Italia: 30 arresti per la 'banca occulta' della mafia che riciclava denaro tramite crypto, sequestrati 24 milioni di dollari
Punti chiave
- •Trenta sospetti sono stati raggiunti da provvedimenti, con 16 arrestati e 14 agli arresti domiciliari, inclusi due arresti in Spagna e uno in Svizzera.
- •Secondo i procuratori, l'attività di noleggio auto operava come banca occulta, con società schermo che hanno emesso oltre 110 milioni di euro di fatture fraudolente consentendo alle imprese clienti di ridurre il carico fiscale.
- •Gli investigatori affermano che circa 68 milioni di euro sono stati spostati all'estero attraverso banche in Lussemburgo, Lituania e Germania, per poi transitare tramite exchange di criptovalute verso wallet controllati dalla rete.
- •Gli asset sequestrati nell'operazione valgono circa 21 milioni di euro e comprendono contanti, saldi bancari, criptovalute, barche, gioielli e orologi di lusso.
- •L'indagine ha coinvolto istituzioni italiane, con un ispettore della Guardia di Finanza agli arresti domiciliari per corruzione e un dipendente del tribunale di Milano accusato di aver fatto trapelare informazioni su indagini in corso.

La polizia italiana ha arrestato 30 persone accusate di gestire una banca occulta per la criminalità organizzata attraverso un'attività di noleggio auto vicino Milano, sequestrando 21 milioni di euro (circa 23,6 milioni di dollari) in contanti, saldi bancari, criptovalute, barche, gioielli e orologi di lusso, come riportato mercoledì dall'agenzia di stampa italiana ANSA.
L'operazione è stata condotta dalla Guardia di Finanza, la polizia finanziaria italiana, su disposizione dei procuratori antimafia di Milano. Ha riguardato sospetti con presunti legami con la 'Ndrangheta, la Camorra e le organizzazioni criminali di Foggia nel sud Italia. Sedici sospetti sono stati arrestati e 14 posti agli arresti domiciliari, tra cui due persone arrestate in Spagna e una in Svizzera.
Secondo gli investigatori, l'attività di Pero, alla periferia di Milano, era gestita da tre italiani: due persone da lungo tempo a contatto con i clan della 'Ndrangheta di Crotone, in Calabria, la regione meridionale dove il sodalizio affonda le radici, entrambi già condannati in precedenti inchieste mafia, e un esponente del clan dei Casalesi della Camorra. Complici cinesi e albanesi hanno contribuito a gestire la rete, hanno dichiarato i procuratori.
I procuratori sostengono che l'attività di noleggio auto funzionasse come una "banca occulta" per le organizzazioni criminali. Società schermo hanno emesso oltre 110 milioni di euro di fatture per servizi mai prestati, consentendo alle imprese clienti di ridurre il carico fiscale. Queste aziende pagavano tramite bonifico bancario e ricevevano il denaro in contanti, al netto di una commissione. In totale la rete ha spostato all'estero circa 68 milioni di euro, secondo i procuratori.
I fondi raccolti nei conti delle società schermo furono inviati a banche in Lussemburgo, Lituania e Germania, per essere poi instradati tramite exchange di criptovalute verso wallet controllati dalla rete, riporta Bloomberg. I narcotrafficanti che consegnavano contanti ricevevano in cambio criptovalute o bonifici bancari internazionali, e la rete gestiva anche denaro rubato alle vittime di truffe online legate agli investimenti in criptovalute, secondo il rapporto. Questa sequenza — prima bonifici bancari tradizionali, poi le crypto come tappa finale verso wallet controllati dalla rete — illustra il punto di intersezione tra finanza tradizionale e asset digitali nella presunta catena di riciclaggio.
L'unità antifrode tecnologica della Guardia di Finanza ha supportato l'indagine, che è illustrata in una ordinanza del tribunale di oltre 500 pagine. La presenza delle criptovalute tra gli asset sequestrati mostra come tali indagini tengano ora traccia del valore sia attraverso i canali bancari sia quelli degli asset digitali.
Il caso ha coinvolto anche istituzioni italiane. Tra gli arrestati figura un ispettore della Guardia di Finanza, posto agli arresti domiciliari con l'accusa di corruzione, secondo l'outlet calabrese LaC News24. Gli investigatori hanno inoltre accusato un dipendente del tribunale di Milano di aver fatto trapelare informazioni su indagini in corso, mentre un avvocato e un ex appartenente alla Guardia di Finanza figurano tra gli indagati. Tutti i sospetti sono da considerarsi innocenti fino a quando le accuse mosse contro di loro non saranno provate in tribunale.
Criminalità organizzata e criptovalute
Le autorità italiane avvisano da anni che la criminalità organizzata sta adottando gli asset digitali. Nel 2021, la Direzione Investigativa Antimafia ha dichiarato che "tutte le organizzazioni criminali, comprese quelle di tipo mafioso, hanno interesse a utilizzare questi strumenti per i propri affari," descrivendo la 'Ndrangheta, il sodalizio criminale più potente d'Italia, come "sempre più attenta agli moderni come le criptovalute e il deep web." Il caso di Pero si colloca pienamente in quell'avvertimento.