NotizieMacroCina, UE e Singapore respingono il rapporto “The Great Transshipment Scam” della Casa Bianca

Cina, UE e Singapore respingono il rapporto “The Great Transshipment Scam” della Casa Bianca

Autore: Fortune Crypto·

Punti chiave

  • Il rapporto della Casa Bianca accusa 40 economie di essere coinvolte nel presunto transshipment illegale di beni di produzione cinese verso gli Stati Uniti.
  • Il rapporto stima che la pratica potrebbe essere costata agli Stati Uniti fino a 303 miliardi di dollari e sostiene che abbia danneggiato occupazione, PIL e entrate federali.
  • L’ambasciata cinese a Washington ha dichiarato di opporsi fermamente all’uso di motivazioni di sicurezza nazionale per sopprimere le imprese cinesi e ha avvertito che proteggerà i propri interessi.
  • La Commissione europea ha affermato che il quadro normativo e l’autonomia regolamentare dell’UE non sono negoziabili, mentre Singapore ha dichiarato di prendere seriamente la conformità commerciale.
  • La Casa Bianca non ha annunciato azioni immediate contro la Cina o le altre economie, ma ha dichiarato di pianificare lo sviluppo di un sistema basato sull’intelligenza artificiale per individuare il transshipment illecito.
Cina, UE e Singapore respingono il rapporto “The Great Transshipment Scam” della Casa Bianca

Pechino sta respingendo le accuse statunitensi secondo cui diverse altre economie, tra cui alcune del Sud-est asiatico, farebbero parte di una “rete occulta di transshipment” che fa affluire negli Stati Uniti beni di produzione cinese oscurandone il paese di origine.

Giovedì l’Ufficio per la politica commerciale e manifatturiera della Casa Bianca ha pubblicato un rapporto intitolato “The Great Transshipment Scam”, nel quale si sostiene che la deviazione dei beni di produzione cinese attraverso una rete di 40 giurisdizioni diverse sia costata agli Stati Uniti fino a 303 miliardi di dollari.

Un portavoce dell’ambasciata cinese a Washington ha dichiarato che il Paese “si oppone fermamente” all’estensione eccessiva delle motivazioni di sicurezza nazionale per sopprimere le imprese cinesi, e ha avvertito che Pechino adotterà i provvedimenti necessari per tutelare i propri interessi.

Anche altri governi citati nel rapporto, tra cui l’Unione europea e Singapore, nazione del Sud-est asiatico, stanno reagendo. Arianna Podesta, portavoce della Commissione europea, ha affermato che, mentre l’UE continua a confrontarsi con gli Stati Uniti sulle questioni tariffarie e non tariffarie, il proprio quadro normativo e la propria autonomia regolamentare non sono “in discussione”.

Il 15 agosto anche il Ministero del Commercio e dell’Industria di Singapore (MTI) ha ribadito di prendere “seriamente” la conformità commerciale. Rispondendo alle richieste di The Straits Times, il ministero ha sottolineato l’impegno di Singapore nel preservare la propria reputazione di hub commerciale internazionale affidabile, aggiungendo che “non tollera” che le imprese sfruttino il proprio legame con Singapore e ricorrano a mezzi fraudolenti e disonesti per eludere o violare le leggi e i regolamenti di altri Paesi.

Queste reazioni contano perché il rapporto riunisce in un unico dibattito politica commerciale, vigilanza doganale e pressione diplomatica: ai governi citati nel documento viene chiesto di difendere il funzionamento delle proprie reti logistiche, mentre cercano di non essere descritti come canali di evasione.

Che cos’è il transshipment?

Secondo il Center for Strategic and International Studies (CSIS), think tank con sede a Washington, il transshipment è lo spostamento di merci dal Paese A al Paese C con uno scalo intermedio nel Paese B. Ciò modifica il paese di origine di un bene, con possibili implicazioni sul trattamento che riceverà una volta giunto a destinazione finale.

In genere le autorità doganali si occupano di transshipment solo se nello scalo intermedio viene aggiunto poco o nessun valore, in sostanza apponendo una nuova etichetta su un bene finito. Il rapporto della Casa Bianca lamenta che questo transshipment illegale potrebbe comportare “rietichettature, reimballaggi, rifatturazioni, lavorazioni minime, false dichiarazioni di origine o altre azioni intese a ottenere un trattamento tariffario che non si applicherebbe se fosse dichiarata la vera origine economica dei beni”.

Tuttavia, da quando la prima amministrazione Trump ha imposto dazi sulle importazioni cinesi nel 2018, molte aziende fanno ora transitare le proprie catene di approvvigionamento attraverso Paesi terzi come Vietnam e Messico, utilizzandoli per l’assemblaggio finale di beni realizzati con componenti cinesi. Poiché queste attività comportano un certo valore aggiunto, la vigilanza doganale considera il bene finale un prodotto di quel Paese terzo e non della Cina.

Secondo il Consiglio dei consulenti economici della Casa Bianca, il potenziale transshipment illegale attuale si colloca in una forbice compresa tra 34,2 e 89,6 miliardi di dollari. La Casa Bianca sostiene che siano stati persi 450.000 posti di lavoro, che il PIL annuo sia stato ridotto di un importo compreso tra 113 e 150 miliardi di dollari e che le perdite di entrate federali siano comprese tra 19 e 26 miliardi di dollari a causa di quella che definisce “transshipment illegale”.

Chi è citato nel rapporto della Casa Bianca?

Il rapporto della Casa Bianca cita 40 economie presumibilmente coinvolte nella “rete occulta di transshipment” della Cina.

Vi rientrano otto regioni classificate nel Tier 1, che gli Stati Uniti hanno etichettato come “diversified scale leaders” (leader diversificati per scala), ossia nazioni che registrano grandi volumi assoluti di beni legati alla Cina, dove “il rischio di transshipment illegale può annidarsi all’interno di ampi flussi commerciali legittimi”. Comprendono diversi storici alleati degli Stati Uniti: Canada, Giappone, Corea del Sud, Taiwan, Israele ed Europa. Gli altri territori elencati in questo livello sono Messico e India.

Sei economie sono elencate nel Tier 2, che gli Stati Uniti descrive come “scale leaders with significant economic integration with China” (leader per scala con una significativa integrazione economica con la Cina), tramite l’approvvigionamento di input, i sistemi logistici e i canali regionali di ricollocamento. Comprendono Brasile, Malaysia, Indonesia, Thailandia, Turchia e Vietnam.

La maggior parte delle 40 nazioni è classificata nel Tier 3, o in quelle che gli Stati Uniti definiscono “small, opportunistic Chinese targets” (piccoli obiettivi opportunistici per la Cina): economie con volumi assoluti di transshipment più bassi ma dotate di “specifici vantaggi da anello debole” come manodopera a basso costo e zone franche. Questo livello comprende Paesi del Sud-est asiatico come Singapore, Myanmar e Filippine; nazioni dell’Asia centrale come Uzbekistan e Kazakistan; e nazioni del Sud America come Argentina, Cile e Colombia.

Quali sono le prossime mosse?

Nonostante la lunga lista di accuse, il rapporto della Casa Bianca non specifica alcuna azione da intraprendere contro la Cina e le altre 40 economie. Ha però evidenziato il piano degli Stati Uniti di sviluppare una “frontiera investigativa basata sull’intelligenza artificiale”, che raccoglierà e analizzerà dati commerciali globali per individuare attività illecite di transshipment.

Per ora, il significato pratico del rapporto riguarda meno l’applicazione immediata e più la vigilanza che può innescare su dogane, conformità e canali di spedizione. Ecco perché i governi e gli hub commerciali citati nel documento stanno rispondendo rapidamente: anche in assenza di nuove sanzioni, il rapporto segnala un’attenzione più stretta a dove i beni vengono assemblati, rietichettati e instradati prima di raggiungere il mercato statunitense.

A livello globale, analisti tra cui Song Seng Wun, consulente economico della società fintech con sede a Singapore SDAX, sostengono che la semplice inclusione nell’elenco costituisce già una forma di pressione, anche se gli Stati Uniti non adottano ulteriori misure normative o di enforcement.

“Nominando Singapore, gli Stati Uniti esercitano una pressione sul piano della conformità sul più grande punto di accesso della regione e segnalano che i controlli si estenderanno ai principali hub di transshipment, e non solo ai centri manifatturieri”, ha detto Song a The Business Times.

Questo articolo è stato pubblicato originariamente su Fortune.com.