La BIS avverte che le stablecoin non sono un mezzo di pagamento credibile su larga scala, mentre le regole globali divergono
Punti chiave
- •Il direttore generale della BIS Pablo Hernández de Cos ha affermato che le stablecoin non sono un mezzo di pagamento credibile e ha proposto i depositi bancari tokenizzati come modo migliore per integrare la blockchain nella finanza.
- •De Cos ha avvertito che una migrazione su larga scala dei depositi bancari verso le stablecoin potrebbe privare le banche di finanziamenti e aumentare i costi per consumatori e mutuatari.
- •Il capo della BIS ha inoltre citato la debole interconnessione tra piattaforme, le difficoltà di applicazione delle norme antiriciclaggio e i rischi per la sovranità monetaria legati alle stablecoin agganciate al dollaro all'estero.
- •Uno studio del Financial Stability Institute ha rilevato una significativa divergenza normativa tra Stati Uniti, UE, Regno Unito, Hong Kong e Singapore riguardo a chi possa emettere stablecoin e quali attività accessorie siano consentite.
- •Ai sensi del GENIUS Act statunitense, firmato nel luglio 2025, gli emittenti non bancari di stablecoin non possono concedere prestiti, offrire staking, fare trading per conto proprio né detenere cripto-attività per terzi, mentre le restrizioni in tutte e cinque le giurisdizioni si applicano solo all'entità emittente e non all'intero gruppo societario.

Le stablecoin sono tornate al centro dell'attenzione, con la Banca dei Regolamenti Internazionali (BIS) che mette in dubbio la loro capacità di costituire una forma di valuta costante, mentre le autorità delle principali economie mettono a punto nuovi quadri normativi per il settore.
Pablo Hernández de Cos, direttore generale della BIS, ha dichiarato che le stablecoin non possono essere considerate un mezzo di pagamento credibile, secondo Reuters. Egli ha invece sostenuto che i depositi bancari tokenizzati offrono un percorso alternativo per integrare la tecnologia blockchain nel sistema finanziario. Le sue osservazioni si allineano alla più ampia visione del "registro unificato" della BIS, delineata nel rapporto economico annuale del 2023, in cui le banche centrali e le banche commerciali gestiscono congiuntamente versioni tokenizzate della moneta di banca centrale e dei depositi bancari commerciali su infrastrutture condivise, anziché affidarsi alle stablecoin private.
"I depositi tokenizzati renderanno più facile sfruttare i benefici della tokenizzazione mantenendo intatte le fondamenta del sistema monetario", ha affermato de Cos.
Le sue dichiarazioni giungono mentre i regolatori delle principali economie continuano a definire le regole sulle stablecoin, un trend documentato anche in un recente rapporto di ricerca del Financial Stability Institute (FSI), un braccio della BIS (brief FSI).
Le stablecoin affrontano interrogativi sulla più ampia adozione
De Cos ha riconosciuto che le stablecoin potrebbero portare alcuni benefici, tra cui la riduzione dei costi di indebitamento del governo. Il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha espresso lo stesso punto di vista.
https://x.com/SecScottBessent/status/1935027160374210573
— Treasury Secretary Scott Bessent (@SecScottBessent) June 17, 2025
Le proiezioni recenti indicano che le stablecoin potrebbero crescere fino a diventare un mercato da 3.700 miliardi di dollari entro la fine del decennio, uno scenario reso più probabile dall'approvazione del GENIUS Act. Bessent ha sostenuto che un ecosistema di stablecoin fiorente stimolerebbe la domanda privata di titoli di Stato americani, che garantiscono i token. Il GENIUS Act, firmato in legge nel luglio 2025, ha istituito un quadro federale per l'emissione di stablecoin di pagamento negli Stati Uniti, richiedendo una copertura completa con attività liquide di alta qualità.
Tuttavia, de Cos ha ammonito che un uso più diffuso delle stablecoin potrebbe aumentare i costi per i consumatori se ingenti volumi di fondi si spostassero dai depositi bancari verso le monete digitali. Se i consumatori trasferissero i propri risparmi nelle stablecoin, le banche perderebbero una fonte chiave di finanziamento, con possibili aumenti di costi per le banche e, in ultima analisi, per i consumatori e le imprese che cercano credito.
Ha inoltre citato la scarsa interconnessione tra le piattaforme di stablecoin e le difficoltà nell'applicare le norme antiriciclaggio come ulteriori motivi di preoccupazione. Un altro potenziale problema deriva dalla crescente popolarità delle stablecoin agganciate al dollaro statunitense al di fuori degli Stati Uniti; secondo de Cos, un'ampia adozione di tali token potrebbe minare la sovranità monetaria di alcune nazioni. Un'osservazione che riecheggia le preoccupazioni di lungo periodo dei responsabili politici dei mercati emergenti, secondo cui i token digitali legati al dollaro potrebbero accelerare una dollarizzazione informale, indebolendo il controllo delle banche centrali locali sulle condizioni monetarie.
Le regole globali sulle stablecoin seguono strade diverse
Lo studio del FSI, pubblicato giovedì, ha esaminato le normative sulle stablecoin negli Stati Uniti, nell'UE, nel Regno Unito, a Hong Kong e a Singapore, riscontrando differenze significative su chi possa emettere stablecoin e su quali altri servizi possano offrire le aziende partecipanti. Questa divergenza ha rilevanza per le imprese globali: un emittente autorizzato e abilitato a fornire servizi accessori in una giurisdizione potrebbe trovarsi a fronteggiare restrizioni sulla stessa combinazione di attività in un'altra, complicando i modelli di business transfrontalieri.
Gli Stati Uniti e Singapore hanno imposto regole relativamente severe sull'emissione di stablecoin da parte di soggetti non bancari. Negli Stati Uniti, ai sensi del GENIUS Act, gli emittenti non bancari di stablecoin non possono svolgere attività come concessione di prestiti, staking, trading per conto proprio o detenzione di cripto-attività per conto terzi.
Hong Kong, il Regno Unito e l'UE adottano un approccio più flessibile: le imprese possono svolgere determinate attività aggiuntive a condizione di ottenere le necessarie autorizzazioni normative o altri permessi. Nell'UE le stablecoin rientrano nel regolamento Markets in Crypto-Assets (MiCA), pienamente in vigore dalla fine del 2024, mentre il Regno Unito e Hong Kong hanno ciascuno introdotto propri regimi specifici per le stablecoin.
I ricercatori del FSI hanno inoltre osservato che in tutte e cinque le giurisdizioni le restrizioni si applicano all'emittente di stablecoin in quanto tale, e non all'intero gruppo societario. Di conseguenza, altre società appartenenti allo stesso gruppo possono svolgere attività precluse all'entità emittente regolamentata. Un divario strutturale che i regolatori potrebbero rivedere con la crescita del settore, dato il potenziale trasferimento di attività all'interno dei gruppi verso affiliate meno regolamentate.
Le conclusioni evidenziano la crescente attenzione dei regolatori verso gli emittenti di stablecoin, mentre i governi cercano di bilanciare innovazione e stabilità finanziaria.