NotizieMacroL’Internet Freedom Foundation definisce incostituzionale l’ordine indiano di rimozione di BitChat da GitHub

L’Internet Freedom Foundation definisce incostituzionale l’ordine indiano di rimozione di BitChat da GitHub

Autore: Cointelegraph·

Punti chiave

  • L’agenzia indiana per la criminalità informatica ha ordinato a GitHub di disabilitare tre repository di BitChat entro una finestra di tre ore ai sensi della Sezione 79(3)(b) dell’IT Act, anziché tramite il quadro consolidato di blocco dei siti web previsto dalla Sezione 69A.
  • L’Internet Freedom Foundation sostiene che l’ordine sia incostituzionale perché non identifica alcun contenuto illecito specifico e prende invece di mira l’architettura Bluetooth decentralizzata di BitChat, definendola intrinsecamente problematica.
  • BitChat è stata lanciata da Jack Dorsey nel luglio 2025 come strumento di messaggistica cifrata peer-to-peer che instrada messaggi tra dispositivi vicini senza accesso a internet né server centralizzati.
  • I download di BitChat sono aumentati in più Paesi colpiti da interruzioni della connettività, tra cui Madagascar, Nepal, Uganda, Giamaica e Iran.
  • Il caso solleva interrogativi più ampi sulla possibilità che l’IT Act indiano possa essere legittimamente applicato ai repository di software open-source, che funzionano come librerie pubbliche di codice anziché come servizi ospitati.
L’Internet Freedom Foundation definisce incostituzionale l’ordine indiano di rimozione di BitChat da GitHub

L’Internet Freedom Foundation (IFF) indiana ha condannato con forza una direttiva governativa che ordina a GitHub di rimuovere repository associati a BitChat, l’app di messaggistica decentralizzata basata su Bluetooth sviluppata da Jack Dorsey. L’organizzazione per i diritti digitali ha definito la misura incostituzionale e ha avvertito che rappresenta una seria minaccia sia per la libertà di espressione sia per l’ecosistema del software open-source.

La dichiarazione dell’IFF, pubblicata su X venerdì, è arrivata in risposta a un ordine emesso dall’agenzia indiana per la criminalità informatica che impone a GitHub di disabilitare l’accesso a tre repository di BitChat entro una finestra di tre ore. L’agenzia ha giustificato la rimozione sostenendo che l’applicazione di messaggistica decentralizzata potrebbe essere utilizzata per aggirare i blocchi di internet, eludere la sorveglianza legittima e facilitare attività illecite.

IFF ha sostenuto che l’ordine eccede l’autorità legale del governo. La direttiva è stata emessa ai sensi della Sezione 79(3)(b) dell’Information Technology Act indiano — una disposizione normalmente utilizzata per obbligare gli intermediari a rimuovere specifici contenuti illeciti — anziché tramite il quadro consolidato del Paese per il blocco dei siti web previsto dalla Sezione 69A dell’IT Act, che include garanzie procedurali come motivazioni documentate e possibilità di revisione. L’organizzazione ha chiesto al governo di ritirare immediatamente l’avviso e di pubblicare tutti gli ordini di rimozione emessi ai sensi della Sezione 79(3)(b), citando l’esigenza di trasparenza e responsabilità.

Il gruppo per i diritti ha inoltre contestato il fondamento sostanziale dell’ordine, rilevando che non identifica alcun contenuto illecito specifico ospitato nei repository. L’argomentazione del governo si basa invece sulla stessa architettura decentralizzata dell’app. BitChat instrada messaggi cifrati tra dispositivi vicini tramite connessioni Bluetooth, funzionando interamente senza accesso a internet né server centralizzati — un modello che il governo ha definito intrinsecamente problematico.

BitChat è stata lanciata da Jack Dorsey nel luglio 2025 come strumento di comunicazione peer-to-peer progettato per funzionare in ambienti in cui l’infrastruttura internet tradizionale non è disponibile o viene deliberatamente limitata. Dalla sua uscita, l’app ha registrato un’adozione significativa durante periodi di disordini civili, disastri naturali e blocchi di internet imposti dai governi. I download sono aumentati in più Paesi colpiti da interruzioni della connettività, tra cui Madagascar, Nepal, Uganda, Giamaica e Iran, dove gli utenti si sono rivolti sempre più spesso a piattaforme di comunicazione decentralizzate durante le crisi.

L’India ha fatto spesso ricorso ai blocchi di internet come strumento per mantenere l’ordine pubblico, diventando uno dei Paesi più colpiti al mondo dalle interruzioni di rete. Questo contesto conferisce all’ordine su BitChat un significato più ampio: gli strumenti progettati per la comunicazione offline o locale possono essere utili durante emergenze e blocchi, ma si trovano anche al centro di controversie su autorità statale, crittografia e accesso alle informazioni.

Il caso solleva inoltre questioni più ampie sull’applicazione dell’IT Act indiano ai repository di software open-source, che fungono da librerie pubbliche di codice piuttosto che da servizi ospitati, e sulla possibilità che prendere di mira il codice sorgente costituisca un esercizio legittimo del potere regolatorio del governo. Per sviluppatori e gruppi per le libertà civili, il prossimo punto di attenzione sarà verificare se le autorità forniscano una chiara base legale e un registro pubblico per richieste di rimozione di questo tipo, soprattutto quando l’ordine riguarda infrastrutture software anziché post, messaggi o file specifici indicati come illeciti.

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