Arthur Hayes e i cofondatori di BitMEX affrontano un'azione collettiva per presunto schema di insider trading
Punti chiave
- •La causa accusa BitMEX di aver gestito segretamente un desk di trading interno che utilizzava informazioni riservate dei clienti per innescare intenzionalmente liquidazioni forzate.
- •I querelanti sostengono che un'interruzione della piattaforma a marzo 2020 sia stata deliberatamente provocata per impedire agli utenti di gestire le proprie posizioni durante un importante sell-off di mercato.
- •La proposta di azione collettiva potrebbe coinvolgere migliaia di trader statunitensi con richieste totali superiori a 5 milioni di dollari e mira alla restituzione dei Bitcoin persi anziché a un risarcimento monetario.
- •I cofondatori di BitMEX Arthur Hayes, Samuel Reed e Benjamin Delo si erano precedentemente dichiarati colpevoli nel 2022 di violazioni del Bank Secrecy Act legate a controlli antiriciclaggio inadeguati.
- •La denuncia è stata depositata poco prima che BitMEX annunciasse la cessazione definitiva delle operazioni a settembre 2026, e una precedente causa simile si era conclusa senza una sentenza.

Due ex clienti di BitMEX hanno depositato una proposta di azione collettiva accusando l'exchange di criptovalute di aver operato contro i propri utenti durante gli anni di attività. L'azione legale prende di mira i cofondatori Arthur Hayes, Samuel Reed, Benjamin Delo e diverse entità affiliate.
La denuncia è stata depositata poco prima che BitMEX confermasse la cessazione definitiva delle operazioni a settembre 2026, intensificando lo scrutinio sulle pratiche di trading della piattaforma, sul sistema di liquidazione e sulla gestione dei fondi dei clienti.
BitMEX è stata una delle piattaforme dominanti per i derivati crypto, offrendo contratti perpetual swap con leva su Bitcoin e altri token in un periodo in cui esistevano meno alternative regolamentate. L'exchange e la sua dirigenza hanno precedentemente affrontato azioni regolamentari: nel 2022, Hayes, Reed e Delo si sono dichiarati colpevoli di violazioni del Bank Secrecy Act per non aver implementato un programma antiriciclaggio adeguato, con conseguenti sanzioni penali e risoluzioni aziendali.
Presunte pratiche di trading sotto esame
I querelanti sostengono che BitMEX gestiva segretamente un desk di trading interno che aveva accesso a informazioni riservate sui clienti. Secondo gli atti depositati, il desk identificava i livelli di liquidazione ed eseguiva operazioni specificamente progettate per innescare chiusure forzate delle posizioni.
La causa afferma inoltre che l'exchange ha mascherato queste attività tramite conti anonimi. La denuncia sostiene anche che BitMEX ha incanalato il collateral in eccesso dalle posizioni liquidate nel proprio Fondo di Assicurazione anziché proteggere i clienti interessati.
Le accuse riecheggiano preoccupazioni di lungo data nei mercati dei derivati crypto riguardo agli exchange che gestiscono desk di trading proprietari ospitando allo stesso tempo gli ordini dei clienti, creando potenziali conflitti di interesse se le posizioni dei clienti o i dati di liquidazione sono visibili a livello interno.
I querelanti chiedono la restituzione dei Bitcoin
La denuncia riprende l'interruzione del trading di marzo 2020, sostenendo che l'outage sia stato intenzionalmente provocato per impedire agli utenti di gestire le proprie posizioni durante un'estrema volatilità di mercato. Quel mese ha registrato un forte sell-off nei mercati crypto globali e i prodotti ad alta leva di BitMEX hanno esposto molti trader a liquidazioni rapide.
I querelanti dichiarano di aver perso centinaia di Bitcoin attraverso multiple liquidazioni tra il 2018 e il 2020. Invece di chiedere un risarcimento in contanti, richiedono la restituzione dei propri Bitcoin.
La proposta di azione collettiva potrebbe coinvolgere migliaia di trader statunitensi, con richieste totali superiori a 5 milioni di dollari. Un precedente tentativo legale si è concluso senza una sentenza, aprendo la strada alla nuova causa per perseguire accuse simili.
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