Il DOJ cita in giudizio studi legali nella disputa dell’ABA sulle azioni dell’amministrazione Trump
Punti chiave
- •L’ABA ha citato in giudizio l’amministrazione Trump nel giugno 2025, sostenendo che avesse fatto pressione sugli studi legali per clienti e cause osteggiati dal presidente Donald Trump.
- •Secondo quanto riferito, nove grandi studi legali hanno raggiunto accordi con l’amministrazione che comportavano quasi $1 miliardo e altre concessioni.
- •Il DOJ ha citato gli studi per comunicazioni riguardanti Boris Ephsteyn e negoziati, attuazione e monitoraggio relativi agli accordi.
- •Il 17 luglio, il Dipartimento di Giustizia ha chiesto di escludere Susman Godfrey dalla rappresentanza dell’ABA ai sensi della Rule 3.7 delle D.C. Rules of Professional Conduct.
- •Le decisioni del tribunale su citazioni e questioni di privilegio potrebbero incidere sull’ampiezza della discovery relativa agli accordi con gli studi legali.

La causa dell’American Bar Association contro l’amministrazione Trump per il trattamento riservato a grandi studi legali ha portato a una nuova serie di citazioni in giudizio e a una disputa sull’eventuale esclusione di uno dei consulenti esterni dell’ABA.
Il caso nasce dagli accordi raggiunti dai leader di nove importanti studi Big Law con l’amministrazione del presidente Donald Trump. Secondo l’articolo di origine, tali studi hanno complessivamente pagato quasi $1 miliardo e fatto concessioni nel tentativo di ottenere una tregua con l’amministrazione.
Nel giugno 2025, l’American Bar Association ha citato in giudizio l’amministrazione Trump, sostenendo che avesse preso di mira quei nove studi e altri cinque. L’ABA afferma che Trump abbia cercato di intimidire gli avvocati per dissuaderli dal rappresentare clienti e cause a lui sgraditi. La disputa si colloca all’incrocio tra potere presidenziale, etica legale e capacità di avvocati e studi legali di rappresentare clienti impopolari senza ritorsioni governative.
Dopo che un giudice federale ha respinto in aprile la mozione di Trump per archiviare la denuncia dell’ABA, l’ABA ha citato i fascicoli appartenenti al consigliere di Trump Boris Ephsteyn. Ephsteyn è stato descritto come un intermediario chiave nella negoziazione degli accordi tra i nove studi e la Casa Bianca. Il Dipartimento di Giustizia ha chiesto di annullare la citazione, sostenendo che la riservatezza delle comunicazioni presidenziali sia una garanzia costituzionale.
La posizione del governo presenta diversi problemi individuati nell’articolo di origine: Ephsteyn è consigliere personale senior di Trump; non ricopre alcun incarico ufficiale alla Casa Bianca o nell’amministrazione; e Trump non ha invocato il privilegio esecutivo. La controversia potrebbe infine arrivare alla Corte Suprema degli Stati Uniti.
Il 2 luglio, il DOJ ha notificato citazioni in giudizio ai nove studi che avevano raggiunto accordi, a quattro studi che avevano contestato l’ordine esecutivo di Trump e avevano prevalso, e a uno studio che non aveva intrapreso alcuna azione pubblica. Le citazioni chiedevano alcune delle stesse informazioni richieste dall’ABA a Ephsteyn, tra cui:
“Tutte le comunicazioni a partire dal 20 gennaio 2025 incluso che [ciascuno studio] ha inviato a Boris Epshteyn, ricevuto da Boris Epshteyn, o a cui ha partecipato con Boris Epshteyn.”
Le citazioni richiedevano inoltre tutte le comunicazioni relative alla negoziazione, attuazione, applicazione e monitoraggio degli accordi.
Il Dipartimento di Giustizia presumibilmente avrebbe già accesso alle comunicazioni degli studi legali con Ephsteyn. Ciò solleva la questione del perché abbia citato gli studi per ottenere parte dello stesso materiale, compresi documenti che non voleva che la Casa Bianca fornisse in risposta alla citazione dell’ABA.
Una possibile spiegazione è che il DOJ volesse che i 14 studi citati facessero pressione sull’ABA affinché ritirasse la citazione per i fascicoli di Ephsteyn. L’articolo di origine sostiene che una simile strategia difficilmente avrà successo. In aprile, l’ABA ha depositato una memoria amicus presso la Corte d’Appello degli Stati Uniti per il Circuito del Distretto di Columbia a nome dei suoi 400.000 membri, a sostegno dei quattro studi legali che avevano contestato con successo la costituzionalità degli ordini esecutivi di Trump.
Un’altra possibilità è che il dipartimento non si fidi di Ephsteyn o della Casa Bianca nel fornire tutti i materiali rilevanti in possesso di Ephsteyn.
Una terza possibilità è che le citazioni abbiano preparato il terreno alla mossa successiva del DOJ: cercare di escludere Susman Godfrey, uno dei quattro grandi studi che hanno vinto contestazioni giudiziarie contro gli ordini esecutivi di Trump, dalla rappresentanza dell’ABA.
Il 17 luglio, il DOJ ha chiesto di escludere Susman Godfrey come consulente esterno dell’ABA. Il dipartimento ha citato le District of Columbia Rules of Professional Conduct, in particolare la Rule 3.7, che stabilisce: “Un avvocato non deve agire come difensore in un processo in cui è probabile che l’avvocato sia un testimone necessario….”
Il Dipartimento di Giustizia ha sostenuto che la norma “contiene una regola netta che vieta a un avvocato di svolgere sia il ruolo di difensore sia quello di testimone sui fatti nella stessa questione….” Le mozioni di esclusione possono essere rilevanti perché incidono sulla scelta del consulente legale di una parte e possono rimodellare la strategia processuale, soprattutto quando gli avvocati contestati hanno già acquisito familiarità con il caso.
L’articolo di origine contesta tale interpretazione per diversi motivi. In primo luogo, la Rule 3.7 non si applica a ogni “testimone sui fatti”; si applica soltanto ai testimoni necessari. Gli avvocati di Susman Godfrey sono diventati potenziali testimoni solo perché il DOJ ha citato documenti dello studio nel suo complesso.
In secondo luogo, la regola si applica ai singoli avvocati all’interno di uno studio legale e, salvo circostanze speciali descritte come non applicabili al caso ABA, non a tutti gli avvocati di un intero studio. Il DOJ ha cercato di deporre come potenziali testimoni solo i presidenti dei 14 studi.
In terzo luogo, la Rule 3.7 si concentra sugli interessi del cliente, in questo caso l’ABA, piuttosto che su quelli della controparte, la Casa Bianca. Il commento ufficiale alla regola afferma: “Se l’unica ragione per non consentire a un avvocato di combinare i ruoli di difensore e testimone è un possibile pregiudizio per la parte avversa [la Casa Bianca], non vi è motivo di escludere altri avvocati dello studio dell’avvocato che testimonia dall’agire come difensori in quel processo.”
Infine, la regola vieta solo a un difensore che probabilmente sarà un testimone necessario al processo di ricoprire quel ruolo. Il caso potrebbe non arrivare mai al processo, e Susman Godfrey potrebbe rappresentare l’ABA a meno che e finché non si raggiunga quella fase. L’articolo di origine osserva che la DC Bar Ethics Opinion 228 ha chiarito questo punto sin dal 1992.
I nove studi che hanno raggiunto accordi si trovano ora di fronte a un dilemma. Se si conformano alle citazioni del DOJ, potrebbero divulgare alcune delle stesse informazioni che il Dipartimento di Giustizia sta cercando di bloccare opponendosi alla citazione dell’ABA. Il modo in cui il tribunale gestirà le citazioni sovrapposte e le obiezioni relative al privilegio contribuirà a determinare quanta parte del dossier sugli accordi sarà disponibile nella discovery.
L’articolo di origine sostiene inoltre che i giudici federali in genere non vedono di buon occhio un’errata lettura della legge applicabile da parte di un avvocato o l’inosservanza di precedenti che indeboliscono la sua posizione.
Le citazioni a Susman Godfrey e agli altri studi che hanno resistito agli ordini esecutivi di Trump potrebbero anche rafforzare le accuse dell’ABA di intimidazione e molestie presidenziali. Per i nove studi che hanno raggiunto accordi, e per altre istituzioni che hanno capitolato davanti a Trump, l’episodio viene presentato come prova che l’accomodamento non produce una conclusione definitiva.