Kim Yo-jong nega il ruolo della Corea del Nord nell'hack da 6,3 miliardi di dollari a Binance
Punti chiave
- •Kim Yo-jong ha rilasciato una seconda dichiarazione il 4 novembre, diffusa attraverso i canali ufficiali nordcoreani, respingendo le accuse statunitensi secondo cui Pyongyang avrebbe rubato circa 6,3 miliardi di dollari in criptovalute da Binance.
- •Le sue dichiarazioni pubbliche sono ampiamente considerate da analisti e governi stranieri come segnali autorevoli della politica ufficiale nordcoreana, conferendo alla sua negazione un peso significativo.
- •Le autorità statunitensi e gli esperti delle Nazioni Unite hanno ripetutamente attribuito furti di criptovalute su larga scala a gruppi hacker collegati alla Corea del Nord, descrivendo gli asset digitali rubati come una fonte di ricavi per il paese sotto sanzioni.
- •La cifra di circa 6,3 miliardi di dollari citata nelle accuse statunitensi, se confermata, supererebbe i più grandi furti di criptovalute documentati pubblicamente finora.
- •Il divario tra le accuse statunitensi e la smentita di Pyongyang lascia i fatti sottostanti irrisolti, con eventuali chiarimenti attesi da ulteriori dichiarazioni dei governi coinvolti o di Binance.

Kim Yo-jong, sorella del leader nordcoreano Kim Jong Un e alto esponente del Partito dei Lavoratori, ha rilasciato una seconda dichiarazione il 4 novembre respingendo le accuse statunitensi secondo cui Pyongyang avrebbe perpetrato il furto di circa 6,3 miliardi di dollari in asset cripto da Binance.
La dichiarazione, diffusa attraverso i canali ufficiali nordcoreani, ha respinto ogni suggerimento che il paese abbia avuto un ruolo nella violazione dell'exchange di criptovalute.
Kim Yo-jong è tra le voci pubbliche più prominenti del governo nordcoreano, e le sue dichiarazioni sono ampiamente considerate da analisti e governi stranieri come segnali autorevoli della politica ufficiale — una posizione che conferisce particolare peso alla sua ripetuta negazione nella controversia.
Le accuse si collocano su uno sfondo ben documentato: le autorità statunitensi e gli esperti delle Nazioni Unite hanno ripetutamente attribuito furti di criptovalute su larga scala a gruppi hacker collegati alla Corea del Nord, descrivendo gli asset digitali rubati come una fonte di ricavi per un paese operante sotto estese sanzioni internazionali. Tali valutazioni hanno fondato designazioni di sanzioni e accuse penali contro individui ed entità legati alle operazioni informatiche nordcoreane.
L'importo citato nelle accuse statunitensi — circa 6,3 miliardi di dollari — se confermato, supererebbe i più grandi furti di criptovalute documentati pubblicamente finora.
Il divario tra le accuse statunitensi e la smentita di Pyongyang lascia i fatti sottostanti contestati, e qualsiasi ulteriore dichiarazione dai governi coinvolti o da Binance aggiungerebbe al quadro pubblico.
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