Il PIL dell'Eurozona nel Q3 supera le previsioni, ma slancio in rallentamento e dettagli disomogenei attutiscono la sorpresa
Punti chiave
- •Il PIL dell'Eurozona è cresciuto dello 0,4% su base trimestrale nel Q3, superando la previsione dello 0,2% ma rallentando dallo 0,6% del secondo trimestre.
- •La crescita su base annua ha raggiunto l'1,3% contro le attese dell'1,1%, anche se si tratta di stime preliminari flash spesso riviste nelle pubblicazioni successive di Eurostat.
- •L'Irlanda ha registrato l'espansione trimestrale più forte al 5,5%, trainata dall'attività dominata dalle multinazionali nell'informatica, nelle comunicazioni e nella manifattura, che può distorcere la lettura della salute economica interna.
- •La performance è stata ampiamente divergente tra le maggiori economie: Spagna e Paesi Bassi sono cresciuti dello 0,6%, la Germania dello 0,2%, l'Italia è rimasta ferma allo 0,0% e la Francia si è contratta dello 0,1%.
- •Il quadro di crescita disomogeneo, unito all'aumento dell'inflazione in Francia e Spagna e alla potenziale pressione sui prezzi legata all'energia, complica l'orientamento di politica unica della BCE e solleva timori di una stretta stagflazionistica.

PIL preliminare dell'Eurozona nel Q3:
- +0,4% su base trimestrale rispetto a +0,2% atteso — dato precedente +0,6%
- +1,3% su base annua rispetto a +1,1% atteso — dato precedente +1,2%
A prima vista, l'economia dell'area dell'euro ha registrato una crescita nel terzo trimestre superiore alle attese. Tuttavia, vi sono uno o due aspetti da considerare esaminando i dettagli, tra cui il continuo rallentamento dello slancio trimestrale e una performance fortemente disomogenea tra gli Stati membri.
Vale da tenere presente: dati come questi sono stime preliminari flash, elaborate a partire da fonti incomplete e spesso riviste nelle pubblicazioni successive di Eurostat, quindi il margine di scostamento dalle previsioni può variare man mano che emerge il quadro completo.
La crescita trimestrale è comunque rallentata allo 0,4% nel terzo trimestre, rispetto allo 0,6% del secondo trimestre. Quindi, sebbene la sorpresa nel dato complessivo sia incoraggiante, lo slancio di fondo non è così impressionante come potrebbe sembrare.
Andando più a fondo nei dettagli a livello di Paese, la situazione inizia a farsi più interessante.
L'Irlanda guida il gruppo con un'espansione trimestrale del 5,5% nel Q3. Detto questo, l'Irlanda è nota per dati sul PIL notoriamente volatili — uno schema che impone sempre una certa cautela. L'espansione è stata trainata principalmente dalla forte attività nei settori dominati dalle multinazionali, in particolare informatica e comunicazioni e manifattura.
Per contestualizzare, il dato di crescita complessivo dell'Irlanda è spesso un indicatore distorto della salute economica interna, poiché è fortemente influenzato dalla manifattura su commessa e dai profitti globali delle società multinazionali che in gran parte ritornano agli azionisti esteri anziché tradursi direttamente nel tenore di vita locale.
La Spagna continua a fare molto più del proprio peso con una crescita dello 0,6%, mentre anche i Paesi Bassi hanno registrato un rispettabile aumento dello 0,6%.
Altrove, però, il quadro non è così gradevole. La Germania è riuscita a crescere appena dello 0,2%, l'Italia è stagnata allo 0,0% e la Francia si è persino contratta dello 0,1% — difficile definirlo un endorsement della resilienza economica delle maggiori economie della regione. Questa divergenza conta al di là delle statistiche: il dato complessivo maschera una base disomogenea, con motori della crescita e realtà in ritardo che tirano in direzioni opposte.
Cosa significa tutto questo per la Banca Centrale Europea? Poiché i tassi di interesse vengono fissati per l'area dell'euro nel suo complesso e non per i singoli Stati membri, i funzionari devono valutare un unico orientamento di politica monetitaria rispetto a condizioni nazionali fortemente divergenti. Oggi le pressioni inflazionistiche sono aumentate in Francia e Spagna, anche se il quadro della crescita resta piuttosto disomogeneo. Nel frattempo, i dati sull'inflazione dei Länder tedeschi hanno offerto qualche sollievo, ma la preoccupazione più ampia resta che i costi energetici più elevati finiscano per riversarsi sui prezzi, pesando al contempo sull'attività economica.
Ed è esattamente il tipo di stretta stagflazionistica che i responsabili delle politiche vorrebbero evitare in questo momento.
La vera domanda ora è se l'area dell'euro potrà mantenere il suo slancio di crescita mentre i prezzi più alti squeezano sempre più famiglie e imprese nei mesi a venire. L'ultimo rapporto potrebbe suggerire che le condizioni di crescita stanno tenendo un po' meglio del temuto, ma se ciò varrà anche nell'ingresso nel Q4 è un discorso completamente diverso. Da qui in poi, l'attenzione si sposterà sulla seconda stima più dettagliata di Eurostat sul PIL del Q3, attesa nelle prossime settimane, e sull'eventuale continua crescita della pressione sui prezzi legata all'energia accanto a dati di crescita disomogenei.
Fonte: ForexLive — Il PIL dell'Eurozona nel Q3 supera le attese ma la sorpresa di crescita ha un rovescio della medaglia