I prezzi delle importazioni stanno aumentando rapidamente nonostante la forza del dollaro
Punti chiave
- •I prezzi delle importazioni al netto del petrolio sono aumentati del 4,5% su base annua, il rialzo più forte dal 2022.
- •I beni capitali sono tra le categorie di importazione in più rapido aumento, soprattutto computer e semiconduttori.
- •Il dollaro si è apprezzato a un ritmo annualizzato del 5,2% nei tre mesi terminati a luglio, ma i prezzi all’importazione sono comunque saliti più del previsto.
- •I cambiamenti tariffari annunciati il 2 aprile 2025 fanno da sfondo al profilo dei prezzi all’importazione dopo aprile.
- •Gli economisti affermano che il pass-through dei prezzi all’importazione verso l’inflazione CPI e PCE resta contenuto perché molte importazioni sono beni capitali e input industriali.

Non solo per computer, periferiche e semiconduttori: i prezzi delle importazioni stanno correndo anche mentre il dollaro si è apprezzato. Da Marketplace, con Justin Ho, oggi:
Al netto dei costi energetici, i prezzi delle importazioni sono saliti del 4,5% rispetto allo stesso periodo di un anno fa. Si tratta del maggiore aumento su base annua dal 2022. Le importazioni che stanno diventando più costose sono soprattutto i beni capitali.
“In particolare i beni capitali che sono computer e semiconduttori”, ha detto Sarah House, senior economist di Wells Fargo.
Non si tratta però solo di computer e apparecchiature collegate.
Figura 1: Prezzo delle importazioni per tutti i beni escluso il petrolio (nero), beni capitali ex-auto (rosso), beni capitali ex-auto, computer, semiconduttori (verde), beni di consumo ex-auto (viola), semiconduttori, utilizzo finale BEA (turchese), tutti in log 2025M01=0, n.s.a. Fonte: BLS e calcoli dell’autore.
I dati provengono dagli indici mensili dei prezzi all’importazione del Bureau of Labor Statistics, la misura regolare del governo di quanto pagano i खरीenti statunitensi per i beni provenienti dall’estero.
Gli aumenti sono notevoli alla luce della recente forza del dollaro, che di norma frenerebbe i prezzi all’importazione. Il pass-through del tasso di cambio — il grado in cui i movimenti valutari si riflettono nei prezzi in dollari dei beni importati — per gli Stati Uniti è in genere compreso tra 0,30 e 0,35. Con il dollaro in apprezzamento a un ritmo annualizzato del 5,2% nei tre mesi terminati a luglio, misurato rispetto al broad dollar index ponderato per gli scambi della Federal Reserve, ci si sarebbe aspettato che i prezzi all’importazione salissero di meno di mezzo punto percentuale su base annualizzata, anziché del 2,6% osservato.
Figura 2: Variazione su tre mesi del prezzo delle importazioni per i beni non petroliferi rispetto alla variazione su tre mesi del broad dollar. I punti rossi indicano le osservazioni successive al “Liberation Day”. Fonte: BLS, Federal Reserve Board, tramite FRED.
Il “Liberation Day” si riferisce al 2 aprile 2025, quando l’amministrazione Trump ha annunciato un ampio insieme di dazi “reciproci” sulle importazioni statunitensi, la svolta di politica commerciale che fa da sfondo alle osservazioni successive ad aprile evidenziate nel grafico.
La divergenza rispetto alla relazione abituale potrebbe riflettere cambiamenti nei costi di produzione nei paesi esportatori, oppure una variazione esogena della domanda negli Stati Uniti.
Anche così, le stime indicano che il pass-through da una più rapida inflazione dei prezzi all’importazione verso CPI o PCE rimane molto contenuto. Una ragione strutturale è che gran parte di ciò che gli Stati Uniti importano — in questo momento soprattutto computer e semiconduttori — entra come beni capitali e input industriali piuttosto che come acquisti finali dei consumatori, per cui i maggiori costi di importazione si trasmettono solo indirettamente all’inflazione delle famiglie. Se il divario tra forza del dollaro e prezzi all’importazione persisterà, lo mostreranno le pubblicazioni mensili del BLS e le successive revisioni di queste stime di pass-through.