NotizieMacroLa bozza di bilancio italiano propone un’exit tax del 26% sui residenti facoltosi che lasciano il Paese dal 2027

La bozza di bilancio italiano propone un’exit tax del 26% sui residenti facoltosi che lasciano il Paese dal 2027

Autore: Blockonomi·

Punti chiave

  • •La bozza di bilancio prevederebbe un’imposta del 26% sulle plusvalenze non realizzate dei residenti in partenza che possiedono almeno 800.000 euro in attività finanziarie, applicabile ai trasferimenti con effetto dal 1° gennaio 2027.
  • •L’imposta si applicherebbe solo alle persone che sono state residenti fiscali in Italia per almeno sei dei dieci anni precedenti la partenza, e copre azioni, partecipazioni societarie, titoli e strumenti simili, escludendo i depositi bancari.
  • •Il pagamento sarebbe dovuto entro 180 giorni dal trasferimento, ma i contribuenti che si trasferiscono nell’UE o in Paesi con accordi di cooperazione fiscale potrebbero differire pagando il 50% in anticipo e fornendo una garanzia, rispettivamente per fino a cinque o dieci anni.
  • •I titoli di Stato avrebbero un’aliquota effettiva ridotta al 12,5%, e l’imposta si estingue con rimborsi se le attività restano invendute alla scadenza del periodo di differimento o se il contribuente torna in Italia.
  • •Il governo prevede un gettito annuo di circa 3,4-6,7 milioni di euro, ma il consulente fiscale Federico Salmoiraghi ha definito la misura poco chiara e ne ha chiesto la revisione o il ritiro, con il Parlamento ancora in grado di modificare l’articolo 17 prima dell’approvazione attesa a dicembre.
La bozza di bilancio italiano propone un’exit tax del 26% sui residenti facoltosi che lasciano il Paese dal 2027

I residenti facoltosi che lasceranno l’Italia dal 2027 potrebbero dover affrontare un’imposta del 26% sulle plusvalenze non ancora realizzate, in base a una disposizione inclusa nella bozza di bilancio del Paese trasmessa alla Camera dei Deputati il 30 ottobre. L’imposta si applicherebbe alle plusvalenze non vendute dei residenti che si trasferiscono all’estero con almeno 800.000 euro in attività finanziarie, e coprirebbe i traslochi con effetto dal 1° gennaio 2027.

Prevista dall’articolo 17 del disegno di legge, la misura si applicherebbe alle persone che trasferiscono la residenza fiscale all’estero con attività del valore di almeno 800.000 euro, circa 894.000 dollari. Aggiungerebbe l’articolo 307-bis alla legge italiana sull’imposta sul reddito. L’imposta si applicherebbe solo alle persone che sono state residenti fiscali in Italia per almeno sei dei dieci anni precedenti alla partenza.

Il Fatto Quotidiano ha inserito l’exit tax tra le misure del bilancio precedentemente non annunciate. Il testo di 157 articoli è comparso due giorni dopo l’approvazione del pacchetto da 26 miliardi di euro da parte del Consiglio dei Ministri.

Come funzionerebbe l’exit tax

L’imposta colpisce le plusvalenze accumulate prima della partenza. Queste sono calcolate come differenza tra il valore di mercato di ciascuna attività e il suo costo ai fini fiscali. Riguarda azioni, partecipazioni societarie, titoli e altri strumenti finanziari, ma non i depositi bancari. Sono coperte anche le società semplici e gli enti non commerciali. Poiché viene applicata su plusvalenze non realizzate attraverso una vendita, l’imposta colpirebbe la ricchezza cartacea al momento della partenza, senza attendere la vendita delle attività.

I titoli di Stato beneficiano di una base imponibile ridotta al 48,08%. Ciò porta l’aliquota effettiva su di essi al 12,5%, la stessa aliquota che l’Italia applica già ai redditi del proprio debito pubblico.

L’Italia tassa già le aziende e gli imprenditori che si trasferiscono all’estero. La nuova norma estenderebbe questo trattamento ai privati investitori.

Regole di pagamento e differimento

I contribuenti in partenza dovrebbero pagare entro 180 giorni dal trasferimento. Chi si sposta in un altro Paese dell’UE, o in un Paese con accordi di cooperazione fiscale con l’Italia, può rimandare il pagamento fino alla vendita. Per differire, dovrebbero pagare il 50% dell’imposta in anticipo e fornire un’idonea garanzia.

A titolo di esempio, un residente di lungo periodo che si trasferisce in Spagna con un portafoglio di 2 milioni di euro acquistato per 1,2 milioni di euro dovrebbe 208.000 euro e versare subito 104.000 euro.

Il differimento dura fino a cinque anni dopo un trasferimento all’interno dell’UE e fino a dieci anni per gli altri Paesi qualificati. L’imposta si estingue su qualsiasi attività rimasta invenduta alla scadenza del periodo, e i pagamenti anticipati vengono rimborsati. Le attività invendute sono esenti anche se passano agli eredi o se il contribuente torna a risiedere in Italia. I rapporti non indicano quali Paesi non UE siano qualificati.

Le regole italiane seguono da vicino l’exit tax francese, che utilizza lo stesso criterio di residenza di sei anni su dieci e la soglia di 800.000 euro. La Francia concede il differimento all’interno dell’UE senza richiedere una garanzia.

Stime di gettito e critiche

La relazione tecnica del governo prevede un gettito di 3,37 milioni di euro nel 2027 e di 6,74 milioni di euro all’anno dal 2028 al 2031, una volta che il regime sarà pienamente operativo. Stima un gettito netto di 3,37 milioni di euro all’anno dal 2032, una volta conteggiati i rimborsi.

Federico Salmoiraghi di OFF Italy Consulting ha dichiarato che la misura “appare poco definita, lasciando ampio margine a dubbi e interpretazioni”. Ha invitato il governo a “rivedere sostanzialmente la proposta o ritirarla del tutto”.

I rapporti non precisano se l’imposta riguarderebbe i residenti sotto il regime fiscale forfettario italiano, che prevede per i nuovi arrivati un forfait di 300.000 euro all’anno sui redditi esteri. La risposta sarebbe importante per i nuovi arrivati facoltosi giunti sotto tale regime, poiché determinerebbe se anche loro dovranno affrontare l’imposta qualora in futuro trasferissero la residenza fuori dall’Italia.

Il disegno di legge è l’ultimo bilancio del governo della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni prima delle elezioni generali del 2027. Il Parlamento approva normalmente il bilancio entro la fine di dicembre, e i parlamentari possono ancora modificare l’articolo 17 prima del voto finale. Questa tempistica lascia le prossime settimane di dibattito parlamentare come finestra entro cui verrà definito l’ambito finale dell’imposta.