Il petrolio tocca i 100 dollari mentre Trump valuta un’importante azione militare contro l’Iran: FT
Punti chiave
- •I prezzi del petrolio sono saliti a 100 dollari al barile tra le notizie secondo cui l’ex presidente Donald Trump starebbe valutando una significativa risposta militare contro l’Iran.
- •Il Brent è aumentato di oltre il 10% dall’inizio delle ultime ostilità, pur rimanendo molto al di sotto del suo massimo storico intraday di quasi 148 dollari registrato nel luglio 2008.
- •Gli attacchi dei ribelli Houthi contro petroliere saudite hanno intensificato le preoccupazioni per interruzioni delle forniture lungo rotte marittime critiche, tra cui il Mar Rosso e il vicino Stretto di Hormuz.
- •Circa il 20% del consumo globale di petrolio transita attraverso lo Stretto di Hormuz, un collo di bottiglia che l’Iran ha in passato minacciato di chiudere durante periodi di elevata tensione.
- •OPEC+, che include Russia e altri alleati non appartenenti all’OPEC, affronta crescenti pressioni per stabilizzare i prezzi mentre i mercati valutano il rischio di ulteriori interruzioni delle forniture dal Medio Oriente.

I prezzi del petrolio sono balzati a 100 dollari al barile mentre l’ex presidente Donald Trump valuta una significativa risposta militare contro l’Iran, secondo quanto riportato dal Financial Times.
La potenziale escalation segue i recenti attacchi dei ribelli Houthi contro petroliere saudite, che hanno intensificato le preoccupazioni per possibili interruzioni delle forniture lungo rotte marittime critiche. Lo sviluppo ha alimentato le speculazioni sulla futura traiettoria dei prezzi del petrolio, mentre i mercati valutano le implicazioni dell’aumento delle tensioni geopolitiche in tutto il Medio Oriente.
Il Brent, benchmark globale del petrolio, è salito di oltre il 10% dall’inizio delle ultime ostilità. Il riferimento è ampiamente utilizzato per prezzare circa due terzi delle forniture di greggio scambiate a livello internazionale nel mondo. A titolo di confronto, il massimo storico intraday del Brent, vicino a 148 dollari, è stato registrato nel luglio 2008, il che significa che un nuovo record richiederebbe un aumento sostanziale dei prezzi rispetto ai livelli attuali.
Il rapporto del Financial Times ha accresciuto l’attenzione sulla prospettiva di un conflitto più ampio nella regione. I ribelli Houthi, che controllano gran parte dello Yemen settentrionale, hanno ripetutamente preso di mira il trasporto commerciale nel Mar Rosso e nelle acque circostanti, minacciando uno dei più importanti corridoi mondiali per il transito dell’energia. Oltre al Mar Rosso, il vicino Stretto di Hormuz — attraverso il quale transita circa il 20% del consumo globale di petrolio — è da tempo un punto centrale delle preoccupazioni legate ai rischi di fornitura, poiché l’Iran ha in passato minacciato di chiudere questo collo di bottiglia durante periodi di elevata tensione.
L’attività di mercato riflette un notevole aumento della probabilità che il greggio raggiunga un nuovo massimo storico entro la fine dell’anno, spinto in parte dal rischio di interruzioni delle forniture legate alle tensioni in Medio Oriente. Il rialzo mette inoltre alla prova la capacità di OPEC+ di stabilizzare i prezzi; il gruppo di produttori, che include Russia e altri alleati non appartenenti all’OPEC, gestisce obiettivi di produzione che influenzano i livelli dell’offerta globale.
I principali attori internazionali, tra cui OPEC e i maggiori Paesi produttori di petrolio, avranno un ruolo centrale nel definire le aspettative di mercato nei prossimi mesi. Eventuali ulteriori annunci da parte di Trump sulla strategia militare potrebbero inoltre influenzare in modo significativo le dinamiche del mercato petrolifero. Inoltre, qualsiasi de-escalation o intensificazione dei conflitti in Medio Oriente potrebbe incidere ulteriormente sulle traiettorie dei prezzi del petrolio.