I prezzi del petrolio proseguono il calo mentre la calma tra Stati Uniti e Iran regge per un’altra notte
Punti chiave
- •Il WTI è sceso a 80,98 dollari al barile e il Brent a 86,80 dollari al barile nelle prime contrattazioni asiatiche di martedì.
- •I prezzi del petrolio si sono indeboliti dopo una quarta notte senza attacchi da parte di Iran o Stati Uniti, attenuando il recente premio di rischio geopolitico.
- •Il presidente Trump ha detto che gli Stati Uniti stavano avendo “good talks” con l’Iran, e anche funzionari iraniani hanno segnalato interesse per la diplomazia.
- •Le perturbazioni delle spedizioni in Medio Oriente continuano a sostenere i prezzi, con l’attenzione del mercato concentrata sulle rotte del Mar Rosso e sullo stretto di Bab el-Mandeb.
- •L’EIA ha riportato ampi aumenti delle scorte la scorsa settimana, e gli operatori attendono i dati API di oggi per ulteriori indicazioni sulla domanda.

I prezzi del petrolio hanno continuato a scendere nelle prime contrattazioni asiatiche di martedì, dopo che è passata una quarta notte senza attacchi né da parte dell’Iran né degli Stati Uniti, rafforzando una breve pausa nel premio di rischio geopolitico che ha guidato i movimenti recenti.
Al momento della pubblicazione, il WTI era scambiato a 80,98 dollari al barile, in calo dell’1,97% nella seduta, mentre il Brent era sceso a 86,80 dollari al barile, con un ribasso dell’1,77%.
Lunedì, il presidente Trump ha cercato di accrescere le speranze di una soluzione diplomatica tra Washington e Teheran affermando che gli Stati Uniti erano impegnati in "good talks" con l’Iran. Funzionari iraniani hanno fatto eco a quella posizione, anche se entrambe le parti hanno chiarito che le ostilità potrebbero riprendere in qualsiasi momento se la diplomazia fallisse.
Nonostante il recente arretramento, i prezzi del petrolio restano elevati poiché le interruzioni delle spedizioni continuano a pesare sui flussi energetici del Medio Oriente, mantenendo l’attenzione degli operatori sulle rotte in cui eventuali stop dell’offerta possono influire rapidamente sul sentiment più ampio del mercato. I mercati guardano in particolare al traffico nel Mar Rosso, dove gli Houthi stanno tentando di replicare il controllo dell’Iran sullo Stretto di Hormuz. Il traffico attraverso lo stretto di Bab el-Mandeb è effettivamente diminuito domenica dopo un attacco Houthi contro installazioni petrolifere saudite lungo la costa del Mar Rosso, ma il gruppo yemenita non rappresenta una minaccia pari a quella esercitata dall’Iran su Hormuz.
Accanto al calo del premio di rischio geopolitico, anche la distruzione della domanda sta contribuendo a spingere i prezzi verso il basso, con un petrolio a 100 dollari che sta già pesando sui consumi. La scorsa settimana, l’EIA ha segnalato aumenti delle scorte in tutti i comparti, forse uno dei primi segnali che la distruzione della domanda stia iniziando a farsi sentire. I mercati seguiranno da vicino le stime sulle scorte dell’American Petroleum Institute, attese più tardi oggi, per confermare questo trend.
Per ora, la geopolitica resta al centro dell’attenzione dei mercati petroliferi: qualsiasi escalation in Medio Oriente spingerebbe con ogni probabilità i prezzi al rialzo, mentre segnali di una svolta diplomatica li porterebbero ancora più in basso.
By Charles Kennedy for Oilprice.com