Lo studio della Fed di Cleveland collega la proprietà di criptovalute alle convinzioni degli investitori e ai rendimenti passati
Punti chiave
- •La Cleveland Fed ha pubblicato il 14 luglio 2026 il Working Paper n. 26-16, utilizzando dati di sondaggi sulle famiglie statunitensi per studiare il legame tra convinzioni sulle criptovalute e proprietà.
- •Nel terzo trimestre del 2021, i possessori di criptovalute si aspettavano in media un rendimento su Bitcoin a un anno del 22%, contro il 7% dei non possessori, e ritenevano le criptovalute più sicure.
- •Ogni punto percentuale in più nei rendimenti attesi dalle criptovalute era associato a una probabilità di possedere criptovalute superiore di 0,8 punti percentuali.
- •Quando ai rispondenti sono stati mostrati i rendimenti passati di Bitcoin, gli acquisti di criptovalute sono aumentati di circa 2,5 punti percentuali e l'allocazione desiderata in criptovalute è salita di circa 2 punti percentuali rispetto a un valore di riferimento del 4,3%.
- •Secondo il documento, la domanda di criptovalute appare guidata dalle aspettative più che dall'utilità, mentre negli Stati Uniti sia l'uso delle criptovalute per i pagamenti sia la proprietà sono diminuiti negli ultimi anni.

Un nuovo working paper della Federal Reserve Bank di Cleveland esamina come le convinzioni degli investitori e i rendimenti passati formino il comportamento degli investitori in criptovalute, rilevando che l'ottimismo su Bitcoin accompagna da vicino la proprietà di cripto anche se l'uso effettivo delle criptovalute per i pagamenti nel mondo reale rimane esiguo. La ricerca indica una domanda guidata dalle aspettative più che dall'utilità — una lettura che i sostenitori considerano segno di un interesse in fase di maturazione e che gli scettici vedono invece come carburante per oscillazioni speculative.
Cosa sta esaminando lo studio della Fed sui mercati delle criptovalute
La Cleveland Fed ha pubblicato il 14 luglio 2026 il Working Paper n. 26-16, dal titolo "Do You Even Crypto, Bro? Cryptocurrencies in Household Finance". Il documento studia le famiglie statunitensi per verificare in che misura ciò che le persone pensano delle criptovalute corrisponda alla loro effettiva detenzione.
Due concetti sono al centro del lavoro. Le «convinzioni degli investitori» indicano i rendimenti e il rischio che le famiglie si aspettano dalle criptovalute in futuro, mentre i «rendimenti» rimandano alle performance passate dei prezzi — come i guadagni precedenti di Bitcoin — che gli investitori osservano prima di decidere.
Il momento conferisce peso allo studio: arriva mentre i responsabili politici stanno ancora valutando come la speculazione al dettaglio si inserisca nelle finanze familiari. La politica sugli asset digitali è già passata in primo piano a Washington, con un ordine esecutivo che nel marzo 2025 ha istituito una riserva strategica statunitense di Bitcoin e con il GENIUS Act, promulgato nel luglio 2025, che crea un quadro federale per le stablecoin di pagamento — cambiamenti che rendono più pertinenti al dibattito le evidenze a livello di famiglia su chi detiene criptovalute e perché. Lo studio si basa sulle indagini trimestrali Nielsen Homescan sulle famiglie condotte dal 2018, con circa 15.000-25.000 rispondenti per ondata, fornendo agli autori un ampio dataset comportamentale anziché aneddoti. I ricercatori avvertono inoltre che i working paper sono preliminari e non rappresentano le posizioni del Federal Reserve System.
Perché convinzioni e rendimenti possono plasmare le decisioni degli investitori in criptovalute
Il divario più netto nelle convinzioni emerge dalle aspettative. Nel terzo trimestre del 2021, i possessori di criptovalute dichiaravano in media un rendimento atteso su Bitcoin a un anno del 22%, contro il 7% di chi non ne deteneva, e percepivano inoltre le criptovalute come più sicure rispetto ai non detentori.
Quel divario nelle convinzioni si riflette direttamente nelle decisioni di partecipazione. Il documento rileva che ogni punto percentuale in più nei rendimenti attesi dalle criptovalute era associato a una probabilità di possedere criptovalute superiore di 0,8 punti percentuali, legando l'ottimismo alla scelta di entrare nel mercato.
Anche i rendimenti in sé muovono il comportamento, non soltanto le convinzioni. Quando i ricercatori hanno mostrato ai rispondenti informazioni sui rendimenti passati di Bitcoin, gli acquisti successivi di criptovalute sono aumentati di circa 2,5 punti percentuali — un risultato rilevante per comprendere come i detentori reagiscano nei mercati volatili.
Gli stessi trattamenti sperimentali hanno modificato anche l'appetito per il rischio. L'allocazione desiderata del portafoglio in criptovalute è salita di circa 2 punti percentuali rispetto a un valore di riferimento del gruppo di controllo del 4,3%, un incremento di circa il 47%, a suggerire che nuovi dati sui rendimenti spostino quanto rischio le famiglie sono disposte a correre.
Cosa potrebbe significare lo studio per chi osserva i mercati delle criptovalute
Per i lettori che seguono il sentiment, il valore sta nel supporto istituzionale. Uno studio della Federal Reserve basato su dati di sondaggi alle famiglie dà peso a un dibattito spesso alimentato da influencer e commentatori dei social media anziché da comportamenti misurati.
Esiste una lettura rialzista e una lettura ribassista. L'interpretazione rialzista è che una domanda documentata e guidata dalle convinzioni testimoni un coinvolgimento autentico degli investitori al dettaglio; quella ribassista è che una domanda così sensibile ai rendimenti passati possa amplificare le oscillazioni. Giovanni Compiani di Chicago Booth ha messo in guardia sul rischio insito in queste dinamiche, affermando in un'intervista al Chicago Booth Review: «forse questo faciliterà una sorta di dinamiche simili a bolle, come quella che abbiamo riscontrato con le criptovalute».
I risultati comportamentali cozzano inoltre con i dati sull'adozione. Un briefing della Fed di Kansas City pubblicato il 24 settembre 2025 indica che l'uso di criptovalute per i pagamenti negli Stati Uniti è sceso da quasi il 3% nel 2021 e nel 2022 a meno del 2% nel 2023 e nel 2024, mentre la proprietà è diminuita dal 12,3% nel 2021 all'8,4% nel 2024. Questo contrasto fa eco alle evidenze secondo cui i pagamenti in criptovalute registrano a malapena una presenza tra i commercianti dell'area euro, rafforzando l'immagine di una domanda sensibile alla speculazione più che guidata dall'utilità.
Anche le condizioni di mercato inquadrano il dibattito. Bitcoin quotava intorno ai 77.171 dollari, con una leggera variazione dello 0,25% nelle 24 ore, mentre l'indice Fear & Greed segnava 66, ovvero "Greed" — un contesto di sentiment coerente con l'ottimismo misurato dal documento.
Contano anche i limiti del documento. Si tratta di un working paper preliminare e i suoi effetti misurati descrivono il comportamento rilevato nei sondaggi anziché previsioni sui prezzi, quindi i lettori dovrebbero considerarlo un contesto per comprendere il sentiment, non un segnale di trading. Come un recente studio di Stanford sui mercati predittivi su Bitcoin, il suo valore sta in ciò che documenta sul comportamento, non in ciò che prevede sul prezzo. Un ulteriore punto di verifica è incorporato nel dataset stesso: la finestra dell'indagine copre l'approvazione, nel gennaio 2024, degli ETF statunitensi su Bitcoin spot, che ha portato l'esposizione a Bitcoin nei normali conti di intermediazione, così le ondate successive potranno mostrare se il legame tra convinzioni e proprietà documentato dal documento persiste man mano che si ampliano i canali per dare seguito a quelle convinzioni.
Avvertenza: questo articolo ha scopo esclusivamente informativo e non costituisce consulenza finanziaria o di investimento. I mercati delle criptovalute e degli asset digitali comportano rischi significativi. Eseguire sempre una propria ricerca prima di prendere decisioni.