Il Bitcoin Policy Institute esorta il Congresso a indagare su MSCI per l'esclusione di Strategy dall'indice
Punti chiave
- •Il Bitcoin Policy Institute chiede un'indagine del Congresso sui criteri di ammissibilità agli indici di MSCI, che potrebbero escludere le digital asset treasury company Strategy e Metaplanet dagli indici MSCI e collocare SharpLink su una watchlist.
- •Il documento del 30 settembre di Conner Brown sostiene che tre società—MSCI, S&P Dow Jones Indices e FTSE Russell—definiscono i benchmark seguiti dal 54% degli asset dei fondi a lungo termine statunitensi, con 21.000 miliardi di dollari indicizzati soltanto sugli indici MSCI, conferendo a comitati privati un'influenza eccessiva sui flussi di capitale.
- •La consultazione di MSCI dell'agosto 2026 sulle 'società non operative' è seguita alla proposta accantonata del settembre 2025 di rimuovere le società che detengono almeno metà dei propri asset in asset digitali, e il BPI afferma che i metadati del PDF suggeriscono continuità e potenziale scopo condiviso tra le due consultazioni.
- •Strategy ha definito la proposta 'fuorviante' e un pretesto per prendere di mira le Digital Asset Treasury Company, osservando che il termine 'asset operativi' non è definito secondo i principi contabili statunitensi GAAP o gli IFRS e che i fondi collegati a MSCI GIMI detengono solo circa il 3,1% delle sue azioni.
- •Il periodo di consultazione di MSCI si è chiuso il 30 settembre, con risultati attesi entro il 16 ottobre ed eventuali modifiche approvate incorporate nella revisione degli indici di novembre 2026, sebbene la società sottolinei che nessuna modifica è garantita.

Il Bitcoin Policy Institute (BPI) chiede un'indagine del Congresso sul fornitore di indici MSCI e sui suoi criteri di ammissibilità agli indici per le società quotate, dopo che la società ha riproposto un piano che escluderebbe le digital asset treasury company Strategy e Metaplanet dai suoi indici e collocarebbe SharpLink su una watchlist di esclusione. La proposta riguarda l'inclusione nei benchmark MSCI, non la quotazione di una società in borsa. L'inclusione negli indici azionari di MSCI è una via diretta verso migliaia di miliardi di dollari di risparmi previdenziali americani, e il think tank legato a Bitcoin sostiene che MSCI stia esercitando un potere indebito per escludere Strategy e altre società ad alto contenuto patrimoniale dai flussi di capitale.
Perché le società non vogliono essere rimosse da MSCI
Il documento del 30 settembre del BPI di Conner Brown è stato pubblicato lo stesso giorno in cui si è chiusa la finestra di consultazione pubblica sulla proposta di MSCI, con una decisione attesa per il 16 ottobre. Brown ha sostenuto che quando un investitore acquista un fondo indicizzato “passivo”, è il comitato di una società privata—non il gestore del fondo—a decidere cosa costituisca “il mercato”. Solo tre società—MSCI, S&P Dow Jones Indices e FTSE Russell—definiscono i benchmark seguiti dal 54% di tutti gli asset dei fondi a lungo termine negli Stati Uniti, e 21.000 miliardi di dollari sono indicizzati soltanto sugli indici MSCI.
Brown presenta questa scala come il problema centrale. Quando un fornitore di indici aggiunge o rimuove una singola società, ogni fondo che replica il benchmark è costretto a ribilanciarsi, facendo sì che singoli titoli ottengano o perdano sostegno finanziario senza che alcun gestore di fondo o investitore partecipi alla decisione. Il documento del BPI sostiene che i fornitori di indici portano un'etichetta passiva mentre prendono decisioni attive con poca supervisione, poiché attualmente non sono regolamentati come consulenti di investimento.
La neutralità di MSCI sotto esame
MSCI ha a lungo sosten di essere un'entità neutrale, affermando alla SEC nel 2022 di “non esprimere alcuna opinione o giudizio sulla bontà o meno di qualsiasi mercato, società, strategia o investimento”. Nel 2024, ha dichiarato agli inquirenti del Congresso che un indice “è semplicemente un calcolo matematico” che “non può e non riesce a indirizzare gli investimenti”.
Brown ha indicato la proposta di MSCI del settembre 2025 di rimuovere qualsiasi società che detenga almeno metà dei propri asset in Bitcoin o altri asset digitali come prova che il fornitore prende decisioni discrezionali. Dopo le reazioni contrarie, MSCI ha accantonato quel piano a gennaio 2026, annunciando che avrebbe eliminato i criteri di esclusione delle tesorerie in asset digitali e avrebbe invece avviato una consultazione più ampia sulle “società non operative”.
Quella consultazione più ampia è arrivata ad agosto 2026, delineando una metodologia che, applicata all'indice ACWI IMI utilizzando i dati di maggio 2026, escluderebbe Strategy, il detentore britannico di uranio Yellow Cake e la giapponese Metaplanet, mentre altre tre società—tra cui la Ethereum treasury company SharpLink—finirebbero su una watchlist pubblica, come riportato da Cryptopolitan.
Brown ripete l'obiezione sollevata da Strategy nel rifiutare la categoria di “asset operativi” di MSCI: il termine non è definito né secondo i principi contabili statunitensi GAAP né secondo gli IFRS. Strategy, che ha esposto la propria posizione sul proprio sito web, ha definito la proposta “fuorviante” e un “pretesto per prendere di mira le Digital Asset Treasury Company”, sostenendo al contempo che l'impatto sarebbe minore perché i fondi collegati a MSCI GIMI detengono solo circa il 3,1% delle sue azioni.
Il documento ha inoltre segnalato i metadati incorporati nel PDF pubblico della consultazione di agosto 2026 come “prova concreta di continuità e potenziale scopo condiviso tra le due consultazioni”, scrivendo che ciò “giustifica il chiedersi se il suo linguaggio più ampio abbia portato avanti il precedente sforzo intenzionale di rimuovere quelle società”.
Perché il BPI chiede l'intervento del Congresso
Brown esorta i legislatori a esaminare ciò che il documento descrive come esclusioni discrezionali, citando il precedente storico dell'esame da parte del Congresso delle decisioni sugli indici di MSCI. Un'indagine del 2023 di una commissione speciale della Camera ha contestato a MSCI e BlackRock gli investimenti in società cinesi sottoposte a blacklist, e un rapporto di follow-up nel 2024 ha affermato che gli indici MSCI hanno convogliato 3,7 miliardi di dollari verso entità cinesi accusate di violazioni dei diritti umani e legami militari.
Il rimedio proposto da Brown è una presunzione di inclusione per gli strumenti azionari leciti, liquidi e investibili nei benchmark di ampio mercato, con eventuali filtri basati su valori spostati in indici opt-in chiaramente etichati.
MSCI afferma che il periodo di consultazione si è chiuso il 30 settembre, con risultati attesi entro il 16 ottobre ed eventuali modifiche approvate incorporate nella revisione degli indici di novembre 2026. La società sottolinea che nessuna modifica è garantita, rendendo l'esito della consultazione ed eventuali metodologie finali i prossimi sviluppi da monitorare.
Fonte: Cryptopolitan