Iran e Oman avrebbero concordato le linee generali dell'accordo per la riapertura dello Stretto di Hormuz
Punti chiave
- •Iran e Oman hanno ampiamente concordato le linee generali di un piano per la riapertura dello Stretto di Hormuz, con discussioni ora incentrate su implementazione e tempistiche.
- •L'accordo proposto prevederebbe che l'Iran coordini il traffico navale in entrata sul proprio lato dello stretto mentre l'Oman gestisce i flussi in uscita, con una tariffa di servizio divisa tra entrambi i paesi.
- •L'Iran sta valutando separatamente un fondo volontario modellato sul precedente dello Stretto di Malacca che farebbe pagare agli Stati del Golfo e a alcune nazioni europee per servizi di navigazione, ambientali e di sicurezza.
- •Il US Central Command ha confermato che la rotta meridionale attraverso lo stretto è rimasta aperta a tutte le navi commerciali, indicando che le recenti interruzioni sono state più una questione di percezione che di realtà operativa.
- •Goldman Sachs ha mantenuto la previsione che il greggio Brent scambierà tra 80 e 90 dollari al barile fino a quando non venga confermato un accordo finalizzato tra Stati Uniti e Iran o le ostilità si intensifichino significativamente.

Gli sforzi diplomatici intorno allo Stretto di Hormuz sono passati da principi generali a dettagli operativi, secondo nuove segnalazioni che indicano come Iran e Oman abbiano ampiamente concordato le linee generali di un piano per la riapertura della via d'acqua critica. Lo stretto trasporta circa un quinto del consumo globale di liquidi petroliferi, rendendolo il punto di transito petrolifero più importante al mondo. Le discussioni ora si concentrerebbero su implementazione e tempistiche.
Una fonte iraniana a conoscenza dei negoziati ha riferito a CBS News che, secondo l'attuale proposta, le navi in ingresso nello stretto utilizzerebbero il canale più vicino all'Iran, con Teheran che coordina il traffico in entrata. Le navi in partenza utilizzerebbero il lato omanita, con Mascate che gestisce i flussi in uscita. Il piano includerebbe una tariffa di servizio da dividere tra i due paesi, dando a ciascuno un interesse finanziario nella riuscita dell'accordo.
Separatamente, The Telegraph riporta che l'Iran sta valutando una proposta per far pagare ai paesi europei la manutenzione dello stretto attraverso un fondo volontario, finanziato dagli Stati del Golfo e da alcuni membri europei dell'Organizzazione Marittima Internazionale. Fonti del Golfo ed europee hanno dichiarato che le tariffe contribuirebbero a coprire i costi di gestione della navigazione, della protezione ambientale e dei servizi di ricerca e soccorso nella via d'acqua. La struttura sarebbe modellata sugli accordi esistenti nello Stretto di Malacca, dove Indonesia, Malesia e Singapore richiedono contributi volontari dalle navi di transito per servizi analoghi.
Il quadro proposto con tariffa di servizio e fondo volontario, ispirato al precedente dello Stretto di Malacca, suggerisce una struttura concepita per la durabilità piuttosto che come misura temporanea. Se finalizzato, formalizzerebbe un meccanismo di condivisione dei ricavi su una delle vie di navigazione strategicamente più vitali al mondo — un cambiamento rilevante rispetto allo status quo, in cui la via d'acqua ha funzionato come rotta di transito internazionale aperta senza un regime coordinato di pedaggi. Tuttavia, l'accordo di instradamento — con l'Iran che controlla il canale in entrata e l'Oman quello in uscita — lascia spazio a attriti se una delle due parti venisse percepita come capace di ottenere un controllo sproporzionato sulle attività di navigazione.
Goldman Sachs ha ribadito la propria previsione che il greggio Brent scambierà probabilmente in un range tra 80 e 90 dollari al barile fino a quando non venga confermato un accordo finalizzato tra Stati Uniti e Iran o gli attacchi si intensifichino significativamente. Questa posizione appare sempre più coerente con la direzione suggerita dalle più recenti segnalazioni diplomatiche.
Il US Central Command ha confermato che la rotta meridionale attraverso lo stretto è rimasta libera e aperta a tutte le navi commerciali per tutto il recente periodo di elevato rischio legato alle notizie. Questa conferma rafforza la tesi secondo cui le interruzioni degli ultimi giorni sono state più una questione di percezione che di realtà operativa — una distinzione che gli operatori continueranno probabilmente a soppesare rispetto ai movimenti dei prezzi guidati dalle notizie osservati questa settimana.
Il passaggio dell'attenzione del mercato dal se ci sarà un accordo su Hormuz a come verrebbe implementato segnala che i partecipanti potrebbero iniziare a scontare una minore probabilità di interruzione prolungata, rafforzando il già in corso ridimensionamento del premio per il rischio.
In uno sviluppo regionale correlato, un funzionario saudita ha negato che vi siano trattative in corso tra Arabia Saudita e gli Houthi tramite mediatori, secondo Al Arabiya, respungendo le speculazioni su una separata iniziativa diplomatica.
In precedenza il petrolio ha chiuso con un calo di circa il 5% mentre i negoziati sull'Iran alimentavano le speranze per una riapertura di Hormuz. Un'indagine privata sulle scorte ha inoltre mostrato un aumento del gregcio, contrario alle aspettative di un calo.
Nel complesso, gli ultimi aggiornamenti suggeriscono che la situazione di Hormuz si sta orientando verso un quadro negoziato piuttosto che verso uno stallo a tempo indeterminato. Ciononostante, il divario tra l'accordo di massima sulle linee generali e un accordo finalizzato e implementato rimane una fonte significativa di incertezza per i mercati nei giorni a venire.