L'High Court stabilisce che la legge cinese disciplina le rivendicazioni sui Bitcoin sequestrati nel Regno Unito per 5 miliardi di dollari
Punti chiave
- •L'High Court ha stabilito il 12 ottobre che la legge cinese, e non quella inglese, disciplina i diritti di proprietà sostanziali rivendicati su oltre 61.000 Bitcoin sequestrati nel caso Director of Public Prosecutions v Zhimin Qian & Anor.
- •Le presunte vittime hanno investito in schemi operati in Cina tra il 2014 e il 2017, e parte dei proventi fu convertita in Bitcoin prima che Zhimin Qian lasciasse la Cina nel 2017.
- •La Metropolitan Police ha sequestrato nel 2018 dispositivi e chiavi collegati ai Bitcoin, e gli asset erano valutati circa 5 miliardi di dollari secondo i dati di mercato dell'epoca.
- •La sentenza non assegna alcun Bitcoin alle vittime o allo Stato britannico; i ricorrenti devono ancora dimostrare, ai sensi della legge cinese, di detenere interessi proprietari capaci di soddisfare l'articolo 281 del Proceeds of Crime Act.
- •Qian si è dichiarata colpevole nel settembre 2025 di acquisizione e detenzione di beni di provenienza criminale, ma qualsiasi decisione su recupero, risarcimento o alienazione degli asset richiederà un successivo provvedimento del tribunale.

Una sentenza emessa dall'High Court of England and Wales il 12 ottobre ha risolto una questione preliminare ma decisiva in uno dei più grandi sequestri di criptovalute mai registrati: se le rivendicazioni di proprietà su oltre 61.000 Bitcoin sequestrati debbano essere valutate secondo la legge cinese o quella inglese. La risposta è la legge cinese. Ciò che la sentenza non fa — espressamente — è decidere chi riceverà in ultima analisi gli asset.
La sentenza nel caso Director of Public Prosecutions v Zhimin Qian & Anor [2026] EWHC 2509 (KB) stabilisce invece il test giuridico che i ricorrenti devono soddisfare prima che il tribunale possa determinare se alcuni dei Bitcoin, o i beni che li rappresentano, appartengano loro ai sensi del regime di recupero civile del Regno Unito, il processo mediante il quale lo Stato può chiedere di recuperare i beni ottenuti attraverso condotte illecite. Nessun Bitcoin è stato assegnato alle vittime o allo Stato britannico, e qualsiasi decisione finale sul recupero, il risarcimento o l'alienazione arriverà solo dopo la valutazione delle rivendicazioni di proprietà stesse.
Il tribunale ha deciso il quadro giuridico, non la proprietà
Nel caso, il giudice Turner ha esaminato le rivendicazioni di persone che affermano di aver perso denaro in schemi di investimento condotti in Cina tra il 2014 e il 2017. Secondo l'acclarato contesto fattuale delineato nella sentenza, gli schemi operavano in Cina, le presunte vittime erano cittadini cinesi residenti in Cina al momento dell'investimento, e i pagamenti erano stati effettuati tramite banche cinesi o in contanti. Una parte dei proventi fu successivamente convertita in Bitcoin prima che Zhimin Qian lasciasse la Cina nel 2017.
La Metropolitan Police di Londra ha sequestrato nel 2018 dispositivi e chiavi collegati ai Bitcoin. Gli asset ora trattenuti nell'ambito del procedimento nel Regno Unito includono più di 61.000 BTC, valutati circa 5 miliardi di dollari secondo i dati di mercato dell'epoca.
I ricorrenti avevano chiesto al tribunale di applicare la legge inglese — o una combinazione di legge inglese e cinese — a supporto delle loro rivendicazioni di un interesse mantenuto sui Bitcoin. Il Director of Public Prosecutions ha sostenuto che disciplinasse la legge cinese. Il tribunale ha dato ragione al DPP.
Perché la legge cinese si applica alle rivendicazioni delle vittime
La controversia non riguardava la possibilità che i Bitcoin possano qualificarsi come proprietà ai sensi della legge inglese; la sentenza rileva che tale punto non era contestato. La questione era quale diritto nazionale determini se le presunte vittime abbiano acquisito o mantenuto diritti sul denaro successivamente convertito in Bitcoin. Questo tipo di questione è nota come scelta della legge applicabile:isce quale sistema giuridico il tribunale applicherà alle regole patrimoniali nel merito delle rivendicazioni.
Il giudice Turner ha rilevato che i collegamenti rilevanti erano prevalentemente cinesi: le presunte false rappresentazioni, gli accordi di investimento, i pagamenti, le parti e le perdite immediate avevano tutti sede lì. Il successivo spostamento dei Bitcoin e degli asset correlati in Inghilterra, ha stabilito il tribunale, non ha modificato la legge che disciplina i diritti sostenuti come sorti dalle transazioni originarie.
Questa conclusione è rilevante perché i ricorrenti non possono basarsi semplicemente sul fatto che i Bitcoin si trovino ora nella giurisdizione del tribunale inglese. Devono dimostrare, ai sensi della legge cinese, di detenere diritti capaci di soddisfare il requisito di proprietà previsto dall'articolo 281 del Proceeds of Crime Act. Tale disposizione non è uno schema generale di risarcimento per chiunque subisca un danno da condotta criminale. Consente a una persona di chiedere una dichiarazione giudiziale solo se può dimostrare che il bene in questione — o i beni che esso rappresenta — le appartiene. Una rivendicazione nei confronti dei truffatori meramente per il rimborso non è sufficiente.
Ciò che la sentenza cambia nel caso di recupero civile
La sentenza esclude la legge inglese come fondamento sostanziale delle argomentazioni di proprietà dei ricorrenti. La legge inglese continuerà a disciplinare la procedura con cui l'High Court esamina tali rivendicazioni ai sensi del Proceeds of Crime Act, ma i diritti patrimoniali sottostanti dovranno essere valutati secondo la legge cinese.
Il tribunale non ha ancora acquisito prove sul contenuto della legge cinese, né sulla base probatoria di ciascuna rivendicazione individuale. Queste questioni determineranno se qualche ricorrente possa dimostrare di aver mantenuto un interesse di proprietà sugli asset sequestrati. Per questo motivo, la sentenza non definisce la destinazione finale dei Bitcoin. Una fase successiva dovrà esaminare i diritti dei ricorrenti prima che il tribunale possa decidere quale parte dei beni, se presente, esuli dal processo di recupero civile.
In sintesi:
- Deciso: la legge cinese disciplina i diritti di proprietà sostanziali rivendicati dai ricorrenti.
- Ancora da decidere: se la legge cinese attribuisca a qualche ricorrente un interesse di proprietà sui Bitcoin sequestrati.
- Non autorizzato da questa sentenza: un trasferimento dei Bitcoin alle vittime, al Tesoro o a qualsiasi acquirente.
Perché il sequestro non significa una vendita immediata dei Bitcoin
Secondo l'annuncio ufficiale della Metropolitan Police, che descrive il caso come il più grande sequestro di criptovalute al mondo, Qian si è dichiarata colpevole nel settembre 2025 di acquisizione e detenzione di beni di provenienza criminale. Il caso coinvolge anche un procedimento di recupero civile, che può proseguire separatamente dalla condanna penale. Il controllo degli asset è solo una fase di tale processo.
Il tribunale dovrà ancora risolvere le valide rivendicazioni di terzi prima di poter giungere a una posizione definitiva su recupero e distribuzione. Solo dopo alcuna autorità dovrà decidere se gli asset debbano essere trattenuti, utilizzati per il risarcimento o alienati.
Questa distinzione è particolarmente significativa nei casi legati alle criptovalute, dove gli asset possono rimanere sotto il controllo del tribunale per anni mentre le questioni di proprietà e tracciabilità sono contestate. Come hanno dimostrato altri casi di recupero nel settore crypto, il sequestro non produce automaticamente una rapida restituzione dei fondi alle vittime.
L'aumento del prezzo dei Bitcoin alza la posta in, ma non cambia la risposta giuridica
Il valore dei Bitcoin sequestrati è aumentato notevolmente dalla frode originaria e dal sequestro del 2018, rendendo la disputa sulla proprietà molto più rilevante in termini monetari. Ma un prezzo di mercato più elevato non determina di per sé chi vanti una rivendicazione di proprietà sugli asset.
La fase successiva dipenderà da una questione più ristretta: se i ricorrenti possano provare che la legge cinese attribuisca loro diritti sui fondi convertiti in Bitcoin, e se tali diritti possano sostenere dichiarazioni ai sensi dell'articolo 281. Finché tale questione non sarà risolta, i più di 61.000 BTC devono essere considerati asset contesi all'interno di un procedimento legale in corso — non come Bitcoin confermati come di proprietà governativa in attesa di vendita.
I prossimi passi
- La legge cinese deve essere invocata e provata: il tribunale ha affermato che le prove sul suo contenuto non sono ancora state presentate.
- Le rivendicazioni individuali devono essere valutate: i ricorrenti dovranno stabilire la base fattuale e giuridica dei diritti di proprietà da loro rivendicati.
- Il tribunale deve determinare l'effetto sul recupero civile: ciò deciderà se qualche bene sia escluso dal recupero perché appartiene a un ricorrente.
- Sarà necessario un provvedimento successivo per qualsiasi allocazione o alienazione: la sentenza del 12 ottobre non prende quella decisione.
I 61.000 BTC restano soggetti a rivendicazioni irrisolte
L'High Court ha risposto a un'importante questione preliminare: le rivendicazioni sui Bitcoin sequestrati saranno valutate secondo la legge cinese. Non ha determinato se i ricorrenti possiedano parte degli asset, quanto sia recuperabile dallo Stato o cosa debba eventualmente accadere ai Bitcoin.
Saranno quelle successive accertazioni — e non la sola sentenza sulla legge applicabile — a determinare se gli asset saranno restituiti, esclusi dal recupero o infine alienati.
Questo articolo è fornito a solo scopo informativo e non costituisce consulenza legale, finanziaria o di investimento. Il procedimento è ancora in corso e sentenze successive potrebbero influire sull'esito.