NotizieCryptoLe gang irlandesi affittano caveau privati per nascondere le chiavi crypto accanto a contanti e orologi di lusso

Le gang irlandesi affittano caveau privati per nascondere le chiavi crypto accanto a contanti e orologi di lusso

Autore: CryptoBriefing·

Punti chiave

  • Le gang criminali irlandesi conservano hardware wallet, frasi seed e chiavi private in caveau privati in affitto legali, accanto a contanti e documenti falsificati, per proteggere le criptovalute dal sequestro.
  • La CAB deve dimostrare un collegamento tra il contenuto del caveau e i proventi criminali prima di ottenere un ordine di confisca, un livello di prova più elevato rispetto al congelamento di un conto bancario.
  • Nel marzo 2026 la CAB ha accesso a un wallet bloccato contenente 500 BTC per circa 30 milioni di euro, parte di un sequestro di 6.000 BTC risalente al 2019, con il supporto di Europol.
  • Nell'ultimo decennio la CAB ha venduto asset crypto sequestrati per circa 6,5 milioni di euro, il che suggerisce che le disponibilità accessibili siano solo una frazione dei beni registrati.
  • La CAB sta esaminando nuovi strumenti legislativi, nell'ambito della direttiva UE del 2024 sul recupero e sulla confisca dei beni, per congelare e confiscare meglio gli asset digitali nascosti tramite credenziali offline.
Le gang irlandesi affittano caveau privati per nascondere le chiavi crypto accanto a contanti e orologi di lusso

Le organizzazioni criminali irlandesi hanno adottato una soluzione analogica a un problema digitale. Invece di tentare di mascherare le proprie criptovalute tramite mixer o privacy coin, le gang conservano hardware wallet, frasi seed e chiavi private in caveau privati in affitto — accanto a contanti, orologi di lusso e passaporti falsificati.

La Criminal Assets Bureau (CAB) irlandese, l'agenzia incaricata di sequestrare i proventi criminali, afferma che questo metodo di conservazione sta diventando una tattica standard per i gruppi che cercano di tenere la propria ricchezza digitale fuori dalla portata delle forze dell'ordine. Istituita nel 1996 in seguito all'omicidio della giornalista Veronica Guerin, la CAB è stata costruita attorno a un modello di confisca civile che prende di mira i beni anziché puntare a condanne penali — un modello oggi messo alla prova da asset le cui chiavi esistono solo come oggetti fisici nascosti.

Caveau all'antica, asset di nuova generazione

L'approccio è ingannevolmente semplice. Le criptovalute risiedono sulle blockchain, visibili a chiunque sappia dove guardare, ma senza le corrispondenti chiavi private o frasi di recupero restano inaccessibili. Nascondendo i materiali fisici necessari per accedere ai wallet all'interno di cassette di sicurezza in affitto, i criminali creano un divario tra ciò che gli inquirenti possono osservare on-chain e ciò che possono effettivamente sequestrare.

Il responsabile della CAB Michael Gubbins ha rilevato che i criminali ritengono che l'uso di caveau privati offra un livello di anonimato — e questa convinzione non è del tutto infondata. Affittare un caveau è legale e gli inquirenti devono stabilire un collegamento tra il contenuto del caveau e i proventi criminali prima di poter ottenere un ordine di confisca, un livello di prova più elevato rispetto al semplice congelamento di un conto bancario.

Gubbins ha inoltre riconosciuto che la volatilità delle criptovalute contribuisce al loro appeal per le operazioni di riciclaggio.

Un successo da 30 milioni di euro

Nel marzo 2026 la CAB è riuscita ad accedere a un wallet precedentemente bloccato contenente 500 BTC, valutato all'epoca circa 30 milioni di euro. Il wallet faceva parte di un sequestro molto più ampio di 6.000 BTC risalente al 2019.

Europol ha supportato l'operazione, sottolineando il carattere transfrontaliero sia della criminalità organizzata sia del recupero di asset crypto. In tutta Europa, le forze dell'ordine hanno affrontato uno schema simile: le società di analisi blockchain come Chainalysis stimano abitualmente che solo una piccola parte delle criptovalute illecite venga effettivamente sequestrata, con chiavi perse o inaccessibili come ostacolo ricorrente.

Nell'ultimo decennio la CAB ha venduto asset crypto sequestrati per circa 6,5 milioni di euro. Rapportato ai 30 milioni di euro contenuti in un solo wallet recuperato, questo dato suggerisce che le disponibilità accessibili dell'agenzia abbiano storicamente rappresentato solo una frazione dei beni registrati nei suoi libri contabili.

Nuove normative all'orizzonte

La CAB sta ora esaminando nuovi strumenti legislativi destinati a rafforzare la propria capacità di sequestrare e congelare asset crypto. L'attuale quadro giuridico è stato concepito per un mondo in cui la ricchezza criminale era detenuta in conti bancari, immobili e beni materiali. Gli asset digitali — in particolare quelli protetti da credenziali off-chain nascoste in cassette anonime — non si adattano facilmente a quel modello. La revisione arriva inoltre nel contesto di un più ampio sforzo dell'UE,包括 la direttiva sul recupero e sulla confisca dei beni adottata nel 2024, volta a facilitare l'identificazione, il congelamento e la confisca dei proventi criminali da parte degli Stati membri, inclusi quelli digitali.

L'affitto di caveau privati resta del tutto legale. La sfida per gli inquirenti è dimostrare che il contenuto, sia esso un hardware wallet o un foglio di carta con 24 parole, costituisca provento di reato. Il punto da osservare in futuro è se la nuova legislazione affronterà direttamente questo divario probatorio, o se il recupero delle criptovalute resterà dipendente dal ritrovamento fisico delle chiavi.