I rendimenti dei titoli di Stato giapponesi si mantengono vicino ai massimi mentre i mercati si preparano a un rialzo dei tassi della BOJ
Punti chiave
- •I rendimenti a breve termine dei titoli di Stato giapponesi sono saliti a massimi pluriennali mentre gli operatori prezzano le crescenti aspettative di un rialzo dei tassi della BOJ già a settembre 2024.
- •La Banca del Giappone è uscita dalla politica dei tassi di interesse negativi a marzo 2024 e ha da allora segnalato una continuazione della graduale normalizzazione della politica monetaria.
- •Il percorso di irrigidimento monetario del Giappone contrasta con quello della Federal Reserve statunitense e della Banca Centrale Europea, che nel 2024 si sono mosse verso o hanno implementato tagli dei tassi.
- •I rendimenti JGB a più lungo termine sono stati spinti al rialzo dalle preoccupazioni sulle prospettive fiscali del Giappone, con un debito pubblico superiore al 250% del PIL, tra i più elevati tra le economie avanzate.
- •I rischi fiscali, tra cui potenziali aumenti del debito pubblico, potrebbero compensare i guadagni dello yen che deriverebbero normalmente da tassi di interesse interni più elevati.

I rendimenti dei titoli di Stato giapponesi (JGB) si sono mantenuti ampiamente stabili mercoledì, mentre gli investitori aumentavano le scommesse su un possibile rialzo dei tassi della Banca del Giappone (BOJ) già a settembre.
I rendimenti JGB a breve termine sono rimasti vicini ai massimi pluriennali, mentre i rendimenti a lungo termine sono saliti tra preoccupazioni di natura fiscale e aspettative di un aumento della spesa pubblica. I mercati ora ampiamente anticipano un ulteriore irrigidimento monetario da parte della BOJ, sebbene i rischi fiscali potrebbero limitare gli eventuali guadagni dello yen anche in caso di rialzo dei tassi di interesse.
Le aspettative per un aumento dei tassi a settembre hanno guadagnato slancio in seguito a un intervento congiunto sul mercato valutario da parte di Giappone e Stati Uniti alla fine del mese scorso. L'azione coordinata sul mercato dei cambi era finalizzata a sostenere lo yen, che era stato sotto pressione rispetto al dollaro statunitense.
La Banca del Giappone ha posto fine alla propria politica dei tassi di interesse negativi a marzo 2024, segnando un cambio storico rispetto a anni di alleviamento monetario ultra- accomodante. Da allora, la banca centrale ha continuato a segnalare una graduale normalizzazione della politica monetaria, con i mercati che seguono da vicino le tempistiche e il ritmo dei successivi movimenti dei tassi. Questo percorso politico contrasta con quello di altre grandi banche centrali — tra cui la Federal Reserve statunitense e la Banca Centrale Europea — che nel 2024 si sono mosse verso o hanno implementato tagli dei tassi, ampliando i differenziali di tasso che hanno pesato sullo yen.
I titoli di Stato giapponesi sono seguiti da vicino come barometro delle aspettative di politica monetaria. I rendimenti sui JGB a due e cinque anni, particolarmente sensibili alle decisioni di politica nel breve termine, sono saliti a livelli non visti da anni, mentre gli operatori prezzano la probabilità di un ulteriore irrigidimento.
Sul lato lungo della curva, i rendimenti in rialzo sono stati guidati dalle preoccupazioni per le prospettive fiscali del Giappone, inclusi gli attesi aumenti della spesa pubblica. Il Giappone presenta uno dei rapporti debito pubblico-PIL più elevati tra le economie avanzate, superiore al 250%, rendendo il costo di servizio di tale debito particolarmente sensibile ai movimenti dei tassi di interesse. Queste dinamiche creano un quadro complesso per i responsabili politici, poiché tassi a lungo termine più elevati potrebbero complicare i costi di servizio del debito per la quarta economia mondiale.
La traiettoria dello yen rimane un punto focale per gli investitori. Sebbene tassi di interesse giapponesi più elevati supporterebbero normalmente la valuta, i rischi fiscali — tra cui la possibilità di un'espansione del debito pubblico — potrebbero compensare in parte tali guadagni, secondo gli operatori di mercato. Rendimenti interni più elevati potrebbero inoltre influenzare il comportamento degli investitori giapponesi, che sono tra i principali detentori stranieri di titoli di Stato statunitensi e altre obbligazioni estere, con potenziali ripercussioni sui flussi di capitali globali.
Fonte: Economic Times Markets