L’impatto dell’intelligenza artificiale sui giovani: limitare i social media
Punti chiave
- •L’Australia è diventata il primo Paese a vietare ai minori di 16 anni di avere account sulle principali piattaforme di social media, ponendo la responsabilità della conformità sulle aziende tecnologiche e non sui genitori o sui bambini.
- •Il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez guida insieme a Francia e ad altri dodici Paesi un’iniziativa coordinata a livello UE per vietare i social media ai bambini, misura sostenuta da oltre il 70% degli adulti nel Regno Unito e nei cinque maggiori Paesi dell’UE.
- •Il governo filippino ha bloccato i videogiochi online violenti e la 764 Network, che prende di mira i minori attraverso sextortion, ricatto e manipolazione verso l’autolesionismo e la violenza.
- •A livello globale sono emersi tre modelli normativi principali: divieti o accesso ritardato, sistemi di consenso dei genitori e regolamentazione digitale complessiva che combina verifica dell’età, limiti di tempo e controlli sui contenuti.
- •La Philippine Pediatric Society e la Philippine Society for Development and Behavioral Pediatrics hanno documentato nei minori ansia, disturbi del sonno e peggioramento dei sintomi comportamentali legati all’uso non supervisionato dei social media.

(Parte 2)
Diversi settori della società hanno le rispettive responsabilità nel promuovere quella che Papa Leone XIV chiama una “ecologia della comunicazione”.
Per le famiglie e le scuole, ciò significa rispondere alla crescente esigenza di una nuova consapevolezza educativa e di una formazione sull’uso corretto e critico degli strumenti digitali, dell’IA e delle piattaforme commerciali e finanziarie online, come ha scritto Papa Leone XIV nell’enciclica Magnificent Humanity.
A livello universitario, i docenti devono aiutare gli studenti a integrare le conoscenze, coltivando sia la capacità di collegare e sintetizzare le informazioni per comprendere la complessità, sia le competenze necessarie per verificare i fatti. In questo contesto, il ruolo delle arti liberali è evidente. Sebbene nelle Filippine vi sia la necessità di incoraggiare più giovani a intraprendere corsi tecnici o professionali collegati al TESDA dopo il diploma di scuola superiore, non vi è alcuna giustificazione per rimuovere le arti liberali — come filosofia, letteratura, scienze sociali, matematica e scienze — dal curriculum universitario, come alcuni legislatori e funzionari dell’istruzione stanno proponendo in nome del risparmio di tempo e denaro.
Più che mai, questi studi umanizzanti, precisamente chiamati “Humanities”, sono indispensabili per coltivare il pensiero critico, capacità di comunicazione efficace e la capacità di mettere in relazione tra loro i diversi campi del sapere. Tali capacità sono indispensabili per contrastare gli effetti disumanizzanti dell’IA e di altri strumenti digitali.
Il Papa parla anche della necessità di un’alleanza educativa per l’era digitale. In questo quadro, è importante incoraggiare la pratica crescente dei genitori di monitorare da vicino l’uso dei dispositivi digitali, in particolare dell’IA. Come ha scritto: “Dobbiamo imparare, allora, come esercitare moderazione nell’uso dell’IA e a proteggere i nostri giovani dalla promessa della macchina perfetta, da quella sottile tentazione che rende il pensiero umano apparentemente superfluo proprio quando è più necessario.”
Esistono già fin troppe situazioni di giovani danneggiati, fino al punto di arrivare al suicidio, dall’accesso illimitato e non supervisionato all’IA e ai social media. Proprio di recente, nel giugno 2026, uno dei due minori che hanno sparato e ucciso alcuni studenti a Tacloban, Leyte, indossava una maglietta con lo stesso simbolo usato dagli autori di crimini simili negli Stati Uniti, indicando chiaramente l’influenza negativa dei social media sui giovani. Il governo filippino è quindi intervenuto per bloccare i videogiochi online violenti e quella che viene chiamata la 764 Network, che prende di mira soprattutto bambini e adolescenti sulle piattaforme di social media e gaming. La rete è coinvolta in sextortion, ricatto e manipolazione di giovani vulnerabili fino a portarli a gravi forme di autolesionismo, crudeltà verso gli animali e violenza.
Come ha osservato Papa Leone XIV: “Negli ultimi anni, la letteratura psicologica e psichiatrica ha documentato con crescente insistenza come l’esposizione precoce e non supervisionata ai dispositivi digitali e ai social media possa avere un impatto negativo sul sonno, sulla capacità di attenzione, sul controllo delle emozioni e sulle relazioni, specialmente durante le fasi più vulnerabili della vita, con conseguenze tragiche. Ciò è ulteriormente aggravato dal facile accesso a contenuti violenti o degradanti che offendono la sensibilità, a materiale pornografico e ipersessualizzato, a messaggi che banalizzano il corpo e le emozioni e a proposte che normalizzano comportamenti rischiosi.”
Per questo motivo, va accolta con favore la crescente tendenza dei governi a limitare l’accesso dei bambini ai social media, con l’Australia come pioniera. In Australia, i minori di 16 anni non possono avere account sulle principali piattaforme di social media, tra cui TikTok, Instagram, Facebook, Snapchat, X, YouTube, Reddit, Twitch e altre. La responsabilità di impedire l’accesso ai minori tramite la verifica dell’età ricade sulle piattaforme, non sui genitori o sui bambini. Sono previste pesanti multe per le aziende che non rispettano queste restrizioni legali. La legge australiana, approvata alla fine del 2024, pone l’onere della conformità direttamente sulle aziende tecnologiche, anche se restano dubbi sull’affidabilità delle tecnologie di verifica dell’età — che includono stima biometrica dell’età, controlli documentali e servizi di garanzia di terze parti — e su come le piattaforme bilanceranno un’applicazione efficace con la privacy degli utenti.
Nel Regno Unito, il governo ha annunciato l’intenzione di vietare l’uso dei social media ai minori di 16 anni. Tra le piattaforme interessate figurano TikTok, Instagram, Facebook, Snapchat, YouTube e X. Le regole previste limiteranno anche i contatti con sconosciuti, i chatbot romantici basati sull’IA e alcune funzionalità di design che creano dipendenza per i minori. La normativa è in preparazione per entrare in vigore nel 2027. Le misure del Regno Unito si innestano sul quadro dell’Online Safety Act, che già obbliga le piattaforme a valutare e mitigare i rischi per i bambini.
In Francia, i minori di 15 anni hanno bisogno del consenso dei genitori per creare account sui social media, con l’applicazione rafforzata dalla verifica obbligatoria dell’età. In Germania, gli utenti dai 13 ai 16 anni necessitano del consenso dei genitori per usare i social media e sono in corso proposte per innalzare l’età minima a 16 anni. In Italia, i minori di 14 anni hanno bisogno dell’autorizzazione dei genitori per registrarsi ai social media. In Portogallo, per gli utenti dai 13 ai 16 anni è richiesto il consenso esplicito dei genitori. Le aziende che non rispettano le regole possono essere multate in base ai ricavi globali. Nell’UE, il Digital Services Act, in vigore dal 2024, richiede inoltre alle grandi piattaforme di valutare e mitigare i rischi sistemici per la sicurezza dei minori, offrendo alle restrizioni nazionali una più ampia base regolatoria.
In Danimarca, i principali partiti politici sostengono un divieto dei social media per i minori di 15 anni. In Grecia, l’obiettivo è approvare entro il 2027 una legge che proibisca l’accesso ai social media ai minori di 15 anni a causa di preoccupazioni riguardo alla privazione del sonno, all’ansia e al design delle piattaforme che crea dipendenza. Austria, Norvegia, Polonia e Canada sono in attesa di misure legislative analoghe per limitare l’accesso ai social media per bambini e adolescenti.
Nel Sud-est asiatico, l’Indonesia è stata la prima a introdurre un divieto per i minori di 16 anni sull’uso delle principali piattaforme social. La Malesia ha seguito l’esempio e ha iniziato ad applicare le misure quest’anno.
La Cina ha adottato forse l’approccio più completo. Le sue misure includono sistemi di “modalità minori” su dispositivi e app, limiti di tempo davanti allo schermo per gli utenti più giovani, coprifuoco notturni su alcuni servizi online, restrizioni sui contenuti considerati inappropriati e requisiti di registrazione con nome reale e verifica dell’età. Più che un semplice divieto dei social media, la Cina regola l’intero ambiente digitale dei minori.
Il caso della Spagna è particolarmente significativo perché il Paese, dopo un lungo periodo sotto un governo di sinistra, è noto per una società moralmente permissiva. Nonostante le sue profonde radici cattoliche, il governo ha legalizzato l’aborto, il matrimonio tra persone dello stesso sesso e persino una qualche forma di eutanasia. È quindi sorprendente che stia assumendo una linea dura sui danni che i social media possono infliggere ai bambini. In un articolo apparso sul Financial Times, il primo ministro Pedro Sanchez ha spiegato “perché dobbiamo proteggere i bambini dai social media”.
Ha scritto: “Dobbiamo vietare i social media ai bambini, una misura sostenuta da oltre il 70% degli adulti nel Regno Unito e nei cinque maggiori Paesi dell’UE. La Spagna non è sola in questo. Questa settimana, insieme alla Francia e ad altri 12 Paesi, stiamo portando avanti un’iniziativa coordinata a livello UE. In Spagna abbiamo compiuto l’ultimo passo per portare al voto una legge sulla protezione dei minori che includerà questo divieto, insieme ad altre misure più ampie. Dobbiamo obbligare aziende come X, Instagram e TikTok a rimuovere dai loro algoritmi tutti gli elementi che alimentano dipendenza, ansia e odio. E dobbiamo assicurarci che chi non si adegua sia ritenuto responsabile ai sensi della legge.”
È tempo che anche le Filippine rendano responsabili coloro che danneggiano i giovani attraverso il possibile uso improprio dell’IA e di altre tecnologie digitali. La Philippine Pediatric Society e la Philippine Society for Development and Behavioral Pediatrics hanno già messo in guardia contro l’uso non supervisionato dei social media da parte dei bambini di 16 anni e meno, citando rischi per la salute mentale. Hanno osservato minori che manifestano ansia, disturbi del sonno e un peggioramento dei sintomi comportamentali e dello sviluppo.
Una volta che i legislatori non saranno più distratti dal circo in corso al Senato, potrebbero voler studiare i tre principali modelli emersi in questa salutare pratica di limitare l’uso dei social media tra i giovani:
- Divieti assoluti o accesso ritardato, come proposto con forza dal primo ministro spagnolo Sanchez e adottato da numerosi Paesi europei, oltre che da Australia, Indonesia e Malesia nella nostra regione.
- Sistemi basati sul consenso dei genitori in Francia, Germania, Italia e Portogallo, dove l’accesso è consentito solo con l’approvazione dei genitori.
- Regolamentazione digitale complessiva in Cina, che combina verifica dell’età, limiti di tempo di utilizzo, coprifuoco e controlli sui contenuti.
Per i legislatori filippini, una considerazione pratica fondamentale in tutti e tre i modelli è la fattibilità e l’accuratezza dei meccanismi di verifica dell’età, poiché qualsiasi restrizione efficace dipende dalla capacità delle piattaforme di confermare in modo affidabile l’età dell’utente. Altrettanto importante è stabilire quale organismo di controllo — che si tratti di un regolatore delle telecomunicazioni, di un’autorità per la protezione dei dati o di un’agenzia dedicata alla tutela dei minori — dovrebbe vigilare sulla conformità e imporre sanzioni.
Dovrebbe esserci una coalizione di organizzazioni di genitori, come Parents for Education e la EDUCHILD Foundation, associazioni legate alla Chiesa, membri del mondo accademico e altri cittadini interessati che identifichino le persone appropriate sia alla Camera dei rappresentanti sia al Senato in grado di elaborare una legislazione adeguata, attingendo ai vari modelli già esistenti in altre parti del mondo.
Si tratta di un compito urgente, a causa della rapidissima evoluzione della cosiddetta Rivoluzione Industriale 4.0, di cui l’IA è solo una parte. Come ha detto la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen in un’intervista all’AFP: “Non è una questione di quando bambini o adolescenti avranno accesso ai social media. Direi che è più una questione di quando i social media avranno accesso ai nostri bambini e adolescenti.”
(Continua.)
(Vedi la Parte 1 qui: )
Bernardo M. Villegas ha conseguito un dottorato in Economia ad Harvard, è professore emerito presso la University of Asia and the Pacific e docente a contratto presso l’IESE Business School di Barcellona, Spagna. È stato membro della Commissione Costituzionale del 1986.
bernardo.villegas @uap.asia