L'UE punta a triplicare la capacità dei data center entro la fine del decennio tra crescenti proteste locali
Punti chiave
- •La Commissione Europea intende triplicare la capacità dei data center dell'UE entro cinque-sette anni, portando la capacità elettrica da circa 12 GW a oltre 27 GW, con un costo previsto di circa 200 miliardi di euro finanziato principalmente da investitori privati come hyperscaler, fornitori di colocation e fondi sovrani.
- •I data center dell'UE consumano attualmente circa 68 TWh di elettricità all'anno, una cifra prevista salire a circa 114 TWh entro il 2030, con un aumento di quasi il 68%.
- •Una proposta presentata il 21 settembre 2026 istituirebbe una valutazione di trasparenza per i data center superiori a 500 kW, valutando efficienza energetica, recupero del calore di scarto e integrazione di energia pulita, anche se i requisiti minimi di prestazione restano in discussione.
- •Le comunità di Irlanda, Paesi Bassi e Francia si oppongono alla costruzione di nuovi data center per preoccupazioni su consumo elettrico, uso dell'acqua e impatto ambientale, con la pressione sulla rete irlandese che alimenta timori di carenze di energia per case e imprese.
- •Gli analisti individuano i ritardi negli allacci alla rete — che in Germania, Regno Unito e Francia richiedono anni anziché mesi — come un ostacolo principale, e il successo del piano dipende dalla risoluzione dei colli di bottiglia su permessi e accesso alla rete che bloccano i progetti da anni.

La Commissione Europea intende triplicare la capacità dei data center dell'Unione Europea nei prossimi cinque-sette anni, un piano che dovrebbe richiedere circa 200 miliardi di euro di investimenti perlopiù privati e portare la capacità elettrica totale da circa 12 GW a oltre 27 GW. Il piano è ambizioso, costoso e sempre più impopolare tra i residenti che vivrebbero accanto agli impianti.
Attraverso il proposto Cloud and AI Development Act, noto come CADA, e il più ampio AI Continent Action Plan, Bruxelles scommette che un'infrastruttura su larga scala possa colmare il divario con Stati Uniti e Cina nell'intelligenza artificiale. La posta in gioco va oltre la politica industriale: i data center sono la spina dorsale fisica dei servizi cloud, delle piattaforme di streaming e degli strumenti di IA di cui famiglie e imprese europee si affidano ogni giorno, ed è per questo che la battaglia su dove costruirli è diventata così accesa.
I numeri dietro l'espansione
I data center dell'UE consumano attualmente circa 68 TWh di elettricità all'anno. Entro il 2030, tale cifra è prevista salire a circa 114 TWh, un aumento di quasi il 68%. Per contestualizzare, i data center hanno rappresentato circa il 2-2,5% del consumo elettrico totale dell'UE nel 2024 — una quota che sembra modesta ma che si traduce già in decine di terawattora — e si prevede che cresca in modo significativo entro la fine del decennio man mano che i carichi di lavoro legati all'IA si moltiplicano.
Una proposta presentata il 21 settembre 2026 istituirebbe un sistema di valutazione trasparenza per i data center con capacità superiore a 500 kW. Il quadro valuterebbe l'efficienza energetica, il recupero del calore di scarto e l'integrazione di energia pulita. Le discussioni sui requisiti minimi di prestazione sono ancora in corso, il che significa che le tutele normative non sono state finalizzate anche mentre l'espansione accelera.
Perché i residenti si oppongono
L'opposizione pubblica alla costruzione di data center si è intensificata in diversi Stati membri dell'UE. Irlanda, Paesi Bassi e Francia hanno tutti registrato una crescente resistenza da parte delle comunità, preoccupate per il consumo di elettricità, l'uso dell'acqua e l'impronta ambientale di questi impianti. Poiché le decisioni di pianificazione passano generalmente attraverso le autorità nazionali e municipali, quella resistenza tradursi direttamente nei ritardi di autorizzazione che da tempo rallentano i progetti in tutto il continente.
L'Irlanda è un caso particolarmente significativo. Il paese è diventato uno dei maggiori hub europei per i data center, in parte grazie a un regime fiscale favorevole e a una solida connettività in fibra. Ma l'enorme numero di impianti ha messo sotto pressione la rete nazionale, alimentando timori che case e imprese potrebbero affrontare carenze di energia mentre i data center mantengono le luci accese per le multinazionali tecnologiche.
Le comunità olandesi hanno sollevato obiezioni simili, indicando il consumo di acqua nei processi di raffreddamento e l'impatto visivo sui paesaggi rurali. Gli analisti hanno segnalato i ritardi negli allacci alla rete come uno degli ostacoli più significativi: in Germania, Regno Unito e Francia, ottenere un collegamento alla rete elettrica può richiedere anni anziché mesi.
Sovranità digitale incontra la realtà energetica
La motivazione strategica dietro il CADA è chiara. L'Europa dipende attualmente in modo pesante da fornitori cloud non UE, principalmente hyperscaler americani — i più grandi operatori cloud globali — come Amazon Web Services, Microsoft Azure e Google Cloud. Bruxelles considera questa dipendenza una vulnerabilità, sia per la privacy dei dati che per la competitività industriale nell'IA.
Le disposizioni sul recupero del calore di scarto nel sistema di valutazione proposto rappresentano un tentativo di affrontare questa tensione. I data center generano enormi quantità di calore, e indirizzare quell'energia termica nelle reti di teleriscaldamento — sistemi che convogliano acqua calda verso abitazioni e imprese, comuni nell'Europa settentrionale — potrebbe compensare parte dei costi ambientali. Diversi progetti pilota in Scandinavia hanno dimostrato che il concetto funziona tecnicamente, anche se scalarlo rimane una sfida.
La cifra di 200 miliardi di euro segnala che Bruxelles si aspetta che il settore privato sopporti la maggior parte del peso finanziario, con hyperscaler, fornitori di colocation — aziende che affittano spazi in sale dati già pronte e energia — e fondi sovrani come probabili fonti di capitale. Se quel denaro arriverà davvero dipende dalla capacità dell'UE di risolvere i problemi di autorizzazione e accesso alla rete che bloccano i progetti da anni. Per ora, il percorso del sistema di valutazione nel processo legislativo UE — e se seguiranno requisiti definiti, autorizzazioni più rapide e collegamenti alla rete più veloci — indicherà come Bruxelles bilancerà le sue ambizioni di espans con la resistenza che si sta aggregando sul territorio.
Fonte: CryptoBriefing