Working paper NBER: le 'nudge' comportamentali possono eguagliare interventi fiscali su larga scala in termini di cost-effectiveness
Punti chiave
- •I ricercatori hanno raccolto oltre 1.200 stime da più di 600 studi per confrontare le nudge comportamentali con le politiche basate sui prezzi in cinque mercati: sigarette, alcol, vaccinazione antinfluenzale, elettricità e acqua residenziale.
- •Gli interventi comportamentali possono eguagliare l'impatto di importanti misure fiscali, con effetti equivalenti a una tassa dell'11% nei mercati dell'elettricità e a un sussidio del 100% per le vaccinazioni antinfluenzali.
- •Le nudge si sono dimostrate più cost-effective di tasse e sussidi in ogni mercato esaminato dallo studio.
- •Il paper dimostra che le nudge generano alti rendimenti di benessere al margine, mentre gli strumenti basati sui prezzi producono un surplus totale maggiore quando impiegati su larga scala.
- •Gli autori utilizzano un'estensione comportamentale del framework del Marginal Value of Public Funds per valutare quando le nudge a basso costo possano sostituire o integrare le misure fiscali tradizionali di fronte a vincoli politici o di bilancio.

Un nuovo working paper NBER di John A. List, Matthias Rodemeier, Sutanuka Roy e Gregory K. Sun esamina il valore economico degli interventi comportamentali — comunemente noti come "nudge" — rispetto ai tradizionali strumenti di politica basati sui prezzi, come tasse e sussidi.
Gli interventi comportamentali, radicati nei concetti resi popolari dal libro del 2008 "Nudge" di Richard Thaler e Cass Sunstein, sono stati adottati da governi di tutto il mondo, anche attraverso team dedicati di behavioral insights nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Tuttavia, nonostante questa diffusa adozione a livello politico, il loro impatto empirico rimane oggetto di dibattito. I critici spesso fanno notare che gli effetti del trattamento stimati delle nudge tendono a essere piccoli in termini assoluti. Gli autori sostengono, tuttavia, che una risposta di policy è economicamente significativa solo se valutata rispetto alla risposta generata da strumenti di policy alternativi.
Per condurre questo confronto, i ricercatori hanno assemblato un dataset di oltre 1.200 stime tratte da più di 600 studi. L'analisi copre cinque mercati: sigarette, alcol, vaccinazione antinfluenzale, elettricità e acqua residenziale.
Traducendo gli effetti delle nudge in variazioni di prezzo equivalenti, gli autori scoprono che gli interventi comportamentali corrispondono frequentemente a misure fiscali che sarebbero altrimenti molto ingenti. Ad esempio, l'effetto di una nudge nel mercato dell'elettricità è paragonabile a una tassa dell'11%, mentre nel mercato delle vaccinazioni antinfluenzali l'effetto di una nudge è equivalente a un sussidio del 100%.
Lo studio rileva inoltre che le nudge sono più cost-effective degli strumenti basati sui prezzi in tutti e cinque i mercati esaminati. Tuttavia, la cost-effectiveness da sola non determina la classificazione di benessere delle politiche. Utilizzando un'estensione comportamentale del framework del Marginal Value of Public Funds — uno strumento standard nell'economia pubblica per valutare il rendimento della spesa pubblica — gli autori dimostrano che le nudge generano alti rendimenti di benessere al margine, mentre gli strumenti basati sui prezzi tendono a produrre un surplus totale maggiore quando impiegati su larga scala. Questa distinzione è rilevante per i decisori politici che valutano quando gli interventi comportamentali a basso costo possano sostituire o integrare le misure fiscali, in particolare dove tasse e sussidi affrontano vincoli politici o di bilancio.
Il paper è disponibile presso il National Bureau of Economic Research.