Le borse europee scendono all'apertura mentre gli investitori frenano dopo il rialzo post-Fed
Punti chiave
- •Gli indici europei hanno aperto venerdì in calo tra lo 0,2% e lo 0,4%, con un tono indicativo di presa di profitto e consolidamento più che di un rinnovato sentimento di avversione al rischio.
- •I forti guadagni europei di giovedì sono arrivati con il calo dei prezzi del petrolio e l'allentamento dei rendimenti obbligazionari, che hanno aiutato gli investitori ad assimilare il rialzo dei tassi della Federal Registry avvenuto durante la settimana.
- •La Bank of Japan ha innalzato il tasso di politica monetaria di 25 punti base all'1,25%, il livello più alto in 31 anni, con un voto 7-2 e due dissensi accomodanti.
- •Il Brent è sceso di quasi il 2% a 102,80 dollari, segnando una terza seduta consecutiva di perdite man mano che diminuivano i timori di una potenziale interruzione dell'offerta saudita.
- •I futures S&P 500 sono saliti dello 0,3% e i futures Nasdaq hanno guadagnato lo 0,7%, offrendo uno sfondo transatlantico costruttivo in assenza di importanti notizie societarie europee.

Le azioni europee hanno aperto in moderato calo venerdì, restituendo una parte del rimbalzo della seduta precedente successivo alla decisione sui tassi della Federal Reserve. Le perdite sono rimaste contenute sui principali indici della regione:
- Eurostoxx: -0,2%
- Germania DAX: -0,4%
- Francia CAC 40: -0,4%
- Regno Unito FTSE: -0,3%
- Spagna IBEX: -0,4%
- Italia FTSE MIB: -0,3%
Il tono dell'apertura ha indicato una leggera presa di profitto e consolidamento, più che un rinnovato sentimento di avversione al rischio all'inizio della giornata. Le azioni europee avevano fatto registrare forti guadagni giovedì, quando il calo dei prezzi del petrolio e l'allentamento dei rendimenti obbligazionari hanno aiutato i mercati ad assimilare il rialzo dei tassi della Fed avvenuto durante la settimana. Questo mix è particolarmente rilevante per la regione: l'economia europea, dipendente dalle importazioni, è sensibile ai costi dell'energia, per cui il ribasso del greggio è stato uno degli sviluppi piùvoli ai mercati in una settimana altrimenti dominata dalla politica monetaria.
Venerdì mattina non c'è stato molto in termini di catalizzatori societari europei di rilievo. L'attenzione si è invece concentrata sulla Bank of Japan, che ha innalzato il proprio tasso di politica monetaria di 25 punti base all'1,25% — il livello più alto in 31 anni. Il voto diviso 7-2, con due dissensi accomodanti, ha attenuato il messaggio, contribuendo a spingere USD/JPY verso 157 anziché produrre una più ampia reazione di avversione al rischio. Il tasso storico sottolinea quanto si sia allontanata la banca centrale giapponese dall'orientamento ultra-espansivo che ha contraddistinto la sua politica per decenni — una svolta seguita da vicino dagli investitori globali, dato che il cambio dollaro-yen è tra le coppie valutarie più scambiate al mondo.
Anche i prezzi del petrolio hanno offerto un sostegno di fondo ai mercati. Il Brent è sceso di quasi il 2% a 102,80 dollari, allungando il proprio declino a una terza seduta consecutiva man mano che diminuiscono i timori di una potenziale interruzione dell'offerta saudita. L'energia ha inoltre un peso significativo negli indici azionari europei, per cui l'andamento del greggio resta un fattore chiave per la performance degli indici anche nelle sedute senza titoli dierste energetiche a livello regionale.
Lo sfondo più ampio di Wall Street è rimasto relativamente costruttivo dopo il rimbalzo guidato dalla tecnologia di giovedì. I futures S&P 500 erano in rialzo dello 0,3%, con i futures Nasdaq in crescita dello 0,7% in giornata. In assenza di novità societarie di rilievo a livello domestico, i trader europei sono rimasti a prendere indicazioni da quei segnali transatlantici, insieme agli andamenti valutari e delle materie prime per il resto della seduta.
Nel complesso, l'apertura europea è stata prudente e leggermente più debole, anziché francamente orientata all'avversione al rischio.