NotizieAzioniLa prima IA orbitale di Google scrive un haiku mentre la corsa ai data center si sposta nello spazio

La prima IA orbitale di Google scrive un haiku mentre la corsa ai data center si sposta nello spazio

Autore: Cryptopolitan·

Punti chiave

  • •Il prototipo Project Suncatcher di Google ha eseguito con successo in orbita il modello Gemma 4 di DeepMind, segnando una prima dimostrazione che l'IA può operare a bordo di un data center satellitare.
  • •Il satellite, lanciato il 1° ottobre a bordo di un rideshare di SpaceX in collaborazione con Planet, ospita quattro TPU ma può farne funzionare solo una alla volta per circa 20 minuti, generando fino a 1 kilowatt di elettricità.
  • •L'interesse per il computing orbitale è guidato dalla crescente domanda energetica dell'IA: i data center dedicati all'IA hanno consumato 118 terawattora nel 2024 e potrebbero arrivare a 239-295 terawattora entro il 2030, mentre le connessioni elettriche terrestri possono richiedere da 2 a 10 anni.
  • •BCG stima che l'attuale sovrapprezzo orbitale sia di 2,5-3 volte i livelli terrestri, ma prevede che lo spazio potrebbe conquistare dal 10 al 15 percento del mercato dei data center per l'IA entro il 2040, con addestramento dell'IA, elaborazione batch ed elaborazione dei dati generati nello spazio come carichi di lavoro più promettenti.
  • •Restano ostacoli importanti, tra cui fabbisogni di raffreddamento che potrebbero richiedere una superficie radiante stimata di 2,15 milioni di piedi quadrati, i bit flip da radiazione nella memoria e il trasferimento di dati tra satelliti, anche se Google prevede per il 2027 il lancio di due veicoli spaziali di potenza superiore per testare la cooperazione satellitare tramite collegamenti laser.
La prima IA orbitale di Google scrive un haiku mentre la corsa ai data center si sposta nello spazio

Il primo data center satellitare di Google, Project Suncatcher, ha prodotto un'opera poetica dall'orbita, secondo quanto riportato venerdì. Il modello alla base dell'impresa è Gemma 4 di DeepMind, a conferma che l'intelligenza artificiale può funzionare nello spazio — pur restando dubbi sulla sostenibilità economica del computing orbitale. Il tragetto segna un primo passo nell'ambizioso progetto di spostare parte dell'espansione delle infrastrutture per l'IA fuori dalla Terra.

Una TPU, 20 minuti e tre versi

Google ha lanciato il prototipo il 1° ottobre a bordo di un rideshare di SpaceX, con il lavoro svolto in collaborazione con Planet. Circa tre settimane dopo, a seguito di un accurato collaudo, gli ingegneri hanno chiesto a Gemma 4 di descrivere lo spazio. Ha risposto:

Marmo blu sotto
Flussi di dati in silenziosa grazia
La luce delle stelle alimenta il mio nucleo

Il satellite ospita quattro TPU, ma c'è un inconveniente: può farne funzionare solo una alla volta, e per circa 20 minuti. Genera fino a 1 kilowatt di elettricità, ha riportato TechCrunch. Gli ingegneri hanno anche chiesto al modello di scrivere limerick e riferire sulle condizioni in orbita. È stato un primo test promettente, ma gestire un data center commerciale nello spazio comporta molto più che scrivere poesie.

C'è una logica nella svolta di Google verso il cielo. Secondo uno studio pubblicato su Nature, il consumo elettrico dei data center dedicati all'IA ha raggiunto 118 terawattora nel 2024 e potrebbe salire a un intervallo compreso tra 239 e 295 terawattora entro il 2030. Goldman Sachs stima che la domanda elettrica globale dei data center crescerà del 170% tra il 2025 e il 2030, mentre JLL rileva che la connessione alle reti elettriche può richiedere da 2 a 10 anni. L'orbita offre energia solare senza questi tempi di attesa; la sfida principale è portare lì le attrezzature e mantenerle operative.

Quali carichi di lavoro sono adatti, e chi ne beneficia

Lo spazio non è ideale per ogni forma di computing. JLL individua i candidati migliori nell'addestramento dell'IA, nell'elaborazione batch e nell'elaborazione dei dati generati nello spazio. Le transazioni in tempo reale, al contrario, richiedono prossimità agli utenti, il che riduce il mercato potenziale finché i costi restano elevati. BCG stima che il sovrapprezzo orbitale attuale sia di circa 2,5-3 volte rispetto ai livelli terrestri, pur prevedendo che lo spazio potrebbe eventualmente conquistare dal 10 al 15 percento del mercato dei data center per l'IA entro il 2040 — una previsione, non una certezza.

Per conquistare quella quota prevista, gli operatori devono superare tre ostacoli principali: costi elevati, gli effetti di calore e radiazioni sui chip e la difficoltà di trasferire dati tra satelliti. L'haiku di Google dimostra che un modello di IA può funzionare in orbita; trasformare questo primo successo in un'attività commerciale è un'altra questione.

Calore, radiazioni e una fisica che non collabora

Il raffreddamento è tra gli ostacoli tecnici più seri. Senza aria che asporti il calore, i server richiedono grandi radiatori, e Brookings cita una stima di 2,15 milioni di piedi quadrati di superficie radiante per un data center orbitale. Il raffreddamento non è l'unica preoccupazione: l'esposizione agli ultravioletti e i detriti spaziali minacciano le attrezzature, e le riparazioni in orbita sono difficili. Le radiazioni possono anche causare "bit flip" nella memoria che corrompono i risultati, ha notato TechCrunch, evidenziando la necessità di chip induriti alle radiazioni, come discusso da Semiconductor Engineering. Persino i benefici ambientali richiedono un esame attento — uno studio dell'ACM analizza i compromessi in termini di carbonio del computing in orbita.

SpaceX, Starcloud e il test a doppio satellite del 2027

Nonostante queste sfide, le aziende stanno proseguendo. Cryptopolitan ha riportato che SpaceX sta cercando circa 40 miliardi di dollari per chip Nvidia destinati a data center per l'IA sulla Terra e potenzialmente in orbita, anche se quel finanziamento resta a livello di proposta. Starcloud ha portato in orbita un H100, e Cowboy Space sta perseguendo l'inferenza su singolo satellite, ha riportato TechCrunch.

Il piano di Google è diverso: satelliti in volo ravvicinato che condividono il lavoro tramite collegamenti laser. Se gli attuali test avranno successo, la società intende lanciare nel 2027 due veicoli spaziali di potenza superiore per testare tali collegamenti. La prossima svolta non sarà un'altra poesia. Sarà la prova che i satelliti possono lavorare insieme.