NotizieMacroI PMI dell’Eurozona di ottobre mostrano una crescita in frenata mentre persistono le pressioni inflazionistiche, lasciando la BCE in difficoltà

I PMI dell’Eurozona di ottobre mostrano una crescita in frenata mentre persistono le pressioni inflazionistiche, lasciando la BCE in difficoltà

Autore: ForexLive·

Punti chiave

  • •I dati PMI dell’area euro relativi a ottobre sono risultati inferiori alle stime, mostrando un rallentamento della crescita sia nel settore manifatturiero sia in quello dei servizi.
  • •La Francia è tornata in contrazione a ottobre, con l’attività scesa sotto la soglia di 50, mentre la Germania ha mostrato una tenuta relativamente migliore.
  • •A ottobre i produttori hanno registrato una forte accelerazione dei prezzi degli input, il rialzo più marcato da maggio, dovuto in gran parte all’aumento dei costi energetici.
  • •I trader stimano una probabilità di circa il 90% che la BCE lasci i tassi invariati nella riunione della prossima settimana e di circa il 68% per un rialzo a dicembre.
  • •L’inflazione dei prezzi alla produzione è diminuita leggermente su base mensile, il che potrebbe indicare che per le imprese sta diventando più difficile trasferire i costi elevati sui consumatori.
I PMI dell’Eurozona di ottobre mostrano una crescita in frenata mentre persistono le pressioni inflazionistiche, lasciando la BCE in difficoltà

Gli ultimi dati di ottobre relativi all’indice dei responsabili degli acquisti (PMI) dell’area euro hanno offerto pochi segnali incoraggianti sulla salute dell’economia della regione, delineando un quadro di crescita in rallentamento mentre le pressioni inflazionistiche continuano a non attenuarsi. I PMI sono indicatori dell’attività economica basati su sondaggi condotti tra i responsabili degli acquisti nei settori manifatturiero e dei servizi; valori superiori a 50 indicano un’espansione, mentre valori inferiori a 50 segnalano una contrazione — un’impostazione che li rende tra i principali indicatori anticipatori dell’andamento di un’economia. Questa combinazione rappresenta un problema complesso per la Banca centrale europea (BCE), mentre si avvicinano le sue prossime decisioni di politica monetaria.

I dati hanno mostrato risultati deludenti sia nel settore manifatturiero sia in quello dei servizi, con l’attività nei servizi che ha rallentato in modo particolarmente marcato — un cambiamento significativo, considerando che i servizi erano stati il comparto più resiliente dell’economia dell’area euro mentre il manifatturiero faticava. Gran parte della debolezza è stata attribuita alla Francia, dove l’attività economica è tornata in contrazione a ottobre, scendendo nuovamente sotto la soglia di 50. La Germania ha continuato a mostrare una tenuta relativamente migliore, ma il rallentamento più ampio nella regione diventa sempre più difficile da ignorare mentre ci si avvia all’ultimo trimestre dell’anno.

Secondo il rapporto PMI, mentre l’attività economica ha mostrato segnali di raffreddamento, le pressioni sui prezzi non hanno seguito la stessa direzione. Le imprese hanno continuato a confrontarsi con costi elevati e i produttori hanno registrato una forte accelerazione dei prezzi degli input a ottobre, dovuta in gran parte all’aumento dei costi energetici — il rialzo più marcato da maggio.

L’unico elemento di sollievo è stato il lieve calo mensile dell’inflazione dei prezzi alla produzione. Tuttavia, questo potrebbe anche indicare che per le imprese sta diventando più difficile trasferire l’aumento dei costi sui consumatori.

Il quadro che ne deriva lascia la BCE alle prese con un dilemma concreto. I sondaggi PMI sono seguiti attentamente dalle banche centrali proprio perché offrono una lettura tempestiva sia dello slancio della crescita sia delle pressioni sui prezzi, e la combinazione di questo mese accentua il compromesso tra crescita e inflazione al centro della decisione sui tassi. I trader stimano una probabilità di circa il 90% che la banca centrale lasci i tassi invariati nella riunione della prossima settimana. Guardando più avanti, i trader assegnano ancora una probabilità di circa il 68% a un rialzo dei tassi a dicembre, l’ultimo mese dell’anno.

Per ora, le pressioni inflazionistiche restano la principale preoccupazione per i responsabili della politica monetaria. Tuttavia, i dati più recenti ricordano anche che l’economia dell’area euro non è nella condizione migliore per sopportare un ulteriore irrigidimento. La Francia è la principale economia in maggiore difficoltà, tra timori fiscali e preoccupazioni legate alla finanza pubblica, e non si dovrebbe trascurare il rischio di effetti di propagazione nel resto della regione.

In questo contesto, la domanda chiave non è tanto se la BCE manterrà i tassi invariati la prossima settimana — un’ipotesi ormai ampiamente considerata certa — quanto se i responsabili della politica monetaria potranno permettersi di continuare ad aumentare i tassi qualora la crescita perda ulteriormente slancio, mentre i costi energetici più elevati comprimono imprese e famiglie e aumentano i timori fiscali in tutta la regione.