L’inflazione CPI australiana batte le attese, il core sorprende al rialzo
Punti chiave
- •Il CPI mensile è salito dell’1,0% a luglio, superando il +0,8% atteso e invertendo il calo dello 0,1% di giugno.
- •L’inflazione headline annuale è scesa al 3,5%, ma è rimasta sopra sia le attese di mercato sia le stime pre-dato delle principali banche.
- •L’inflazione trimmed mean è aumentata dello 0,5% su base mensile, lasciando il tasso annuo invariato al 3,6% e sopra le previsioni di consenso.
- •Le pressioni sui prezzi sono state ampie, con beni e servizi di mercato esclusi gli elementi volatili in aumento dell’1,0% e la spesa discrezionale escluso il tabacco in salita dell’1,5% nel mese.
- •I dati inflazionistici più forti hanno sostenuto il dollaro australiano e rafforzato le aspettative di un altro rialzo dei tassi della RBA prima della riunione di settembre.

I prezzi al consumo in Australia sono saliti più del previsto a luglio, mentre anche l’inflazione core è risultata superiore alle attese, rafforzando la tesi di un ulteriore aumento dei tassi da parte della Reserve Bank of Australia (RBA).
I dati dell’Australian Bureau of Statistics hanno mostrato che il Consumer Price Index (CPI) mensile è aumentato dell’1,0% rispetto a giugno, oltre le previsioni di un +0,8% e in recupero dopo il calo dello 0,1% del mese precedente. L’inflazione headline annuale è scesa al 3,5% dal 3,8% di giugno, ma è comunque rimasta sopra la fascia 3,2%-3,3% indicata dalle principali banche prima della pubblicazione e sopra le previsioni mediane del 3,3%.
Gran parte della moderazione su base annua rifletteva l’uscita dal calcolo annuale di un forte aumento dei prezzi registrato a luglio dello scorso anno, un effetto meccanico già segnalato nelle anticipazioni dei dati, più che un reale rallentamento dell’attuale dinamica dei prezzi.
La misura dell’inflazione core più osservata, il trimmed mean, ha indicato un quadro più difficile per i decisori. L’inflazione trimmed mean è salita dello 0,5% su base mensile, ben oltre il +0,3% previsto, lasciando il tasso annuo invariato al 3,6% rispetto a giugno e superiore al consenso del 3,5% tra gli economisti delle grandi banche.
La misura della mediana ponderata ha mostrato un esito misto. È scesa al 3,6% su base annua dal 3,7%, ma è salita dello 0,4% su base mensile rispetto al precedente +0,3%.
I dettagli sottostanti hanno suggerito che la spinta inflazionistica fosse ampia e non confinata ai carburanti. I beni e servizi di mercato esclusi gli elementi volatili sono aumentati dell’1,0% nel mese, mentre la spesa discrezionale escluso il tabacco è salita dell’1,5%. Questa ampiezza è probabilmente rilevante per la RBA perché offre una lettura più completa delle pressioni sui prezzi nell’economia, non solo in una categoria volatile.
L’entità del dato superiore alle attese, sia sull’headline sia sulla misura trimmed mean preferita dalla RBA, modifica in modo sostanziale il dibattito di politica monetaria in vista di settembre. Un aumento mensile dello 0,5% del trimmed mean, contro attese dello 0,3%, è il tipo di risultato che rende difficile per la RBA liquidare il movimento come rumore, soprattutto una volta che i dettagli mostrano che la pressione non era limitata alla benzina.
Il dollaro australiano è salito dopo la pubblicazione, mentre i mercati hanno rapidamente ricalibrato le probabilità di un nuovo rialzo dei tassi rispetto a una fase di mantenimento. Si tratta di un chiaro spostamento rispetto alla narrativa di disinflazione che si era andata formando intorno a previsioni più deboli sull’headline prima del dato.
Per la RBA, il rapporto arriva in un momento in cui i responsabili della politica monetaria hanno già alzato i tassi tre volte quest’anno nel tentativo di riportare l’inflazione core entro il target del 2%-3%. Gli ultimi dati rafforzano l’idea che il ciclo di irrigidimento possa non essere ancora concluso, anche se i decisori sono ancora attesi a valutare ulteriori dati prima della riunione di settembre.