Wells Fargo, Arm Holdings e Intuit si aggiungono all'opposizione alle azioni tokenizzate di OKX-ICE: le obiezioni salgono a 22
Punti chiave
- •Sei altre aziende, tra cui Wells Fargo, Arm Holdings e Intuit, si sono opposte al piano di tokenizzazione di OKX-ICE, portando il totale degli obiettori a 22.
- •La joint venture OKXICE tra OKX e ICE aveva pianificato di tokenizzare 63 azioni, ma le obiezioni coprono ormai circa un terzo della lista, lasciando finora 41 nomi non coinvolti.
- •Le aziende obiettrici spaziano dal settore bancario a quello tecnologico, delle telecomunicazioni, sanitario, industriale e dei marchi di consumo, estendendo la disputa ben oltre l'industria delle criptovalute.
- •Secondo il recente framework di esenzione della SEC, le piattaforme devono notificare le aziende prima di quotare azioni tokenizzate e non possono procedere se un emittente si oppone, rendendo il consenso dell'emittente il fattore decisivo.
- •Il documento normativo non spiega perché le aziende si siano opposte, mentre Nasdaq ha avvertito che azioni tokenizzate regolamentate in modo inadeguato potrebbero frammentare la liquidità e compromettere la formazione dei prezzi.

Sei altre aziende, tra cui il colosso bancario Wells Fargo, il progettista di chip Arm Holdings e la società di software finanziario Intuit, si sono opposte ai piani dell'exchange di criptovalute OKX e di Intercontinental Exchange (ICE) di offrire versioni tokenizzate on-chain delle proprie azioni, portando il numero totale di aziende obiettrici a 22, secondo un documento normativo esaminato da Reuters, come riportato da BitcoinKE.
Le dichiarazioni arrivano meno di una settimana dopo che altre sette aziende sono state formalmente indicate in un avviso aggiornato datato 19 ottobre, un gruppo che comprendeva Microsoft, Alphabet, Goldman Sachs, Qualcomm, Caterpillar, McDonald's e Western Digital. Si aggiungono ai precedenti obiettori, tra cui Broadcom, Verizon e United Health Group. La lista in crescita comprende ora il settore bancario, quello tecnologico, delle telecomunicazioni, sanitario, industriale e dei marchi di consumo — un ventaglio settoriale che estende la disputa ben oltre l'industria delle criptovalute.
OKX e ICE avevano pianificato di tokenizzare 63 azioni attraverso la loro joint venture, OKXICE. ICE è proprietaria e gestisce il New York Stock Exchange, mentre OKX è tra i più grandi exchange di criptovalute al mondo. La tokenizzazione consiste nel rappresentare attività finanziarie tradizionali come token digitali su una blockchain, potenzialmente consentendo trading continua 24 ore su 24 e un regolamento più rapido rispetto ai normali orari di mercato.
Le obiezioni delle aziende rappresentano una sfida crescente per l'iniziativa, nonostante l'introduzione recente da parte della Securities and Exchange Commission statunitense di un'esenzione normativa per i titoli tokenizzati. Ai sensi del framework, le piattaforme devono notificare le aziende prima di quoterle versioni tokenizz delle loro azioni e non possono procedere se un emittente si oppone. Tale meccanismo di fatto impedisce a OKXICE di tokenizzare le azioni delle 22 aziende obiettrici finché le loro obiezioni restano in vigore — rendendo il consenso dell'emittente, e non solo l'esenzione, il fattore decisivo per quanta parte della lista di 63 azioni potrà essere effettivamente tokenizzata. Secondo i dati del documento, le obiezioni coprono ormai circa un terzo della lista prevista, lasciando 41 dei 63 nomi esclusi dal conteggio delle obiezioni.
Il documento normativo non specifica perché le aziende si siano opposte. Anche Nasdaq, che gestisce un mercato azionario statunitense concorrente, ha sollevato preoccupazioni sul fatto che azioni tokenizzate regolamentate in modo inadeguato potrebbero frammentare la liquidità di mercato e compromettere la formazione dei prezzi — il processo con cui i mercati determinano i prezzi dei titoli. Eventuali ulteriori obiezioni sarebbero registrate attraverso lo stesso processo di notifica previsto dal framework. Con le nuove aggiunte, l'opposizione al piano di tokenizzazione delle 63 azioni si attesta ora su 22 aziende.