I rendimenti dei Treasury USA a 30 anni salgono ai massimi dal 2002 mentre i costi di finanziamento accelerano
Punti chiave
- •Il rendimento dei Treasury USA a 30 anni è salito di 5 punti base a 5,61%, raggiungendo il livello più alto dal 2002.
- •Il rapporto ha attribuito la salita a inflazione, spesa fiscale elevata, prezzi dell'energia in aumento ed eccesso di debito, aggravati dal boom di spesa in conto capitale per l'AI che assorbe i fondi prestabili e da un deficit federale superiore al 6% del PIL.
- •I costi di finanziamento a lungo termine sono aumentati di oltre 30 punti base nell'ultima settimana e di circa 70 punti base da giugno.
- •La domanda di debito USA appare scarsa anche con rendimenti più attraenti, facendo aumentare i costi di finanziamento per imprese e consumatori e pesando sulle azioni, senza che il rapporto individui un rimedio chiaro.

Il rendimento dei Treasury statunitensi a 30 anni è salito di 5 punti base — centesimi di punto percentuale — a 5,61%, raggiungendo il livello più alto dal 2002, secondo un commento di mercato pubblicato da ForexLive il 29 settembre. I rendimenti dei Treasury a lunga scadenza fungono da tasso di riferimento per l'intero sistema finanziario, influenzando i prezzi di mutui, obbligazioni societarie e altro credito a lungo termine. Il traguardo evidenzia anche quanto i tassi a lungo termine si siano allontanati dai minimi storici raggiunti durante la pandemia del 2020.
Il rapporto ha attribuito la salita a una combinazione di inflazione, spesa fiscale elevata, prezzi dell'energia in aumento ed eccesso di debito, fattori che hanno reso il finanziamento più costoso. Ha rilevato che il boom di spesa in conto capitale per l'intelligenza artificiale ha assorbito gran parte del pool disponibile di fondi prestabili, mentre il governo statunitense registra un deficit superiore al 6% del PIL — un divario ben al di sopra di quanto tipico delle espansioni in tempo di pace degli ultimi decenni.
I costi di finanziamento a lungo termine sono aumentati di oltre 30 punti base nell'ultima settimana e di circa 70 punti base da giugno, quando si era brevemente prospettata la possibilità di pace in Iran. Il commento ha osservato che i rendimenti sono saliti quasi ogni giorno e che la domanda di debito statunitense appare scarsa nonostante rendimenti sempre più attraenti, una traiettoria descritta come preoccupante. I maggiori costi di finanziamento federali, ha aggiunto, si ripercuotono a cascata su imprese e consumatori, erodendo la futura crescita economica e incrementando al contempo la voce interessi del bilancio pubblico. Le regolari aste di obbligazioni del Tesoro offrono una lettura pubblica ricorrente di quanto scarsa rimanga tale domanda.
Secondo il rapporto, non è in vista alcuna soluzione pronta. La Federal Reserve potrebbe alzare i tassi per schiacciare l'inflazione, ma non dà l'impressione di avere fretta di imporre il conseguente dolore economico. Al Congress, sostiene il commento, non rimane alcuna base di conservatorismo fiscale: il movimento del Tea Party è morto da tempo, assimilato da una corrente allineata a MAGA che ora propone di regalare 5.000 dollari a ogni adulto americano a un costo enormemente elevato.
Il rapporto ha affermato che il fattore scatenante specifico — inflazione, spesa o spesa in conto capitale — conta poco per i mercati più ampi: il costo del capitale è aumentato, rendendo l'investimento meno attraente e pesando sulle azioni. Ha descritto un mood prevalente nei mercati di attesa in trincea fino a dopo le elezioni di medio termine e fino a quando non si aprirà uno spiraglio verso una risoluzione in Iran, con la sensazione che le condizioni possano dover peggiorare ulteriormente prima che si accumuli una pressione politica sufficiente ad affrontare il problema.