo settembre e mantenere stabile l’output per il resto del 2026, concedendo tempo ai negoziati sulle quote nazionali di produzione per il 2027, sempre più controverse. Per gli operatori, ciò aggiunge un ulteriore elemento di attenzione su se una politica più restrittiva altrove possa essere compensata da un miglioramento delle condizioni di navigazione in Medio Oriente.
Le importazioni cinesi risalgono dall’abisso
Gli arrivi di greggio via mare in Cina dovrebbero salire a 7,8 milioni di b/d a luglio, dai 6,2 milioni di b/d del mese scorso, minimo da 10 anni, mentre i carichi del Golfo rimasti bloccati raggiungono finalmente la Cina e i flussi russi aumentano del 10%. Tuttavia, i consumi interni restano contenuti, quindi il rimbalzo delle importazioni riguarda più i tempi di consegna e la logistica dell’approvvigionamento che una vera impennata della domanda.
La Russia tiene la benzina in patria fino a fine anno
Mosca estenderà il divieto di esportazione di benzina fino alla fine del 2026, mentre gli attacchi con droni ucraini continuano a disturbare le operazioni delle raffinerie e a lasciare alcune regioni meridionali a corto di carburante. Le restrizioni all’export di diesel potrebbero invece essere revocate relativamente presto.
Gli Houthi mettono fuori uso una raffineria chiave saudita
La raffineria Jazan di Saudi Aramco (TADAWUL:2222), da 400.000 b/d, è diventata finora la vittima più significativa degli attacchi missilistici degli Houthi. Gli incendi hanno interessato i serbatoi di stoccaggio dell’impianto per tre giorni dopo che la milizia yemenita ha colpito il sito nel fine settimana.
Il Kuwait vende pipeline per 16 miliardi di dollari
La KOC del Kuwait concederà in leasing una quota del 49% in 13 pipeline domestiche ed esportative a Blackstone, Brookfield e KKR, mantenendo però il controllo operativo. L’operazione frutterà 7,85 miliardi di dollari per finanziare la spinta del Kuwait verso una capacità di produzione di greggio di 4 milioni di b/d entro il 2035.
L’Italia taglia le tasse sul diesel mentre i prezzi dei carburanti aumentano
Il governo italiano ridurrà temporaneamente le accise sul diesel di 0,17 €/l fino al 6 agosto e spenderà 125 milioni di euro per contenere le proteste contro l’aumento dei costi dei carburanti. Il debito pubblico si avvicina al 139% del PIL e il governo sta anche cercando margini di manovra dalle regole UE sul deficit.
La chiusura del CPC dimezza la produzione petrolifera del Kazakistan
La produzione kazaka è scesa da 2,16 milioni di b/d a giugno a solo 1 milione di b/d dopo che gli attacchi con droni hanno imposto una sospensione di una settimana al terminal CPC sulla costa russa del Mar Nero. La ripresa dei carichi CPC questa settimana potrebbe però favorire un rapido recupero.
La Libia frena le proteste rinvigorite nei giacimenti
La NOC libica ha sospeso il campo El Feel (Elephant), da 90.000 b/d, e ridotto i flussi a Wafa dopo che i manifestanti hanno preso d’assalto i siti produttivi, interrompendo per alcune ore le esportazioni di greggio e le forniture di gas prima che le forze governative riprendessero il controllo di entrambi.
Taiwan lascia che la politica plasmi la sua strategia LNG
Taipei sospenderà gli acquisti spot di gas naturale liquefatto dalla Papua Nuova Guinea dopo la chiusura del suo ufficio di rappresentanza lì. La decisione riduce di circa 1,9 mtpa l’offerta di LNG acquistata nel 2025, pur preservando il contratto da 1,2 mtpa del CPC, costringendolo a rivendere i propri volumi.
L’Australia riscopre la raffinazione domestica
Canberra sta valutando la costruzione della prima nuova raffineria del Paese in oltre 60 anni, dopo che il conflitto tra Stati Uniti e Iran ha evidenziato la dipendenza dell’Australia dalle importazioni per l’80% della domanda di carburanti. L’impianto proposto verrebbe realizzato dalla società chimica Perdaman in Australia Occidentale, se ritenuto commercialmente valido.
Cipro approva il primo giacimento offshore di sempre
Il gruppo petrolifero francese TotalEnergies (NYSE:TTE) e l’italiana ENI (BIT:ENI) hanno approvato lo sviluppo del giacimento gas offshore Cronos da 3 Tcf a Cipro. Il progetto punta alla prima produzione di gas nel 2028 e mira a convogliare tutta la produzione al terminal LNG di Damietta, in Egitto, per l’esportazione.
Il divieto di Trump sui minerali cinesi si scontra con la realtà
Secondo Reuters, la Casa Bianca potrebbe dover rinunciare alla scadenza di gennaio 2027 per porre fine agli acquisti di minerali critici cinesi, poiché l’offerta interna di magneti per terre rare resta limitata a 300 tonnellate l’anno, pari a solo l’1% dei consumi del Paese.
Di Tom Kool per Oilprice.com
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