Israele esplora blockchain e valute digitali per proteggere l'economia da possibili sanzioni
Punti chiave
- •Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu avrebbe chiesto un piano per esplorare la tecnologia blockchain e le valute digitali come infrastrutture economiche alternative per aiutare il paese a resistere a possibili sanzioni internazionali.
- •L'iniziativa verificherebbe se le infrastrutture di pagamento on-chain possano supportare trasferimenti di denaro, regolamento delle transazioni e tokenizzazione degli asset, riducendo la dipendenza dai canali bancari corrispondenti tipicamente utilizzati per applicare le sanzioni.
- •I sistemi basati su blockchain non possono di per sé garantire l'accesso ai mercati dei cambi, ai fornitori esteri o ai mercati internazionali quando le sanzioni limitano i rapporti finanziari sottostanti.
- •Nell'aprile 2026, Israele ha approvato BILS, uno stablecoin ancorato allo shekel sviluppato da Bits of Gold dopo un pilota sulla blockchain Solana.
- •Bank Leumi ha avviato una partnership con Galaxy Digital per sviluppare servizi di trading di criptovalute per i clienti, e la Banca di Israele continua a valutare un potenziale shekel digitale come progetto di valuta digitale di banca centrale.

Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha chiesto un piano per esplorare infrastrutture economiche alternative, tra cui la tecnologia blockchain e le valute digitali, per aiutare Israele a resistere a possibili sanzioni internazionali, secondo quanto riportato.
La proposta si concentra sulla possibilità che i sistemi di pagamento on-chain possano offrire canali alternativi per il trasferimento di denaro, il regolamento delle transazioni e la tokenizzazione degli asset. In questo contesto, la tokenizzazione si riferisce alla rappresentazione di asset come token digitali che possono essere registrati e trasferiti su una blockchain. Tali sistemi potrebbero potenzialmente ridurre la dipendenza da singoli intermediari finanziari, spostando determinate funzioni di pagamento e regolamento su infrastrutture basate su blockchain. Questa dipendenza è significativa perché i pagamenti transfrontalieri convenzionali passano attraverso catene di banche e rapporti di corrispondenza — gli stessi canali tramite i quali le sanzioni vengono tipicamente applicate.
Tuttavia, i sistemi on-chain non possono garantire l'accesso ai mercati dei cambi, ai fornitori esteri o ai mercati internazionali se le sanzioni limitano i rapporti finanziari coinvolti. Possono cambiare il modo in cui i pagamenti vengono effettuati, ma non garantiscono di per sé l'accesso alle controparti estere, ai fornitori e ai mercati da cui un'economia dipende.
Passi già compiuti
Israele ha già compiuto passi verso l'integrazione della blockchain nel suo sistema finanziario. Nell'aprile 2026, il paese ha approvato BILS, uno stablecoin ancorato allo shekel sviluppato da Bits of Gold, dopo un pilota sulla blockchain Solana. Gli stablecoin sono token progettati per mantenere un valore stabile rispetto a una valuta di riferimento — in questo caso, lo shekel israeliano — una caratteristica che li rende adatti all'uso per pagamenti e regolamento. Bank Leumi ha inoltre avviato una partnership con Galaxy Digital per sviluppare servizi di trading di criptovalute per i clienti, mentre la Banca di Israele continua a valutare un potenziale shekel digitale, il suo progetto di valuta digitale di banca centrale — una categoria di denaro digitale sovrano studiata da anni dalle banche centrali di tutto il mondo.
Nel loro complesso, queste iniziative dimostrano come la blockchain potrebbe supportare pagamenti digitali e regolamento all'int di mercati finanziari regolamentati. Non dimostrano, tuttavia, che Israele possa aggirare le sanzioni internazionali o operare in modo indipendente dal sistema finanziario globale.
Cosa determinerebbe il successo
L'efficacia di qualsiasi alternativa proposta dipenderebbe da diversi fattori pratici: l'ottenimento dell'approvazione regolamentare, la garanzia di un'adeguata liquidità, l'attrazione di istituzioni partecipanti e la garanzia che le imprese estere siano sia disposte sia legalmente autorizzate ad accettare pagamenti attraverso il sistema.
In assenza di queste condizioni, le infrastrutture on-chain rimarrebbero uno strumento di pagamento domestico anziché un sostituto dell'accesso al sistema finanziario internazionale. Ciascuna di queste condizioni è osservabile nella pratica, e progressi misurabili su di esse — pronunce regolamentari, una maggiore liquidità in shekel on-chain e l'accettazione da parte di controparti estere — indicherebbero se il piano riportato sta passando dal concetto a un'infrastruttura operativa.