NotizieAzioniGoogle evita lo smembramento: il giudice ordina modifiche comportamentali al business di ad tech

Google evita lo smembramento: il giudice ordina modifiche comportamentali al business di ad tech

Autore: CNBC-TV18 Markets·

Punti chiave

  • La giudice distrettuale statunitense Leonie Brinkema ha respinto la richiesta del Dipartimento di Giustizia di obbligare Google a cedere il suo ad exchange AdX, evitando uno smembramento forzato.
  • La giudice ha ordinato rimedi comportamentali anziché una cessione strutturale, ma i dettagli non sono ancora stati resi pubblici in attesa di una decisione redatta prevista per fine mese.
  • Nell'aprile 2025, Brinkema ha accertato che Google aveva illecitamente monopolizzato settori chiave del mercato ad tech vincolando insieme gli strumenti dominanti su entrambi i lati delle transazioni pubblicitarie e l'exchange intermedio.
  • Il Dipartimento di Giustizia sosteneva che le sole correzioni comportamentali sarebbero state insufficienti, mentre Google affermava che i suoi strumenti integrati giovano ai clienti e che uno smembramento avrebbe danneggiato il business e l'innovazione.
  • Google affronta ancora un significativo rischio antitrust, incluso un separato caso del Dipartimento di Giustizia relativo al suo business di ricerca.
Google evita lo smembramento: il giudice ordina modifiche comportamentali al business di ad tech

Google eviterà lo smembramento forzato del proprio impero di tecnologia pubblicitaria dopo che un giudice federale statunitense ha respinto il tentativo del Dipartimento di Giustizia di imporre la vendita dell'ad exchange AdX della compagnia.

La giudice distrettuale statunitense Leonie Brinkema, in carica nel Distretto Orientale della Virginia, ha emesso martedì la propria decisione sui rimedi sotto sigillo, accompagnata da un breve ordine pubblico. In esso, ha negato la richiesta del Dipartimento di Giustizia di obbligare Google a cedere AdX, il suo principale ad exchange. Ha invece ordinato proposte di modifiche comportamentali alle pratiche di business di Google, sebbene il suo ordine non descriva in cosa consistano tali rimedi. Una versione redatta della decisione completa è attesa per la pubblicazione entro fine mese.

La sentenza segna un momento cruciale in uno dei più significativi casi antitrust statunitensi contro una grande azienda tecnologica degli ultimi decenni. Il caso, avviato dal Dipartimento di Giustizia insieme a una coalizione di stati, riguardava il dominio di Google nello stack tecnologico della pubblicità digitale — gli strumenti che gli editori utilizzano per vendere spazi pubblicitari e che gli inserzionisti utilizzano per acquistarli. L'ad tech è per Alphabet un significativo ma più contenuto motore di ricavi rispetto alla pubblicità legata alla ricerca, e l'esito determina quanta pressione normativa affronterà in futuro il business pubblicitario display della compagnia.

Nell'aprile 2025, Brinkema ha accertato che Google aveva illecitamente monopolizzato settori chiave del mercato ad tech, ritenendo che la compagnia possedesse gli strumenti dominanti sia sul lato editori sia su quello inserzionisti della transazione, oltre all'exchange intermedio, e che li avesse vincolati insieme in modi dannosi per la concorrenza.

Il Dipartimento di Giustizia aveva chiesto rimedi strutturali di ampia portata, tra cui la cessione forzata di AdX, sostenendo che le sole correzioni comportamentali sarebbero state insufficienti a ripristinare la concorrenza in un mercato in cui Google gestisce anche altri importanti prodotti ad tech. Google ha replicato che i propri strumenti pubblicitari sono integrati e vantaggiosi per i clienti, e che uno smembramento avrebbe danneggiato il business e rallentato l'innovazione.

I rimedi comportamentali, la via scelta dalla giudice, impongono tipicamente restrizioni al modo in cui un'azienda conduce il proprio business — come requisiti in materia di interoperabilità, uso dei dati o rapporti con i concorrenti — anziché la forzata vendita di asset. Le autorità antitrust sono storicamente scettiche verso questo approccio, sostenendo che tali rimedi richiedono una supervisione giudiziaria di lungo periodo e possono essere elusi; la preferenza del Dipartimento di Giustizia per rimedi strutturali nei recenti casi tecnologici riflette questa critica.

La decisione risparmia ad Alphabet, la società madre di Google, una delle punizioni antitrust più aggressive richieste contro di essa negli ultimi anni, anche se i dettagli delle modifiche comportamentali ordinate restano da vedere fino alla pubblicazione della sentenza redatta. Il caso ad tech è una delle diverse grandi azioni antitrust contro Google negli Stati Uniti, accanto a un separato caso del Dipartimento di Giustizia sul suo business di ricerca, il che significa che la compagnia affronta ancora un significativo rischio legale su altri fronti. Da seguire ora sono la pubblicazione della decisione redatta, un eventuale ricorso di una delle parti e il modo in cui i rimedi ordinati verranno attuati e fatti rispettare.

Fonte: CNBC-TV18