Le nuove tecnologie dei trasporti aumenteranno la densità urbana?
Punti chiave
- •Il nuovo working paper NBER dell'economista di Harvard Ed Glaeser analizza gli effetti urbanizzanti di mobility sharing, autonomia dei veicoli, trasporto verticale e mobilità verde.
- •Il paper sostiene che i veicoli autonomi e le tecnologie basate sulla condivisione probabilmente complementeranno la vita urbana e promuoveranno la densità, purché il traffico non aumenti eccessivamente.
- •Il classico modello Alonso-Muth-Mills prevede che costi di pendolarismo più bassi riducano la centralizzazione, ma ciò si inverte quando il numero di spostamenti è endogeno con elasticità maggiore di uno.
- •Regolamentazione e infrastrutture esistenti dovrebbero limitare l'impatto delle nuove tecnologie dei trasporti in Europa e negli Stati Uniti.
- •I maggiori cambiamenti nella forma urbana dovrebbero verificarsi in Asia orientale e nel mondo in via di sviluppo, dove le città sono ancora in costruzione e le norme edilizie sono meno vincolanti.

Le innovazioni nei trasporti del XXI secolo agiranno contro la densità urbana, come fece l'automobile nel XX secolo, o promuoveranno la centralizzazione urbana, come fece la ferrovia nel XIX secolo? La questione conta ben oltre l'economia urbana accademica: i costi di pendolarismo plasmano la crescita delle città, i prezzi dei terreni e la concentrazione della domanda di abitazioni, quindi la direzione della nuova tecnologia dei trasporti potrebbe influenzare i modelli di uso del suolo urbano per decenni.
Nel classico modello Alonso-Muth-Mills, ridurre il costo del pendolarismo riduce sempre la centralizzazione urbana. Questo risultato si inverte, tuttavia, se il numero di spostamenti è endogeno e l'elasticità degli spostamenti rispetto ai loro costi è maggiore di uno. Questa elasticità potrebbe essere aumentata nel tempo, poiché una quota crescente degli spostamenti quotidiani sembra essere discrezionale e i centri città offrono sempre più intrattenimento.
Un nuovo working paper NBER di Ed Glaeser, l'economista di Harvard noto per le sue ricerche sull'economia delle città, esamina gli effetti urbanizzanti di quattro tendenze nella tecnologia dei trasporti: mobility sharing (come Uber), autonomia dei veicoli (come Waymo), trasporto verticale e mobilità verde, come quella offerta dalle piste ciclabili. Il quadro riprende un lungo dibattito nell'economia urbana: le ferrovie del XIX secolo hanno reso possibili centri città densi, mentre le auto del XX secolo hanno permesso l'espansione suburbana, quindi in quale direzione incidano le nuove tecnologie resta una questione empirica aperta.
Il paper sostiene che, poiché le persone trascorrono più tempo a viaggiare in aree dense e di grandi dimensioni, le innovazioni che riducono il costo in tempo del viaggio, come le auto autonome, sembrano destinate a complementare la vita urbana, purché non aumentino eccessivamente il traffico. La condivisione è anche più facile nelle grandi città, quindi anche le tecnologie basate sulla condivisione sono centripete. Le altre tendenze appaiono meno propense ad avere effetti rilevanti.
Inoltre, le forze di inerzia, che includono sia la regolamentazione sia le infrastrutture esistenti, probabilmente limiteranno l'impatto di qualsiasi nuova tecnologia in Europa e negli Stati Uniti. Di conseguenza, i maggiori cambiamenti nella forma urbana dovrebbero manifestarsi in Asia orientale e nel mondo in via di sviluppo, dove le città sono ancora in fase di costruzione e i vincoli normativi sulle nuove edificazioni sono comparativamente meno vincolanti. Per i lettori, la questione pratica da seguire è se i servizi di ride-hailing e robotaxi spostino in modo misurabile gli schemi di spostamento e la domanda residenziale verso i centri città man mano che queste tecnologie si diffondono.
Fonte: Marginal Revolution