L’OSFI chiarisce le regole canadesi sui depositi bancari tokenizzati
Punti chiave
- •L’approccio dell’OSFI neutrale rispetto alla tecnologia consente di valutare un token di deposito come un prodotto di deposito esistente, anziché come una categoria completamente nuova di passività.
- •I depositi tokenizzati restano pretese nei confronti della banca emittente e sono distinti dalle stablecoin a circolazione pubblica.
- •Le banche devono stabilire regole per l’idoneità, i controlli d’identità, i trasferimenti errati, la tecnologia di terze parti, il recupero e l’intervento manuale.
- •La linea guida dell’OSFI in materia di capitale e liquidità riguarda le pretese bancarie tokenizzate idonee ed entrerà in vigore a novembre 2026 o gennaio 2027, a seconda dell’esercizio fiscale.
- •L’utilizzo tra banche resta una sfida importante, perché ogni token continua a rappresentare una pretesa nei confronti dell’istituto emittente.

L’OSFI chiarisce il quadro giuridico
In una dichiarazione del 10 settembre, l’Office of the Superintendent of Financial Institutions (OSFI) ha affermato di applicare un approccio neutrale rispetto alla tecnologia per i prodotti finanziari. La dichiarazione conferma che la tecnologia utilizzata per registrare o trasferire un deposito non ne determina il trattamento giuridico. La dichiarazione è disponibile presso l’OSFI.
Per le banche, questo elimina un ostacolo giuridico di base. Un token rappresentativo di un deposito può essere valutato come una versione di un prodotto di deposito esistente, senza che l’istituto debba prima dimostrare che la blockchain abbia creato una categoria completamente nuova di passività. Tuttavia, l’OSFI non ha approvato un programma di lancio nazionale né rinunciato ai requisiti di supervisione per i singoli prodotti.
Il 10 settembre l’OSFI ha inoltre pubblicato una linea guida in materia di capitale e liquidità separata. La linea guida tratta le pretese tokenizzate idonee nei confronti delle banche, inclusi i depositi, come attività tradizionali tokenizzate. Entrerà in vigore a novembre 2026 o gennaio 2027, a seconda dell’esercizio fiscale dell’istituto.
La linea guida spiega come le banche debbano applicare i requisiti di capitale e liquidità quando detengono o emettono attività tokenizzate idonee. Non stabilisce come debba essere progettato un futuro prodotto di deposito.
Cosa rappresenta un deposito tokenizzato
Un deposito tokenizzato rimane denaro detenuto presso la banca emittente. La differenza consiste nel fatto che la proprietà e i trasferimenti possono essere rappresentati su un registro digitale, consentendo potenzialmente di utilizzare il deposito nei processi automatizzati di pagamento o regolamento.
Questa distinzione è importante perché un deposito tokenizzato non trasferisce il denaro del cliente fuori dal sistema bancario né lo converte in una stablecoin a circolazione pubblica. Potrebbe rendere il denaro bancario esistente più facile da utilizzare al di fuori delle normali finestre operative, preservando al contempo il rapporto giuridico tra il cliente e la banca.
Restano i requisiti operativi
Prima di offrire un prodotto di questo tipo, una banca deve stabilire chi può detenere e trasferire il token, quali controlli d’identità si applicano, come gestire i trasferimenti errati e se un fornitore esterno gestirà il wallet o il registro. L’OSFI chiarisce che la banca resta responsabile della gestione di tali aspetti, anche quando la tecnologia è fornita da una terza parte.
Le potenziali applicazioni sono pratiche. In un sistema ben progettato, i depositi tokenizzati potrebbero consentire a un’azienda di rilasciare fondi dopo il verificarsi delle condizioni di consegna, ribilanciare la liquidità dopo gli orari limite delle normali operazioni bancarie o regolare attività tokenizzate contro denaro contante con meno attività di riconciliazione.
Queste potenziali efficienze creano anche nuove pressioni operative. La Bank of Canada ha osservato che i sistemi automatizzati possono ridurre i ritardi, mentre gli errori di programmazione e i registri connessi possono diffondere più rapidamente un’interruzione. Le banche devono quindi definire regole per l’accesso, i limiti delle transazioni, le procedure di recupero e l’intervento manuale prima che una maggiore velocità di elaborazione diventi utile dal punto di vista commerciale.
L’interoperabilità tra banche resta irrisolta
La sfida principale non consiste nel collocare un deposito su una blockchain, ma nel rendere tale deposito utilizzabile quando il cliente che lo riceve si affida a un’altra banca. Un token emesso dalla Bank A continua a rappresentare una pretesa nei confronti della Bank A, con il proprio rapporto creditizio, le proprie regole di accesso e i propri controlli di conformità.
Recenti test internazionali illustrano questa distinzione. DBS e Citi hanno testato un pagamento in USD tokenizzato 24/7, dimostrando che il denaro emesso dalle banche può muoversi al di fuori dei normali orari bancari. Il regolamento finale, tuttavia, ha continuato a utilizzare l’infrastruttura bancaria esistente. Il test ha dimostrato che la tecnologia può migliorare l’esecuzione, ma non ha mostrato che le banche abbiano creato un unico bacino condiviso di denaro digitale. Coindoo ha riferito sul test di DBS e Citi.
L’iniziativa di Swift basata su un registro blockchain mira ad affrontare questo problema tra banche. Il suo successo dipenderà da regole comuni per il regolamento, la conformità, la gestione degli errori e il trattamento giuridico delle pretese nel caso in cui un istituto partecipante fallisca.
Il Canada chiarisce il prodotto, non la rete
La dichiarazione dell’OSFI offre alle banche canadesi una base giuridica più chiara per testare i depositi tokenizzati. È probabile che le prime applicazioni riguardino servizi controllati per pagamenti aziendali, gestione della tesoreria e regolamento di mercati tokenizzati, nei quali le banche possono limitare i partecipanti e definire in anticipo le responsabilità.
Il Canada ha chiarito cosa sia un deposito tokenizzato, ma le banche canadesi devono ancora dimostrare che tale deposito possa essere regolato in modo affidabile al di fuori del sistema della banca emittente.