NotizieAzioniNext vince il ricorso sulla parità retributiva ed evita un "colpo durissimo" all'occupazione nel retail britannico

Next vince il ricorso sulla parità retributiva ed evita un "colpo durissimo" all'occupazione nel retail britannico

Autore: City AM Markets·

Punti chiave

  • L'Employment Appeal Tribunal ha stabilito che Next può giustificare il pagamento di stipendi più alti al personale di magazzino rispetto a quello dei negozi sulla base delle pressioni di reclutamento e fidelizzazione.
  • La sentenza originaria del tribunale del 2024 aveva dato ragione a oltre 3.500 dipendenti dei negozi, in maggioranza donne, e avrebbe potuto esporre Next a pagamenti fino a 30 milioni di sterline.
  • L'EAT ha confermato le conclusioni vincolanti secondo cui il lavoro nei negozi ha pari valore, che le pratiche retributive di Next hanno svantaggiato le donne e che retribuzione notturna, straordinari e pause non erano giustificati.
  • Lo studio legale Leigh Day, che rappresenta i ricorrenti, pianifica di impugnare la decisione sulla retribuzione base, mentre Next intende chiedere l'autorizzazione ad appellarsi contro le conclusioni confermate.
  • Leigh Day ha presentato richieste analoghe di parità retributiva a nome di oltre 100.000 dipendenti contro Asda, Tesco, Sainsbury's, Morrisons e Co-op.
Next vince il ricorso sulla parità retributiva ed evita un "colpo durissimo" all'occupazione nel retail britannico

Il gigante del retail Next ha vinto un ricorso sulla parità retributiva che gli consente di pagare i lavoratori di magazzino più del personale di vendita, avvertendo che una sconfitta "avrebbe rappresentato un colpo durissimo all'occupazione nel retail britannico".

Il retailer del FTSE 100 ha comunicato lunedì agli azionisti di essere giustificato nel pagare i suoi magazzinieri a un tasso più elevato, dopo che l'Employment Appeal Tribunal (EAT) si è pronunciato a suo favore, citando pressioni di reclutamento e fidelizzazione che non riguardano il personale di vendita.

Il caso risale all'agosto 2024, quando oltre 3.500 dipendenti attuali ed ex dipendenti di Next hanno vinto una battaglia legale durata sei anni contro il retailer. Una severa sentenza dell'Employment Tribunal aveva stabilito che Next non era riuscito a dimostrare che pagare i propri consulenti di vendita — in maggioranza donne — con tariffe orarie inferiori rispetto al personale dei propri magazzini, a predominanza maschile, non costituisse discriminazione di genere. Leigh Day, lo studio legale che rappresenta i ricorrenti, aveva dichiarato che Next avrebbe potuto essere costretto a pagare fino a 30 milioni di sterline.

Le richieste sono state presentate nell'ambito del quadro britannico sulla parità retributiva, che trae origine dall'Equal Pay Act del 1970 ed è oggi contenuto nell'Equality Act del 2010, e che consente ai lavoratori di confrontare la propria retribuzione con quella di colleghi in mansioni diverse ma di pari valore. Il caso Next è un filone di un'ondata di cause sulla parità retributiva nel settore dei supermercati e del retail che attraversa i tribunali britannici da quasi un decennio.

Next ha affermato che l'EAT ha stabilito che è giuridicamente giustificabile pagare i magazzinieri con una retribuzione base più alta rispetto ai commessi, e ha respinto il ricorso incrociato dei ricorrenti su questa questione.

Il retailer ha dichiarato agli azionisti che il ricorso vittorioso "conferma un principio al cuore di qualsiasi mercato del lavoro efficace — che i datori di lavoro devono poter pagare quanto necessario per reclutare le persone di cui hanno bisogno; e che farlo non li obbliga ad aumentare la retribuzione di altri dipendenti quando non vi è motivo di farlo".

"Questa sentenza arriva al momento giusto: l'economia britannica ha disperatamente bisogno di posti di lavoro e la perdita di questo ricorso avrebbe rappresentato un colpo durissimo all'occupazione nel retail britannico", ha aggiunto il gruppo.

Lo studio legale dei ricorrenti chiede l'appello

Commentando la decisione dell'EAT, Leigh Day l'ha definita una "sentenza mista", sottolineando che le conclusioni secondo cui i lavoratori dei negozi svolgevano un lavoro di pari valore rispetto ai magazzinieri ma erano pagati meno restano giuridicamente vincolanti.

Leigh Day ha fatto notare che Next non ha impugnato la conclusione originaria secondo cui il lavoro nei negozi ha "pari valore", e che l'EAT ha respinto le argomentazioni di Next secondo cui le sue pratiche retributive non svantaggiavano le donne.

L'EAT ha inoltre confermato le conclusioni del Tribunale originario secondo cui Next non è riuscito a giustificare le tariffe inferiori per il lavoro notturno e gli straordinari, nonché la mancata concessione di pause retribuite ai lavoratori dei negozi — conclusioni che Next, come dichiarato nel proprio comunicato, intende impugnare chiedendo l'autorizzazione ad appellarsi.

Elizabeth George, partner di Leigh Day, ha salutato con favore il netto riconoscimento da parte dell'EAT del fatto che le pratiche di Next hanno svantaggiato le donne, ma ha definito "deludente" la conclusione sulla retribuzione base.

"Se a un datore di lavoro basta dimostrare di pagare le tariffe di mercato per giustificare la discriminazione retributiva, allora le stesse condizioni di mercato che generano la discriminazione diventano la giustificazione legale", ha affermato George, confermando che i ricorrenti intendono appellarsi sulla decisione relativa alla retribuzione base.

Il ricorso apre a un'eventuale ulteriore fase di contenzioso, e le sue argomentazioni sulle giustificazioni basate sulle tariffe di mercato saranno probabilmente osservate con attenzione, vista la scala di richieste analoghe altrove nel settore. Leigh Day ha inoltre presentato cause per parità retributiva contro Asda, Tesco, Sainsbury's, Morrisons e Co-op a nome di oltre 100.000 dipendenti.

Fonte: City AM